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Trasporto pubblico locale, ormai è un grido d'allarme

di Michele Nico

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La legge di stabilità 2015 offre poche risposte agli enormi problemi del trasporto pubblico locale, con il risultato che questo settore – di gran lunga il meno remunerativo tra i servizi pubblici locali di rilievo economico – sta giungendo davvero al capolinea.

Non è facile spiegare il reiterato insuccesso del legislatore nel mettere mano a una riforma organica del sistema del trasporto pubblico, connotato ormai da gravi criticità organizzative e da pesanti difficoltà gestionali.
A poco è servita l'istituzione dell'Osservatorio nazionale sulle politiche del trasporto pubblico locale, che dall'anno 2008 avrebbe dovuto monitorare l'evoluzione del settore garantendo un equo riparto del fondo per il concorso finanziario dello Stato agli oneri del trasporto pubblico nelle Regioni, titolari delle funzioni relative al tpl in ambito regionale e locale. Eppure non sono mancati, negli ultimi anni, qualificati approfondimenti volti a conoscere le difficoltà strutturali del settore, per agevolare la messa in atto di rimedi efficaci al disequilibrio economico della relativa gestione.

L'indagine conoscitiva del giugno 2013 intrapresa dalla commissione trasporti della Camera ha rilevato che gli interventi normativi succedutisi dopo l'emanazione del Dlgs 422/1997 "si sono limitati a modifiche parziali che si sono sovrapposte le une alle altre (…) e che non hanno potuto evitare di produrre un quadro normativo assai mutevole e intricato", con l'effetto che "numerose realtà territoriali appaiono registrare situazioni di seria difficoltà per il finanziamento del trasporto pubblico locale".
Il frutto di tale quadro legislativo è la frammentazione dei bacini di utenza e la polverizzazione delle gestioni: l'88% delle aziende di trasporto ha un numero di addetti inferiore a 100 unità e quasi il 50% ha un numero di dipendenti da uno a cinque.

In questo scenario, il piano Cottarelli definisce il trasporto pubblico locale come "un settore in costante perdita, richiedente un elevato livello di compensazioni pubbliche sia in termini di costi unitari (60 per cento circa), che in termini assoluti (7,2 miliardi annui). Dal programma del commissario emerge che nel settore dei servizi pubblici locali le perdite più elevate, in valore assoluto, si registrano nel trasporto pubblico locale con un deficit che supera i 300 milioni di euro, di cui la metà relativo all'Atac di Roma, sommersa da debiti (744 milioni) e da perdite (oltre 1,5 miliardi in 10 anni).

Se questa è la punta dell'iceberg, la situazione generale non è comunque rosea: il 41% delle aziende ha i conti in rosso (il 32% nel 2009), mentre l'età media elevata degli autobus (12 anni) comporta costi eccessivi e antieconomici di manutenzione.
Per tutto ciò l'Italia è ormai fanalino di coda in Europa, e c'è soltanto da auspicarsi, ancora una volta, che il Governo includa tra le priorità d'intervento le misure necessarie al sostegno e al risanamento del settore.


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