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Alt del Governo al codice del commercio della Puglia

di Pippo Sciscioli

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Il Governo blocca la Puglia e impugna davanti alla Corte costituzionale il codice del commercio approvato con legge regionale n. 24 del 16 aprilescorso. Il motivo è la presunta violazione del principio della tutela della concorrenza che, ai sensi dell'articolo 117, comma 2, lettera e) della Costituzione, appartiene alla potestà legislativa esclusiva dello Stato ed al quale le Regioni devono obbligatoriamente adeguarsi nella loro legislazione in materia di attività produttive.

Il principio della liberalizzazione
Non solo, perché il Codice pugliese, secondo il Governo, non rispetta i principi comunitari in materia di attività economiche fra i quali quello della liberalizzazione, che non può essere disatteso da pianificazioni e restrizioni regionali e comunali del tutto ingiustificate e non sostenute da imperativi motivi di interesse generale, unici possibili limiti, come appunto nel caso della recente legge pugliese che, in un unico testo, ha messo insieme al disciplina prima sparsa in diversi testi e inerenti le materie del commercio al dettaglio (in sede fissa e su aree pubbliche), delle edicole, della somministrazione di alimenti e bevande, della distribuzione di carburanti per autotrazione e delle forme speciali di vendita (con distributori automatici, a domicilio, eccetera). Secondo il Governo, che nella seduta del Consiglio dei Ministri del 19 giugno ha deliberato l'impugnativa alla Consulta, sono diversi i profili di sospetta incostituzionalità, arricchendo così di un nuovo esempio la già ricca casistica di contrasto fra Governo e Regioni nell'esercizio della potestà legislativa di queste ultime quando interseca una materia trasversale come la tutela della concorrenza (vedasi i recenti casi di Umbria e Toscana).

Le ragioni dell'impugnativa
Queste le censure del Governo:
1) Libertà di orari e di giorno di chiusura per bar, negozi, ristoranti, pompe di carburanti . Il codice pugliese agli articoli 9 e 13, in controtendenza con la legislazione comunitaria e nazionale (articolo 31 del Dl 201/2011) reintroduce la possibilità per i Comuni di tornare a riproporre orari fissi e turni di apertura e chiusura delle attività, possibilità di fatto cancellata dalla legislazione succedutasi negli ultimi anni.
2) Libertà di vendita di qualsiasi settore merceologico e divieto di differenziazione. Il Codice all'articolo 13, comma 7 prevede che, nell'ambito dei progetti di valorizzazione commerciale, i Comuni possano prevedere il divieto di vendita di particolari merceologie in alcune zone del territorio comunale (abbigliamento, oggetti funerari, eccetera). Disposizione in evidente contrasto intanto con l'articolo 34, comma 3, lettera d) della Legge Monti 214/2011 che ha sancito l'abrogazione di qualsiasi restrizione allo svolgimento delle attività produttive tra cui il divieto o la limitazione nella commercializzazione di alcuni prodotti.
Inoltre, la norma regionale non tiene conto della univoca giurisprudenza della Corte di giustizia europea, della Corte costituzionale e del Consiglio di Stato degli ultimi cinque anni che hanno censurato disposizioni nazionali, regionali e comunali che ancora oggi attuano condotte anticoncorrenziali non più ammissibili, reintroducendo di fatto limitazioni inconcepibili.
3) Libertà di trasferimento, cambiamento di settore di vendita e ampliamento di superficie di vendita di una media e grande struttura di vendita . Il Codice pugliese, all'articolo 17, subordina tali interventi ad una formale ed espressa autorizzazione che l'impresa deve chiedere al Comune, piuttosto che essere realizzati con semplice segnalazione certificata di inizio attività (Scia) e dunque libere.
Anche in questo caso, secondo il Consiglio dei Ministri, si tratta di vincoli non giustificati da imperativi motivi di interesse generale nel rispetto dei principi di non discriminazione e proporzionalità.
4) Libertà di insediamento di strutture commerciali con particolare riferimento alle medie strutture di vendita fino a 2500 mq. di superficie .
L'articolo 18 del codice subordina tale possibilità nell'ambito dei Piani urbanistici attuativi del Piano regolatore generale.
Secondo il Governo si tratta di una norma che ostacola lo sviluppo economico in quanto in modo apodittico e avulso da una reale e puntuale verifica del territorio finisce per ingessare l'apertura delle medie strutture di vendita con la rigida pianificazione urbanistica comunale.
5) Carburanti. Sotto accusa l'articolo 45 del Codice che in materia di distribuzione di carburanti per autotrazione impone a ciascun impianto almeno un prodotto ecocompatibile (Gpl o metano). Secondo il Governo si tratta di una disposizione restrittiva perché in contrasto con quella omologa nazionale rappresentata dalla legge 7/2012 secondo cui «l'installazione e l'esercizio di un impianto di distribuzione di carburanti non possono essere subordinati tra l'altro all'obbligo delle erogazione di più tipologie di carburanti ivi incluso il metano per autotrazione se tale ultimo obbligo comporta ostacoli tecnici o oneri economici eccessivi e non proporzionali alle finalità dell'obbligo». Peraltro la norma regionale varrebbe solo per i nuovi impianti e non anche per quelli esistenti.
Fa discutere infine e suscita forti dubbi la previsione della normativa pugliese di subordinare l'apertura di edicole al rilascio di autorizzazione da parte del Comune, come stabiliva il vecchio Dlgs 170/2001, e non alla semplice presentazione da parte dell'interessato della Scia (trattandosi di esercizi di vicinato nè più né meno) in controtendenza con i copiosi pronunciamenti della giurisprudenza amministrativa, dell'Autorità per la concorrenza e il mercato e del ministero dello Sviluppo economico.


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