Home  › Servizi pubblici

Affidamenti in house, accantonamento obbligato solo per gli aumenti di capitale

di Stefano Pozzoli

Le relazioni chieste dalle norme sulle aziende partecipate hanno la stessa caratteristica che Eduardo De Filippo attribuiva alle prove della vita nella famosa commedia: «Gli esami non finiscono mai».

Le «relazioni»
E così, mentre nei Comuni ci si affanna sulla relazione tecnica prevista dai commi 611 e seguenti della legge di stabilità 2015, che va approvata entro il 31 marzo, va ricordato che il Dl 190/2014 ha cambiato anche l'articolo 34, comma 20 del Dl 179/2012, il quale prevede, per i servizi pubblici locali di rilevanza economica, che l'affidamento sia accompagnato da una relazione che dimostri le ragioni e la sussistenza dei requisiti previsti per la forma di affidamento prescelta, e definisca i contenuti degli obblighi di servizio pubblico e le eventuali compensazioni economiche.In particolare è stato modificato l'articolo 3-bis del Dl 138/2011, stabilendo al comma 1-bis non solo dei termini perentori per l'adesione dei Comuni agli Ato (1° marzo 2015 oppure 60 giorni dall'istituzione o designazione dell'ente di governo) ma precisando anche che questi enti di ambito devono appunto effettuare la relazione prescritta dall'articolo 34, comma 20 del Dl 179/2012.

Il piano economico-finanziario
In questa relazione, oltre a motivare le ragioni dell'affidamento, devono indicare quali interventi infrastrutturali dovrà realizzare l'affidatario, prevedendo un piano economico-finanziario, asseverato da un soggetto terzo, «che, fatte salve le disposizioni di settore, contenga anche la proiezione, per il periodo di durata dell'affidamento, dei costi e dei ricavi, degli investimenti e dei relativi finanziamenti, con la specificazione, nell'ipotesi di affidamento in house, dell'assetto economico-patrimoniale della società, del capitale proprio investito e dell'ammontare dell'indebitamento da aggiornare ogni triennio». Il piano non ha effetti solo sull'ente di governo dell'ambito o sul gestore ma, in astratto, anche sugli enti soci, perché la norma stabilisce che «nel caso di affidamento in house, gli enti locali proprietari procedono, contestualmente all'affidamento, ad accantonare pro quota nel primo bilancio utile, e successivamente ogni triennio, una somma pari all'impegno finanziario corrispondente al capitale proprio previsto per il triennio nonché a redigere il bilancio consolidato con il soggetto affidatario in house».

I calcoli
In sostanza, se dal piano degli investimenti risulta la necessità di un aumento del patrimonio netto della società in house, i Comuni soci dovranno accantonare nel proprio bilancio le somme necessarie a far fronte all'impegno che in qualità di soggetti (obbligatoriamente) aderenti all'ente di governo hanno richiesto a loro stessi, nella veste di soci della azienda che gestisce il servizio.È utile fare alcune precisazioni. La prima è che l'impegno finanziario riguarda l'eventuale aumento di capitale, e non l'intero piano di investimenti, che ovviamente può giovarsi di altre fonti di finanziamento «proprie» (ad esempio gli utili accantonati) o «di terzi» (mutui ed altre forme di indebitamento). La seconda è che, nei servizi d'ambito, il problema potrebbe riguardare i trasporti pubblici mentre, per idrico e rifiuti, le norme impongono l'integrale copertura dei costi mediante tariffa: di conseguenza, l'ipotesi di un aumento di capitale che si renda necessario per sostenere un piano degli investimenti è se non remota quanto meno solo eventuale. Quest'obbligo, infine, sarebbe più opportuna per gli altri servizi pubblici locali, per i quali spesso i Comuni sono spesso costretti a supplire alle capacità di autofinanziamento delle società.


© RIPRODUZIONE RISERVATA