Home  › Personale

È paralisi sugli esuberi delle partecipate

di Gianni Trovati

Entro giovedì prossimo le società pubbliche dovranno indicare l'elenco dettagliato degli esuberi che hanno individuato nei censimenti dei loro organici. Ma nessuno lo farà. A una manciata di giorni dalla scadenza (prorogata, ça va sans dire), manca il solito decreto attuativo, che avrebbe il compito di disciplinare la sorte del personale in «eccedenza». Non proprio un dettaglio. La riforma delle partecipate promette grandi numeri soprattutto poggiando sul taglio delle mini-società e delle aziende che, lontano dai servizi pubblici, hanno maturato una condizione di perdita strutturale. Sul piano della sostanza economica, però, lo snodo più strategico è quello del personale, scoglio su cui sono inciampati tutti i tentativi passati di riforma.

Il meccanismo
Per questa ragione, i decreti approvati in attuazione della delega avevano previsto un sistema di mobilità che rappresenta un tentativo di soluzione del problema. In pratica, il meccanismo prevede che le società pubbliche mettano sotto esame i propri organici, e individuino in modo puntuale il personale in eccesso inserendolo in elenchi regionali. Da quegli elenchi dovrebbero pescare le altre aziende pubbliche, che si vedrebbero bloccare le altre possibilità di assunzione tranne che per i «profili infungibili», termine burocratico con cui si indicano professionalità specifiche impossibili da trovare negli elenchi. La novità è importante, perché gli antenati della riforma Madia si erano limitati a indicare ambiziosi piani di tagli alle partecipate senza preoccuparsi di prevedere una soluzione per i dipendenti. Ma accanto alla novità si incontra il vizio antico della mancata attuazione. Attenzione, però: il decreto di Palazzo Chigi, che ha dovuto mettere insieme tre ministeri (Economia, Lavoro e Funzione pubblica) è stato preparato, e ha incontrato un paio di mesi fa anche l'intesa di Regioni ed enti locali. Poi è sparito, nel viaggio che dovrebbe portarlo in Gazzetta Ufficiale dopo il passaggio in Consiglio di Stato e Corte dei conti.

Le conseguenze per gli «esuberi»
Ma dietro al ritardo non c'è solo il classico ritmo lento della parabola burocratica che accompagna i decreti all'attuazione. Nell'attesa dei bolli, il tema è tornato nei giorni scorsi al centro di riunioni fra governo e sindacati, intorno a un problema cruciale e irrisolto. La mobilità per elenchi è plasmata sul “modello” usato per le Province, ma le aziende non sono enti pubblici: e i sindacati temono il rischio che la dichiarazione di «esubero» fermi lo stipendio e faccia scattare gli ammortizzatori sociali. Un punto (interrogativo) cruciale, che in attesa di risposte sta determinando la paralisi.


© RIPRODUZIONE RISERVATA