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Settimana clou per le trattative sui contratti: domani la sanità e mercoledì gli enti locali

di Gianni Trovati

L'accordo sui nuovi contratti degli statali firmato l'antivigilia di Natale sta provando la corsa al ministero dell'Economia e in Corte dei conti per ottenere il via libera definitivo e portare i soldi in busta paga a fine febbraio. Giusto in tempo per le elezioni. A guardare i numeri, però, sul piano nazionale il traguardo è poco più che simbolico: tra ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici nazionali, quel contratto interessa 270mila dipendenti. Sono 2,8 milioni, invece, le persone che lavorano negli altri settori del pubblico impiego: e le trattative che li riguardano entrano nel vivo da domani.

Il calendario
I più vicini all'intesa appaiono forze dell'ordine, polizia e vigili del fuoco, i cui tavoli tecnici hanno lavorato a pieno ritmo nei giorni scorsi e potrebbero arrivare all'accordo in settimana. Ma il calendario è serrato anche per gli altri. Domani torna a riunirsi all'Aran, l'agenzia che rappresenta la Pa come datore di lavoro, il tavolo delle trattative sulla scuola, che con i suoi 1,2 milioni di dipendenti è il settore più ampio e ha anche i problemi più pesanti per completare il mosaico dei fondi. Martedì è la volta della sanità, mentre mercoledì è il turno di Regioni ed enti locali: in tutti questi casi, l'obiettivo è tagliare i tempi, e arrivare in fretta all'accordo. Quello siglato il 23 dicembre su ministeriali e affini facilita la pratica, perché ha risolto una serie di interrogativi sulla parte normativa (codice disciplinare, permessi, concertazione e ruolo dei sindacati) che saranno replicate negli altri comparti. Da risolvere, però, restano problemi non banali.

Il nodo dei fondi
E il primo riguarda i soldi.In ballo c'è un aumento medio di base che è lineare, uguale per tutti, e porta a far crescere la retribuzione complessiva del 3,48 per cento. La sua traduzione in euro, quindi, dipende dalla base di partenza: quella più bassa è rappresentata dal personale tecnico delle scuole, che con uno stipendio medio effettivo calcolato dall'Aran a 22.186 euro prospetta un aumento lordo da 59 euro lordi al mese. Per gli insegnanti il livello di riferimento si colloca invece a 75 euro, cifra analoga a quella attesa dal personale di Regioni ed enti locali. Per polizia e forze armate la questione è diversa, e non solo perché il personale non è stato interessato dalla “privatizzazione” dei rapporti di lavoro avviata nel 1992 e quindi le trattative si svolgono direttamente alla Funzione pubblica. La «specificità» dei compiti che caratterizza il comparto produce sempre un quadro di finanziamenti su misura: in gioco questa volta c'è un aumento medio da 103 euro lordi, accompagnato da uno stanziamento aggiuntivo da 150 milioni per incentivare le «attività operative» di controllo sul territorio.Sulle forze armate e di sicurezza l'architettura dei fondi per i contratti è definita, mentre quella per la scuola è ancora in costruzione, e sta producendo qualche tensione nel confronto con i sindacati. Numeri e tabelle non sono ancora arrivati sul tavolo, anche perché l'Aran attende le decisioni ministeriali sulla possibilità di destinare al contratto almeno una parte delle risorse messe in campo dalla legge sulla «buona scuola» per il «merito» (200 milioni) e la «formazione». La partita, tutta politica, resta aperta, mentre con la legge di bilancio si è chiusa quella con Regioni ed enti locali: che dovranno pescare nei loro bilanci i soldi necessari al rinnovo contrattuale del loro personale.


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