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Forze armate e polizia, aumenti tra 125 e 136 euro

di Gianni Trovati

È arrivato nella notte fra giovedì e venerdì il nuovo accordo sul personale di forze armate e sicurezza. Lunedì il confronto punterà sui Vigili del Fuoco e il governo, con la ministra della Pa Marianna Madia, rilancia sui rinnovi contrattuali anche per scuola, sanità ed enti territoriali, rispondendo alle preoccupazioni arrivate nei giorni scorsi dai sindacati.

L’intesa
Ma andiamo con ordine, partendo dai numeri in cui si traduce l’intesa appena siglata (tecnicamente non è un contratto, perché il personale è di diritto pubblico). L’aumento medio di base per il comparto è di 103 euro, a cui si aggiungono gli effetti dei 150 milioni per finanziare i «servizi operativi». L’accoppiata produce numeri diversi a seconda dei livelli retributivi di partenza delle singole forze, e in media più alti rispetto al resto del pubblico impiego come sempre accade per la «specificità» del settore. Alla Guardia di Finanza, come spiegato ieri dalla ministra Madia, è destinato un aumento mensile a regime di 136 euro lordi, cifre simili vanno a Carabinieri e Polizia (rispettivamente 134 e 132 euro), mentre si fermano lievemente più in basso le Forze armate (125 euro lordi al mese). Numeri che, sostiene il ministro dell’Interno Marco Minniti, misurano «il più imponente sforzo di carattere strutturale fatto per il comparto da quando esiste». Un «giusto riconoscimento per l’impegno eccezionale chiesto al personale», è il giudizio della titolare della Difesa Roberta Pinotti.

Gli arretrati
Una volta operativo il rinnovo, come sempre, arriveranno anche gli arretrati relativi alla gran parte del triennio (2016, 2017 e primi mesi del 2018) che non è stata coperta dalle nuove intese. Per calcolarli, bisogna seguire le quattro tappe temporali in cui sono scanditi gli accordi sulla base delle risorse via via disponibili. Impossibile dettagliare il dedalo delle cifre che cambiano per ogni forza e ogni grado, ma un esempio aiuta a chiarire il meccanismo. Per un maresciallo dell’Esercito, per esempio, l’aumento mensile lordo vale 19,32 euro dal 1° gennaio 2016, 30,29 euro dall’inizio del 2017, 31,29 da ottobre scorso e 55,62 dal 1° gennaio 2018. Scansioni simili si ripetono in tutti gli altri casi, permettendo di calcolare l’arretrato moltiplicando le cifre per i mesi in cui spettano.

L’arrivo in porto del tavolo gestito da Angelo Rughetti, sottosegretario a Palazzo Vidoni che ha la delega sul personale in regime di diritto pubblico, permette al governo di tornare a spingere il ritmo dei rinnovi contrattuali nella Pa. Dopo i 247mila dipendenti delle «funzioni centrali» (ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici, che attendono l’esame dell’accordo in Corte dei conti l’8 febbraio per capire se gli arretrati arriveranno in busta paga dal mese prossimo) e le oltre 450mila persone impegnate in Forze armate e sicurezza, il calendario punta ai 33mila vigili del fuoco. Ma la tensione si è accesa sui comparti più grandi, cioè «conoscenza» (scuola e tecnici di accademie, conservatori e università: 1,2 milioni di dipendenti), sanità (650mila) ed enti territoriali (501mila).

Sanità ed enti territoriali
Per questi due ultimi comparti mancano gli atti di indirizzo integrativi, che i comitati di settore devono scrivere per mettere a disposizione risorse in linea con gli stanziamenti della manovra per gli statali. I sindaci hanno ribadito nei giorni scorsi l’intenzione di accelerare, mentre nella sanità la questione dei conti infiamma un dibattito politico per ora sotterraneo. Il punto sono i circa 900 milioni di costo dei rinnovi contrattuali, che si scaricano sul fondo sanitario aumentato di un miliardo in termini nominali con una quota però vincolata alle cure e all’acquisto di farmaci innovativi per l’oncologia. I nuovi contratti finiranno dunque per aumentare il peso delle spese fisse dedicate al personale sul totale del fondo.

E un problema di calcolatrici riguarda anche la scuola, intrecciandosi con la proposta di nuovi compiti per gli insegnanti (tutor nell’alternanza, potenziamento scolastico e così via) al momento respinta dai sindacati. Ma «ci sono le condizioni economiche e normative per tutti i rinnovi», ha ribattuto ieri la ministra Madia annunciando nuove convocazioni in arrivo anche per sanità ed enti territoriali.


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