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La Consulta boccia la Campania sulla proroga automatica delle concessioni termali

di Michele Nico

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Con la sentenza n. 117/2015 la Consulta, a seguito di un ricorso proposto dal Consiglio dei ministri, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di alcune disposizioni della legge regionale della Campania 7 agosto 2014 n. 16, in materia di interventi di rilancio e sviluppo dell'economia locale, tra cui le norme relative alla proroga automatica delle concessioni termominerali.

La vicenda
Si tratta, nello specifico, dell'articolo 1, commi 104 e 105, della legge impugnata che proroga, per un periodo massimo di cinque anni, le concessioni termominerali scadute e in fase di prosecuzione (articolo 1, comma 104, lettera a), n. 1), ovvero destinate a scadere nei cinque anni successivi alla data di entrata in vigore della legge stessa (articolo 1, comma 104, lettera a), numero 2).
Nel corso del procedimento, la proroga è prospettata dalla difesa regionale quale misura transitoria, in quanto disposta fino all'approvazione del piano regionale di settore, propedeutico alla gara a evidenza pubblica per la gestione del servizio e all'adeguamento della normativa interna a quella europea.

La decisione
Il giudice delle leggi non accoglie tale argomentazione, ma ravvisa la fondatezza della questione posta e censura la succitata normativa regionale, in ragione del fatto che l'attività di sfruttamento della concessione termominerale ricade nella sfera di applicazione della direttiva 12 dicembre 2006 n. 2006/123/Ce, attuata dal Dlgs 26 marzo 2010 n. 59, visto che tali fonti hanno per oggetto «qualunque attività economica, di carattere imprenditoriale o professionale, svolta senza vincolo di subordinazione, diretta allo scambio di beni o alla fornitura di altra prestazione» (articolo 1, comma 1, del Dlgs 59/2010), salve le eccezioni specificamente indicate, tra cui non rientra lo sfruttamento delle acque termali per fini terapeutici. Ogniqualvolta una delle suddette attività economiche debba essere contingentata a causa della scarsità delle risorse naturali, l'articolo 16 del medesimo Dlgs n. 59 impone una procedura di evidenza pubblica per la scelta del concessionario e vieta sia la proroga automatica delle concessioni, sia l'attribuzione di indebiti vantaggi al concessionario uscente.
A giudizio della Corte, si tratta di disposizioni da applicarsi in modo rigoroso, dacché le stesse sono volte a favorire l'ingresso nel mercato di altri operatori economici e ostano all'introduzione di barriere tali da alterare la concorrenza tra imprenditori (sentenze della Consulta n. 340, n. 233 e n. 180 del 2010). Consegue da ciò che l'efficacia delle norme in questione non può essere paralizzata, neppure in via transitoria, per l'inerzia della Regione nell'approvare il piano di settore delle acque.
Alla luce di tali rilievi è dunque censurata la proroga automatica delle concessioni termominerali, segnatamente per il fatto che le norme impugnate la prevedono per un periodo superiore all'arco temporale strettamente necessario per l'espletamento di una gara pubblica, in contrasto con le regole previste in materia di tutela della concorrenza, rientrante nell'ambito della sfera di competenza esclusiva dello Stato.


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