Home  › Servizi pubblici

Non spetta al proprietario della strada a uso pubblico la rimozione dei rifiuti abbandonati da altri

di Claudio Carbone

Q
E
L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

È illegittima l'ordinanza del Sindaco notificata al proprietario di una strada a uso pubblico, affinché il medesimo provveda alla rimozione e smaltimento dei rifiuti giacenti sulla medesima, nel caso in cui non sia dimostrato il suo coinvolgimento con gli autori dell'illecito, attraverso un comportamento omissivo o commissivo, a titolo doloso o colposo. È quanto deciso dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 3382 del 7 luglio 2015 in merito al ricorso presentato da un Comune per la riforma della sentenza del Tar che aveva annullato l'ordinanza adottata dopo il rinvenimento di un cumulo di rifiuti di vario genere che occupava quasi tutta la sede stradale, impedendone i due sensi di marcia e che intimava al proprietario di provvedere non oltre 60 giorni, tramite ditta specializzata a norma di legge, alla loro rimozione e smaltimento, nonché al ripristino dei luoghi.

La decisione
Il Consiglio, confermando le motivazioni della sentenza di primo grado secondo cui deve escludersi che la norma configuri un'ipotesi legale di responsabilità oggettiva, con la conseguente illegittimità degli ordini di smaltimento dei rifiuti indiscriminatamente rivolti al proprietario di un fondo in ragione della sua mera qualità ed in mancanza di adeguata dimostrazione da parte dell'amministrazione procedente, sulla base di un'istruttoria completa e di un'esauriente motivazione, dell'imputabilità soggettiva della condotta, ha fissato i seguenti principi di diritto:
a) il comune per tali situazioni è tenuto a valutare, attraverso un accertamento, se sussistono profili di dolo o di colpa nella condotta del proprietario, cui ricollegare ed imputare almeno soggettivamente la responsabilità dello smaltimento;
b) nel caso in cui la strada oggetto dell'occupazione dei rifiuti è di uso pubblico e sulla quale non è possibile esercitare una costante sorveglianza da parte del proprietario, tale da poter eliminare il rischio di depositi abusivi di rifiuti sul relativo sedime, non può in alcun modo trovare applicazione il principio comunitario «chi inquina paga», se risulta dimostrato che non è stato il proprietario a produrre l'inquinamento ovvero, in ogni caso, se non vi è alcuna dimostrazione di un nesso causale in tale direzione, ovvero di una qualche riconducibilità soggettiva alla medesima;
c) in coerenza con la giurisprudenza comunitaria che è compatibile con la direttiva 2004/35/CE, è configurabile l'ipotesi che il proprietario che abbia dato esecuzione all'ordine impartito possa richiedere il rimborso delle spese all'Autorità che lo ha imposto nel limite del valore di mercato del sito, determinato dopo l'esecuzione di tali interventi. Per rendere concreta tale possibilità, tuttavia, deve essere individuata la norma nazionale; compito che spetta all'Amministrazione interessata.

Tutela degli interessi pubblici
Conclude la sentenza evidenziando che il Comune appellante, per tali situazioni, non può intervenire ex articolo 54 del Tuel in quanto detta norma prevede presupposti legittimanti diversi e più stringenti (straordinari) rispetto all'ordinanza in concreto adottata (ex articolo 50 del Tuel e articolo 192 del Dlgs 152/2006). Nello specifico, infatti, nell'ordinanza sindacale in contestazione non è stato riscontrato la presenza del requisito della necessità immediata e tempestiva della tutela degli interessi pubblici sensibili che, in ragione della situazione di emergenza, non potevano essere protetti in modo adeguato, ricorrendo alla via ordinaria, impedendo così al giudice una diversa qualificazione dell'ordinanza.


© RIPRODUZIONE RISERVATA