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Servizio idrico integrato, Comuni fuori dalla gestione

di Mauro Calabrese

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

I Comuni non hanno alcuna legittima competenza nella gestione del servizio idrico integrato, già devoluta alle vecchie autorità d’ambito territoriale ottimale” (Ato), oggi soppiantate dagli enti di governo d’ambito, in quanto strutture organizzative dotate di una distinta soggettività giuridica, alla luce della costante giurisprudenza amministrativa e di legittimità.

La questione
Così ha statuito il Consiglio di Stato, Sezione V, nella Sentenza 26 giugno 2015 n.3236, respingendo il ricorso proposto da un Comune al Tar Lazio, per contestare il silenzio-inadempimento verso una propria istanza di adozione di un provvedimento necessario ad assicurare l'immediata corresponsione al Comune della quota di indennizzo per lo sfruttamento di alcune sorgenti d’acqua, oltre all'adozione dei provvedimenti indispensabili per concludere il procedimento di rinnovo della concessione di sfruttamento
I giudici di Palazzo Spada hanno confermato definitivamente le motivazioni adottate dal tribunale di primo grado, constatando il difetto di legittimazione attiva dell’Ente Locale nel procedimento, vertendo il caso concreto in materia devoluta alla competenza e responsabilità nella regolamentazione delle interferenze degli Ato, in quanto tali unici soggetti dotati del potere di rappresentanza, anche nei confronti di tutti i soggetti che obbligatoriamente fanno parte della medesima Autorità di Ambito.

Le Autorità di Ambito
Le Ato, ricostruisce la sentenza, previste dagli articoli 8 e 9 della Legge n. 36 del 1994 e dagli articoli da 24 a 26-bis della Legge 8 giugno 1990, n. 142 sull’Ordinamento delle autonomie locali, istituite da parte delle Regioni, con strutture e forme giuridiche diverse, prevedevano la partecipazione necessaria degli enti locali, per l'esercizio associato e unitario delle modalità di gestione del servizio e delle risorse idriche, superando la frammentazione della gestione del servizio ai sensi dell’articolo 148 Dlgs n. 152/2006, nel rispetto delle preesistenti competenze degli enti territoriali, ma prevedendo espressamente il trasferimento delle relative competenze dagli enti locali all'Autorità d'Ambito (cfr. Corte Cost., n. 246/2009).
Infatti, proseguono i giudici amministrativi, la necessità di attribuire le funzioni a un autonomo soggetto giuridico è rimasta inalterata nonostante la soppressione delle Autorità di Ambito avvenuta con l’abrogazione del citato art. 148, con la conversione del Decreto Legge 25 gennaio 2010 n.2, recante “Interventi urgenti concernenti enti locali e regioni” (Legge n.42 del 26 marzo 2010), che ha aggiunto il comma 186-bis all'articolo 2 della Legge 23 dicembre 2009 n.191, cd Legge Finanziaria 2010, tema su cui sono quindi intervenuti i Referendum sull’acqua pubblica del 2011.
Come sottolineato dalla pronuncia della Corte Costituzionale n. 50/2013, la legislazione statale ha inteso così realizzare, nel rispetto dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, “una razionalizzazione nella programmazione e nella gestione del servizio idrico integrato, superando la precedente frammentazione. Perché ciò avvenga, è innanzitutto necessario che i soggetti cui sono affidate le funzioni abbiano una consistenza territoriale adeguata, ma è anche indispensabile che i piani d'ambito abbiano natura integrata e unitaria, in modo da realizzare l'efficienza, l'efficacia e l'economicità del servizio. Il rispetto dei principi di sussidiarietà, di differenziazione e di adeguatezza, richiamati dal sopra citato articolo 2, c. 186-bis, della Legge n. 191/2009 , implica che non possa essere trascurato, nella prefigurazione normativa regionale della struttura e delle funzioni dei soggetti tributari dei servizi, il ruolo degli enti locali e che debba essere prevista la loro cooperazione in vista del raggiungimento di fini unitari nello spazio territoriale che il legislatore regionale reputa ottimale”.

Gli enti di governo
Ricordiamo che il recente decreto legge 12 settembre 2014 n. 133 (convertito, con modificazioni, dall’articoli 1, comma 1, della Legge 11 novembre 2014, n. 164) cosiddetto Decreto “Sblocca Italia”, è intervenuto per ridisegnare e migliorare gli assetti istituzionali, organizzativi e gestionali del servizio idrico, con l’istituzione degli Enti di Governo d’Ambito, cui sono obbligatoriamente chiamati a partecipare i Comuni, promuovendo l’unicità della gestione, in luogo della “unitarietà”, con l’affidamento di compiti di definizione dei piani delle opere e di affidamento del servizio, assegnando poteri di vigilanza sulle attività degli Enti alle Regioni e un potere sostitutivo di chiusura all’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il servizio idrico (Aeegsi).

Conclusioni
Pertanto, conclude il Consiglio di Stato, nel respingere l’appello del Comune avverso la sentenza di primo grado del Tar, spetta esclusivamente alla autorità di ambito territoriale ottimale cui appartiene l’amministrazione comunale appellante, la legittimazione ad assumere tutte le iniziative idonee per garantire l’efficacia e l’efficienza della modalità di gestione del servizio idrico integrato.


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