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Nelle società pubbliche solo due esuberi ogni mille dipendenti - Flop della riorganizzazione

di Gianni Trovati

Fra i 13mila dipendenti di Atac, la più grande società comunale in Italia, non ce n'è uno di troppo, anche se in media ogni giorno ci sono 1.600 assenti e l'azienda spera nel concordato preventivo per evitare il fallimento; nella stessa situazione è l'Anm di Napoli, dove i dipendenti sono 2.800. Ma non sono eccezioni: da Aosta alla Sicilia, tra i 270mila addetti nelle società controllate dagli enti locali gli esuberi ufficiali sono 563, cioè 2 ogni mille.

Il censimento
I numeri diffusi dall'Anpal, l'agenzia per le «politiche attive» che ha raccolto i censimenti sul personale delle società locali, spiegano che come i suoi predecessori anche la riforma Madia sta inciampando sul terreno scivoloso del personale. La ministra della Pa commenta i dati spiegando su Twitter che «l'obiettivo della riforma è ridurre il numero di partecipate, non certo licenziare le persone». Ma il problema però esiste, anche se non va confuso con la dinamica delle “razionalizzazioni” delle società pubbliche che secondo i piani presentati dalle amministrazioni dovrebbero coinvolgere entro fine settembre una partecipata su tre. Il punto evidenziato dalle cifre Anpal riguarda il binario parallelo della riforma, quello dedicato alle società controllate dalla Pa che, anche non rientrando negli obblighi di chiusura o riordino, avrebbero potuto utilizzare i meccanismi di mobilità per alleggerire i proprio organici. Il meccanismo infatti non serve a “cacciare” dipendenti ma ha l'obiettivo contrario, perché vorrebbe costruire una via di ricollocazione proprio per evitare le conseguenze più gravi che arriverebbero da fallimenti o liquidazioni.

Ritardi e proroghe
Ma il primo a pasticciare è stato il governo, mandando in ritardo in Gazzetta Ufficiale il decreto in cui tre ministeri (Economia, Lavoro e Funzione pubblica) hanno attuato il meccanismo. Tra incertezza e proroghe, le società hanno trovato argomenti per evitare l'impiccio, e alla scadenza del 31 marzo solo due società su 100 hanno risposto. Ma gli inciampi sono a catena. Sempre secondo la riforma, le altre aziende pubbliche potrebbero assumere dipendenti solo scegliendoli negli elenchi degli esuberi, tranne nei casi in cui cercano «profili infungibili», cioè figure professionali che fra gli esuberi non ci sono. Ma se gli elenchi sono praticamente vuoti, tutti i «profili» sono «infungibili», e per assumere basterà mandare una comunicazione all'Anpal aspettando i classici 30 giorni del silenzio assenso.


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