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Incarichi esterni, indennità di posizione, privacy e sciopero nei servizi pubblici essenziali

di Gianluca Bertagna

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Le procedure per l'affidamento degli incarichi esterni
Il regolamento sull'ordimento dei servizi e degli uffici non può consentire l'affidamento diretto e fiduciario di incarichi nemmeno nei casi di prestazioni meramente occasionali che si esauriscono in una prestazione episodica che il collaboratore svolge in maniera saltuaria e del tutto autonoma.
È questo quanto affermato dallaCorte dei conti – sezione regionale di controllo per il Piemonte, con la delibera n. 39/2018/VSGO, con la quale ha analizzato il caso sottopostole da un Comune, relativo all'affidamento di un incarico esterno (di importo superiore ai 5mila euro) per un membro di una commissione veterinaria per il palio della città.
Il regolamento prevedeva l'affidamento diretto per «prestazioni meramente occasionali che si esauriscono in una prestazione episodica che il collaboratore svolga in maniera saltuaria che non è riconducibile a fasi di piani o programmi del committente e che si svolge in maniera del tutto autonoma, anche rientranti nelle fattispecie indicate al comma 6 dell'articolo 53 del decreto legislativo n. 165 del 2001».
Ma per la Corte tale formulazione risulta troppo ampia e, comunque, in aperta violazione di legge (articolo 7 del Dlgs 165/2001), in quanto contraria ai principi di concorsualità, di trasparenza e di pubblicità.
Il Collegio ricorda, infine, che le uniche eccezioni al principio dell'esame comparativo si possono verificare quando la procedura concorsuale sia andata deserta, in caso di unicità della prestazione sotto il profilo soggettivo oppure per un'assoluta urgenza determinata dall'imprevedibile necessità della consulenza e non attribuibile a inerzia dell'amministrazione.


Posizione organizzativa in caso di convenzione
La Corte dei conti – seconda sezione centrale d'appello, con sentenza n. 245/2018, ha confermato la condanna per danno erariale inflitta a un direttore generale di un Comune che aveva riconosciuto al responsabile del settore amministrativo un'indebita maggiorazione dell'indennità di posizione. L'ente aveva sottoscritto con altri due Comuni una convenzione per la gestione associata del servizio di segreteria, prevedendo che il responsabile del settore amministrativo e vice segretario avrebbe dovuto prestare la propria attività, per 3 giorni la settimana, anche presso detti enti. Il direttore generale, a questo punto, aveva ritenuto di riconoscere al medesimo una retribuzione di posizione maggiorata, ai sensi delle norme contrattuali vigenti.
Ma per la Corte non era sufficiente, ai fini dell'attribuzione del previsto beneficio, la mera attivazione di una forma di collaborazione tra enti, essendo necessario che il titolare di posizione organizzativa fosse direttamente impegnato nell'assolvimento di funzioni nell'ambito di forme associative tra enti.
Di conseguenza, considerato che gli enti avevano esclusivamente stipulato una convenzione per la gestione dei servizi di segreteria, senza costituire alcuna «unione» o «associazione», i giudici contabili hanno ritenuto illegittimo il maggior compenso riconosciuto in favore del responsabile del servizio amministrativo.


Tutorial per la valutazione d'impatto sulla protezione dei dati
Il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato, in data 30 aprile 2018, un tutorial sulla valutazione d'impatto sulla protezione dei dati e l'individuazione e gestione del rischio.
L'Autorità ha attivato una pagina internet dedicata all'informazione sul regolamento Ue/2016/679, dove sono disponibili anche una guida per l'applicazione del regolamento e vari documenti utili, come le Linee guida che il Garante ha contribuito a definire in sinergia con le altre Autorità privacy europee per facilitare la comprensione e l'applicazione del nuovo quadro normativo.


Sciopero nei servizi pubblici essenziali
In ipotesi di indizione di sciopero nei servizi pubblici essenziali, se il termine di 10 giorni di preavviso viene rispettato dai promotori, ne consegue che la procedura di raffreddamento avanti il prefetto deve necessariamente svolgersi, per risultare legittima, secondo le precise scansioni delineate dall'articolo 8, comma 1, della legge 146/1990; ma se, viceversa, il suddetto termine a quo iniziale non viene rispettato per prima dall'organizzazione sindacale promotrice, non possono, poi, quest'ultima e/o i lavoratori che aderiscono allo sciopero così illegittimamente proclamato (e che devono essere consapevoli di tale illegittimità) con ragione invocare (e cioè pretendere) l'esatta osservanza dell'anzidetta scansione procedimentale da parte dell'amministrazione.
Questi i principi espressi dal Consiglio di Stato, sezione III, con sentenza n. 2468/2018, con la quale ha affermato la legittimità di un'ordinanza prefettizia di precettazione, pur se non seguita dalla procedura di raffreddamento del conflitto prevista dalla legge 146/1990, con la quale era stata imposta la prestazione lavorativa su tutti i turni al personale di un'azienda di mobilità (servizio pubblico essenziale), che aveva proclamato un'astensione dal lavoro senza l'osservanza di alcun preavviso.


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