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Periodo di prova, posizioni organizzative, gestione separata e fusioni di Comuni

di Gianluca Bertagna

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Diritto alla conservazione del posto
L'Aran, con parere Ral_1942_Orientamenti Applicativi del 2017, ritiene che la clausola del Ccnl del 6 luglio 1997 e del 14 settembre 2000 (diritto alla conservazione del posto durante il periodo di prova presso altra amministrazione) può trovare applicazione solo relativamente al personale dell'ente titolare di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. In tal senso, infatti, deporrebbe il comma 1 del suddetto articolo 14-bis, che individuando il personale destinatario della sua disciplina espressamente dispone che «Il dipendente assunto in servizio a tempo indeterminato è soggetto ad un periodo di prova». Pertanto, proprio tale precisa formulazione del testo contrattuale non consentirebbe di ritenere che la disciplina ivi prevista possa trovare applicazione anche nei confronti di personale assunto con contratto di lavoro a termine.

Deroga limite spesa di salario accessorio per nuove posizioni organizzative
Anche per l'anno 2017 le limitazioni al salario accessorio non possono dimenticare i valori della retribuzione di posizione e di risultato dei dipendenti incaricati di posizione organizzativa. La Corte dei conti della Sardegna, con deliberazione n. 63/2017/Par, evidenzia che la nuova disciplina dell'articolo 23 del Dlgs 75/2017 prevede che a decorrere dal 1° gennaio 2017, l'ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale, anche di livello dirigenziale non può superare il corrispondente importo determinato per l'anno 2016. Tanto le risorse del bilancio imputate al fondo per le politiche di sviluppo delle risorse umane e per la produttività, quanto le risorse direttamente stanziate in bilancio a copertura degli oneri relativi alle posizioni organizzative nei comuni privi di qualifiche dirigenziali. Peraltro, prosegue la Corte, rispetto tali fattispecie, non sono ammesse deroghe al limite di spesa complessivo, come si evince anche dall'articolo 23, comma 3, citato che, pur ammettendo la possibilità che siano destinate apposite risorse alla componente variabile dei fondi per il salario accessorio, lascia fermo il limite delle risorse complessive stabilito nel precedente comma 2. Pertanto, la Sezione ritiene che, nel caso specifico, l'ente non possa nel 2017 incrementare, superando il corrispondente importo determinato per il 2016, l'ammontare da destinare complessivamente al trattamento accessorio al fine di finanziare nuove posizioni organizzative.

Inps, gestione separata aliquote contributive
Con la circolare n. 122/2017 l'Inps informa che a decorrere dal 1° luglio 2017, per i collaboratori, gli assegnisti e i dottorandi di ricerca con borsa di studio, i titolari degli uffici di amministrazione, i sindaci e revisori, iscritti in via esclusiva alla Gestione Separata, non pensionati e privi di partita Iva, è dovuta un'aliquota contributiva aggiuntiva pari allo 0,51 per cento. Per espressa previsione normativa, sono interessati dalla modifica delle aliquote contributive i soggetti privi di altra copertura previdenziale obbligatoria, non pensionati e non titolari di partita Iva e i cui compensi derivano da:
- uffici di amministratore, sindaco o revisore di società, associazioni e altri enti con o senza personalità giuridica (così come disciplinato dall'articolo 50, comma 1, lettera c-bis, del Dpr 917/1986);
- tutte le collaborazione coordinate e continuative, anche a progetto, incluse le collaborazione occasionali;
- dottorato di ricerca, assegno, borsa di studio.
Ne deriva che restano esclusi dall'aumento dell'aliquota i compensi corrisposti come:
- componenti commissioni e collegi;
- amministratori di enti locali (Dm 25 maggio 2001);
- venditori porta a porta (articolo 19 del Dlgs 114/1998);
- rapporti occasionali autonomi (articolo 44 della legge 326/2003);
- associati in partecipazione (non ancora cessati);
- medici in formazione specialistica.

Limiti per le fusioni di Comuni
Quali sono i limiti in materia di costituzione del fondo per una fusione di Comuni? Risponde la Corte dei conti delle Marche, con la deliberazione n. 76/2017/Par precisando che al fine di garantire il rispetto della disciplina normativa che prevede vincoli di spesa con riferimento a una «spesa storica», ad esempio, quella sostenuta nel 2009 (articolo 6, commi 7, 8, 12, 13 e 14, del Dl 78/2010) o nel 2016 (articolo 23, comma 2, citato), si dovrà fare riferimento alla sommatoria delle spese sostenute negli esercizi precedenti dai Comuni che si sono fusi nel nuovo ente. Tale valore, peraltro, non può che intendersi come insuperabile limite massimo, tenuto conto che la fusione ex se dovrebbe determinare, una volta che il nuovo ente sia a regime, diminuzioni di spesa e più efficaci valorizzazioni e impiego di risorse umane e finanziarie, rispetto alla situazione antecedente alla fusione. Inoltre, a parere dei giudici marchigiani, l'amministrazione dovrà procedere anche alla verifica del rispetto, negli anni considerati, da parte dei menzionati enti, del patto di stabilità, nel caso gli stessi fossero tenuti al rispetto di tale vincolo. La fusione, infatti, non può consentire ex post il superamento di limiti imposti ai singoli enti considerati, determinando un meccanismo premiale a cui non avrebbero potuto singolarmente accedere.


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