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Part time, infortuni sul lavoro, incentivi tecnici e limiti alle assunzioni

di Gianluca Bertagna

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Aumento delle ore del part time
È possibile precedere all'integrazione oraria di personale a tempo parziale e indeterminato, senza che tale aumento configuri una “nuova assunzione”?
La questione è stata riproposta alla Corte dei conti della Sicilia, la quale, con deliberazione n. 176/2017/PAR ha ricordato che un incremento dell'orario di lavoro del personale part time è ammissibile, in quanto non integra una nuova assunzione o una trasformazione del rapporto di lavoro da tempo parziale a tempo pieno, a condizione che non si trasformi in una manovra elusiva della disciplina vincolistica in materia di assunzioni. In ogni caso, devono essere rispettati e garantiti il limiti generali in materia di spesa per il personale, che, se violati, si traducono in divieti assunzionali a qualsiasi titolo e, nella specie, al rispetto del principio della riduzione tendenziale della spesa annuale del personale e del rapporto strutturale con il totale della spesa corrente e degli altri limiti alla spesa sul personale e con l'obbligo di includere nel computo della spesa predetta l'onere derivante dal maggior onere delle ore retribuite.

Visite di controllo per infortunio sul lavoro
«L'articolo 5 della legge 300/1970 stabilisce che il controllo delle assenze per infermità può essere effettuato dal datore di lavoro soltanto “attraverso i servizi ispettivi degli istituti previdenziali competenti”. Come già affermato da questa Corte (Cassazione civile, sezione lavoro 9 novembre 2002 n. 15773) la norma dell'articolo 5 legge 300/1970 riguarda anche l'ipotesi in cui l'infermità dipenda da infortunio sul lavoro».
Questo quanto ribadito dalla Corte di Cassazione - sezione lavoro - con la sentenza n. 25650 del 27 ottobre 2017, relativamente al caso di un lavoratore di un'azienda municipalizzata il quale era stato sospeso dal servizio per 3 giorni per essersi rifiutato di sottoporsi al controllo domiciliare del medico Inps (richiesto dal datore), a seguito di un infortunio sul lavoro accertato dall'Inail.
Le norme susseguitesi nel tempo e l'evoluzione legislativa in materia impongono che le visite di controllo del lavoratore assente per malattia possono venire effettuate oltre che tramite le Unità sanitarie locali (cui sono subentrate poi le Asl), tramite liste speciali di medici istituite presso le sedi dell'Inps, la cui relativa regolamentazione è attuata dal Dm 15 luglio 1986, poi modificato e integrato dal Dm 18 aprile 1996 e dal Dm 11 gennaio 2016. Non avrebbe, invece, fondamento l'attribuzione all'Inail della competenza a eseguire le visite di controllo a domicilio richieste dal datore di lavoro.
In conclusione, le visite di controllo richieste dal datore di lavoro ai sensi dell'articolo 5 della legge 300/1970 nei confronti dei lavoratori privati assenti dal lavoro per infortunio sul lavoro o malattia professionale devono essere eseguite secondo le competenze e procedure previste per le assenze per malattia.

Regolamenti per incentivi tecnici
Alla Corte dei conti della Toscana sono state poste tre interessanti questioni inerenti gli incentivi per le attività di cui al Dlgs 163/2006 per chiudere il periodo che va dalle modifiche del Dl 90/2014 (agosto 2014) all'introduzione del Dlgs 50/2016 (aprile 2016):
• è possibile approvare ora, con efficacia retroattiva, il regolamento ex articolo 93 comma 7-bis del Dlgs 163/2006 e corrispondere tali incentivi?
• in caso di risposta negativa al quesito che precede, si può procedere alla compensazione dell'attività svolta dal personale nel periodo sopra citato in base al previgente regolamento, adottato sulla base della legge 109/1994?
• a seguito dell'adozione del regolamento ex articolo 113, è possibile corrispondere l'incentivo a favore della attività svolte dopo l'entrata in vigore del Dlgs 50/2016 e fino alla data di adozione del regolamento?
La Sezione, con deliberazione n. 177/2017/PAR con riferimento al primo quesito, ricorda trova applicazione il principio del tempus regit actum, che impone di giudicare ogni atto della procedura soggetto al regime normativo vigente al momento della sua adozione. Nella specie, dunque, in mancanza di una norma che autorizzi l'amministrazione comunale ad attribuire al regolamento in questione effetto retroattivo, il regolamento, in ossequio all'articolo 11 delle preleggi, non potrà che disporre per l'avvenire. Relativamente alla seconda questione, attesa la eterogeneità della fattispecie disciplinata dalla legge 109/1994 rispetto a quella di cui al Dlgs 163/2006, una “reviviscenza” della prima parrebbe esclusa, non solo in ossequio al divieto di ultrattività delle norme ma anche in ragione del carattere eccezionale della disciplina incentivante (in quanto derogatoria rispetto al principio della onnicomprensività e determinazione contrattuale della retribuzione del dipendente pubblico). Da ultimo, la risposta al terzo quesito è negativa in quanto è necessario un apposito regolamento che disciplini l'erogazione degli incentivi in oggetto.

Saldo di finanza pubblica e limiti alle assunzioni
La Corte dei conti della Lombardia ha verificato gli effetti dell'articolo 1, comma 723, della legge 208/2015 (sanzione per mancato conseguimento saldo di finanza pubblica), nella parte in cui stabilisce che l'ente non può procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo, con qualsivoglia tipologia contrattuale, ivi compresi i rapporti di collaborazione coordinata continuativa e di somministrazione anche con riferimento ai processi di stabilizzazione in atto.
La Sezione, con deliberazione n. 287/2017/PARritiene che deve accogliersi un'interpretazione estensiva del concetto di “assunzione di personale”, non riconducibile soltanto alla nozione di costituzione di un rapporto di lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione inadempiente, ma estesa al più generale divieto di incremento della spesa di personale conseguente all'utilizzo in concreto, a qualunque titolo, di altro lavoratore.
Rientrano pertanto nelle limitazioni anche le convenzioni di cui all'articolo 14 del contratto collettivo nazionale lavoro 22 gennaio 2004 e la mobilità tra enti.


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