Home  › Personale

Per la sanità aumenti da 85 euro e 480 di arretrati

di Rosanna Magnano

È il primo tassello dei rinnovi contrattuali in sanità. Dopo una maratona di 28 ore di trattativa tra sindacati e Aran, mentre gli infermieri in sciopero protestavano sotto la pioggia romana, si è chiusa venerdì scorso la pre-intesa per il rinnovo del contratto del comparto sanità 2016-18 alla presenza della ministra della Pa Marianna Madia.

L’accordo
Anche in questo caso con un aumento medio di 85 euro lordi in busta paga, più gli arretrati che ammontano mediamente a 480 euro. Un accordo che interessa 550mila lavoratori impegnati nel sistema sanitario, divisi in grandi famiglie: circa 280mila infermieri (la fetta maggiore), 70mila tecnici sanitari (prevalentemente tecnici di radiologia e di laboratorio), gli operatori sociosanitari che sono circa 50mila circa e poi una percentuale minima di amministrativi. L’intesa arriva dopo nove anni di blocco contrattuale. Ora per il pubblico impiego della sanità mancano all’appello altri importanti rinnovi: la dirigenza medica e sanitaria, che ha un appuntamento all’Aran il prossimo primo marzo, e la dirigenza professionale, tecnica e amministrativa, che però è inserita nell’area delle funzioni locali. Per completare il quadro dell’area salute, bisogna aggiungere anche la convenzione dei medici di medicina generale.
«Concluso un percorso – ha dichiarato la ministra Madia - a cui stiamo lavorando da quattro anni: il rinnovo del contratto di oltre 3 milioni di dipendenti». Anche la ministra della Salute Beatrice Lorenzin valuta positivamente l’intesa: «Un passo importante per restituire la dignità a migliaia di professionisti, adesso andiamo avanti anche per i medici».

La trattativa
La firma è arrivata dopo una lunga e durissima trattativa no stop su una bozza che dalla versione in entrata il 22 febbraio a quella in uscita ieri ha comunque subito decise modifiche migliorative. Tra queste, la cancellazione delle deroghe più spinose sull’orario di lavoro europeo e la garanzia sui 15 minuti di tempo di vestizione, innalzabili in sede di contrattazione aziendale. Legati alla contrattazione di secondo livello anche gli incrementi del sistema delle indennità (lavoro notturno, pronta disponibilità e festivo). Ma va anche ricordato che queste voci sono ferme da 20 anni e legare il loro eventuale aumento alla contrattazione decentrata significa sperare nella capienza dei fondi aziendali. Quindi un’incognita. Tra l’altro con differenze marcate da regione a regione. Su tutti gli altri capitoli (assunzioni, formazione, risorse aggiuntive e riorganizzazioni) si apre un confronto regionale. Altro novità positiva: entro luglio un nuovo sistema di classificazione e di incarichi. Infine, segnala la Cgil, è stato «escluso il Jobs Act, a partire dal mantenimento dell'articolo 18, ed eliminata la legge Brunetta».

Le reazioni
Nonostante i miglioramenti, il fronte sindacale si è sfilacciato. Con le sigle di categoria degli infermieri, Nursind e Nursing up, impegnati in uno sciopero nazionale (l’adesione è stata dell’80%), che hanno deciso di non firmare. Mentre Cgil, Cisl e Uil hanno sottoscritto l’accordo.
«Dopo circa 10 anni di scioperi, mobilitazioni e iniziative, spesso da soli come Fp Cgil, arriva un primo risultato. Il terzo tassello per ricomporre il quadro del lavoro pubblico, dopo il rinnovo del contratto delle Funzioni Centrali e la recente intesa su quello delle Funzioni Locali», afferma la segretaria generale della Fp Cgil, Serena Sorrentino. «Finalmente - prosegue - sblocchiamo la contrattazione nel settore sanitario, primo passo per restituire la dignità a tutti coloro che lavorano prendendosi cura dei cittadini, ma non ci fermiamo: la strada è ancora lunga».
Intanto i primi obiettivi raggiunti, con aumenti retributivi fino a 95 euro mensili e gli arretrati del 2016 e 2017. E poi, spiega la Cgil «ripartirà la contrattazione per il trattamento accessorio». Insomma per Sorrentino si è «realizzato un reale e visibile aumento dei diritti con un avanzamento complessivo degli istituti dei rapporti di lavoro».
Insoddisfatti i sindacati degli infermieri: «Un infermiere a inizio carriera – sottolinea Antonio De Palma, presidente di Nursing up – avrà un aumento tabellare di 68 euro lordi». Per il Nursind, «la bozza è migliorata grazie al nostro sciopero», sottolinea il segretario nazionale Andrea Bottega, «ma di fatto questo è un pre-accordo politico, peggiorativo rispetto al quadro attuale».


© RIPRODUZIONE RISERVATA