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Nell'igiene urbana il contratto nazionale «guida» il 98% dello stipendio

di Gianni Trovati

Nelle buste paga dei 40.500 dipendenti delle società di igiene urbana il 97,8 per cento della retribuzione è guidata dal contratto nazionale, mentre al secondo livello sono lasciate solo le briciole. È uno dei dati più significativi emersi dal Rapporto 2015 su «Occupazione e costo del lavoro» presentato nel seminario sindacale di Utilitalia, la nuova associazione che riunisce Federambiente (igiene urbana) e Federutility (luce, acqua, gas ).

Lo studio
L'indagine ha riguardato i dipendenti delle aziende con contratto Federambiente, quindi in particolare le società pubbliche e miste, e offre una fotografia puntuale del quadro dell'occupazione alla vigilia di un rinnovo contrattuale cruciale per l'evoluzione del settore. Come altri comparti dei servizi pubblici locali, anche l'igiene urbana ha avuto negli anni della crisi un andamento anti-ciclico, nel senso che l'occupazione nel settore ha tenuto molto più che nella media nazionale. La flessione nel numero dei dipendenti (-1,7% fra 2012 e 2013) è dovuta essenzialmente al turn over legato all'invecchiamento della platea, per cui le difficoltà finanziarie si sono tradotte di fatto solo in uno stop alla crescita degli organici che si era registrata negli anni pre-crisi. Anche dal punto di vista delle retribuzioni, il confronto fra 2010 e 2013 mostra una sostanziale stabilità dei valori medi, con oscillazioni in positivo o in negativo variabili a seconda delle fasce di inquadramento.

Decentrati ultra-light
La caratteristica più evidente che emerge dai numeri dello studio è però rappresentata appunto dal ruolo di protagonista assoluto, anzi di attore praticamente unico, giocato dal contratto nazionale nella composizione degli stipendi. La somma di tabellare e superminimi copre da sola l'81,2% della retribuzione, a cui si aggiungono straordinari (4,3%), anzianità (3,1%), ferie (2,4%) e una serie di altre micro-voci: tutte, però, disciplinate dal contratto nazionale. In questo quadro, la contrattazione aziendale ha un peso del tutto marginale, che negli anni è ulteriormente sceso dal 7% registrato nel 2005 al 2,2 per cento di oggi. Su questa base arriva la stagione del rinnovo contrattuale, che deve tener conto anche dell'evoluzione di un settore sempre più interessato dall'ampliamento del ciclo dei rifiuti e dalle possibilità tecnologiche che intervengono in vari punti del trattamento. Una maggiore flessibilità a livello aziendale potrebbe offrire strumenti aggiuntivi nella gestione del personale, anche in termini di incentivi alla produttività, ma si scontra con una serie di resistenze che animeranno la trattativa. Il tutto in un quadro che continua a essere incerto dal punto di vista finanziario, a causa dell'instabilità nei meccanismi della Tari che rappresenta ovviamente la prima voce dell'entrata.


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