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Lavoro flessibile in convenzione, incarichi a dirigenti esterni e riscatto pensionistico del servizio civile

di Gianluca Bertagna

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Lavoro flessibile, convenzioni e tetti di spesa
Due questioni sul lavoro flessibile e le limitazioni previste dall'articolo 9, comma 28, del Dl 78/2010 sono state poste alla Corte dei conti della Lombardia:
• se per determinare il limite stabilito dalla norma sia possibile considerare anche il personale delle convenzioni;
• se tale tetto di spesa sia da considerarsi come limite solo economico e non operativo e quindi consenta l'assunzione di personale anche in aree e servizi diversi da quelli in cui a suo tempo prestava servizio il personale assunto.
Il parere della Sezione, espresso con la delibera del 5 luglio 2017 n. 199, con riguardo al primo punto è che se la convenzione con cui veniva svolto il servizio associato utilizzava personale a tempo determinato, la spesa sostenuta per il suddetto personale può essere utile per determinare il costo per le assunzioni a tempo determinato (nei limiti della quota che la disciplina della convenzione pone a carico di ogni singolo Comune). Se, invece, il personale in convenzione era assunto a tempo indeterminato, allora la spesa sostenuta non può essere utile per il calcolo previsto dal comma 28 dell'articolo 9.
Per quanto riguarda il secondo quesito, invece, il Collegio ritiene che la locuzione «per le stesse finalità istituzionali» scritta nel comma 28 non significhi «medesimo servizio o funzione» ma si riferisca alla necessità di soddisfare esigenze di natura temporanea ed eccezionali, utilizzando la tipologia dei contratti previsti dalla norma e non, quindi, al medesimo servizio o funzione a suo tempo espletato.

Riscatto dei periodi di servizio civile per la pensione
Arrivano dall’Inps, con la circolare del 6 luglio 2017 n. 108, le indicazioni di carattere generale sulla disciplina del rapporto di servizio civile universale su base volontaria (Dlgs 40/2017, allegato 1 alla circolare), con particolare riferimento al riscatto dei corrispondenti periodi ai fini pensionistici. L'Istituto precisa che sono riscattabili, in tutto o in parte, a domanda dell'assicurato e senza oneri a carico del fondo nazionale del servizio civile, con le modalità previste dall'articolo 13 della legge 1338/1962, sempreché gli stessi non siano già coperti da contribuzione.
Condizione per l'esercizio della facoltà di riscatto è l'iscrizione in uno dei regimi previdenziali richiamati dalla norma (FPLD, gestioni dei lavoratori autonomi, forme sostitutive ed esclusive dell'AGO, Gestione Separata), che si intende verificata in presenza di almeno un contributo obbligatorio nella gestione pensionistica in cui il riscatto viene richiesto. La facoltà è subordinata all'ulteriore requisito che i periodi di servizio civile universale non risultino già coperti da contribuzione, obbligatoria o figurativa o da riscatto, non solo presso il fondo cui è diretta la domanda, ma anche negli altri regimi previdenziali richiamati dall’articolo 13 della legge 1338/1962.

Le istruzioni per compilare e inviare la ListaPosPA
L'Inps, con messaggio del 5 luglio 2017 n. 2791, chiarisce sugli aggiornamenti alla modalità di compilazione e invio della ListaPosPA, con particolare riferimento alla funzionalità denominata “Flusso a Variazione”. In particolare, è sottolineato che tale comunicazione, riguardante sia il programma di compilazione manuale, sia il file autonomamente generato e trasmesso dalle singole aziende, amministrazioni ed enti, si affianca al flusso “Ordinario” da compilare secondo modi e tempi disciplinati dalla legge.
La caratteristica principale del flusso a “variazione” è di essere composto, oltre che dal Frontespizio e dall'elemento D0, dai soli elementi V1 causale 1, 5, 6 e 7 cmu 8, e di non determinare obsolescenza per i dipendenti presenti anche nella denuncia trasmessa con il flusso “Ordinario” a parità di ....... e di Frontespizio. In questa maniera sarà possibile comunicare rettifiche alle denunce di periodi pregressi, sottraendosi alle tempistiche dettate dall'invio del flusso “Ordinario”, e quindi tali elementi, in assenza di errori bloccanti, potranno alimentare da subito sia l'estratto conto amministrazione sia il conto assicurativo del lavoratore.

Conferimento incarico dirigenziale a esterno
Per affidare incarichi dirigenziali a contratto a soggetti esterni, gli enti locali fanno riferimento all'articolo 110 del Dlgs 267/2000. La sentenza n. 91/2017 della Corte dei conti della Lombardia esamina il caso di un'amministrazione che ha affidato un incarico in base all'articolo 19, comma 6, del Dlgs 165/2001, precisando, però, alcuni elementi utili ed esportabili a ogni incarico dirigenziale.
Innanzituttoè precisato che «non è mai stato sufficiente, sia prima che dopo al novella del 2009, che dal curriculum dell'interessato emergesse il solo possesso di un soddisfacente bagaglio conoscitivo e di esperienze sul campo nella materia specifica, ma necessitano, e sono sempre stati necessari, i più severi requisiti di assoluta eccellenza professionale e di titoli universitari (o post-universitari), espressivi di “particolare” robusta preparazione anche teorica e istituzionale, previsti dalla stessa norma, che considera come assolutamente eccezionale l'affidamento di funzioni dirigenziali a soggetti che non abbiano superato il prescritto percorso di qualificazione concorsuale per l'inserimento nel ruolo dirigenziale. E ciò vale ancor più quando l'incarico da conferire ha natura tecnica e non amministrativa e richiede dunque una più mirata e settoriale esperienza nello specifico campo operativo dell'incarico stesso».
La sentenza conclude affermando che dall'ordinamento si desume un triplice principio generale per il conferimento legittimo di un incarico dirigenziale esterno:
- l’assenza di professionalità interne all'ente conferente;
- la trasparente «paraconcorsualità» della scelta degli aspiranti attraverso procedure aperte e valutazione comparativa dei curricula;
- la particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica del prescelto, provata da cumulativi requisiti da indicare espressamente nella motivazione della scelta. Aspetti, questi, totalmente violati nel caso in questione, anche con riferimento alle norme su trasparenza e anticorruzione.


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