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Sanzioni per mancato pareggio di bilancio, incompatibilità ambientali, somme Inps a ruolo e concorsi

di Gianluca Bertagna

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Mancato rispetto patto di stabilità (pareggio di bilancio)
Alla Corte dei conti della Sicilia è stato chiesto quali sono le sanzioni in caso di mancato rispetto del patto di stabilità (o pareggio di bilancio) e nello specifico:
1. se, ai fini della corretta applicazione delle sanzioni, debba farsi riferimento alla data dell'adunanza o a quella di deposito della deliberazione di accertamento della violazione;
2. se sia compatibile con il divieto di assunzioni a qualsiasi titolo l'utilizzo di personale in convenzione ai sensi dell'articolo 14 del Ccnl 22 gennaio 2004;
3. se, in ordine alla riduzione del 30% dell'indennità degli amministratori si debba fare riferimento alle indennità in godimento anche qualora già decurtate, oppure agli importi stabiliti per legge.
La Sezione, con deliberazione n. 94/2017/Par, dopo aver richiamato la normativa d'interesse, ritiene che:
1. il riferimento testuale al momento dell'«accertamento» conferisce rilevanza determinante alla fase deliberante, nella quale il Collegio, all'esito delle risultanze istruttorie e del contraddittorio sia documentale che in sede di adunanza, assume la propria decisione;
2. nel caso di mancato rispetto del patto di stabilità interno, deve accogliersi un'interpretazione estensiva del concetto di «assunzione di personale», che esula dalla semplice costituzione di un rapporto di lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione inadempiente, ma che deve necessariamente estendersi al più generale divieto di incremento della spesa di personale in conseguenza di utilizzo, in concreto e a qualunque titolo, di altro lavoratore;
3. per via del riferimento testuale della norma all'«ammontare risultante al 30 giugno 2010», la riduzione del 30% dell'indennità degli amministratori si applica agli importi effettivamente erogati a quella data, eventualmente comprensivi di eventuali riduzioni già a vario titolo operate. Peraltro, come già chiarito da altre sezioni nonché dalla Ragioneria generale dello Stato, il riferimento legislativo sarebbe all'ammontare iscritto in bilancio e non a quello teorico.

Trasferimento di dipendente per incompatibilità ambientale
La Corte di cassazione civile, sezione Lavoro, con sentenza n. 11568/2017, ha esaminato il provvedimento con cui un ente comunale ha disposto la mobilità interna (trasferimento) nei confronti di un proprio dipendente, motivato sulla base di un'asserita incompatibilità ambientale del lavoratore rispetto l'ufficio di appartenenza, sfociata in riscontrate situazioni di tensione e disfunzioni organizzative all'interno del servizio. La Corte, di fatto, ha confermato la bontà dell'operato dell'ente e ha spiegato come, stante la natura del provvedimento, il controllo giurisdizionale sulle comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive, che legittimano il trasferimento del lavoratore subordinato, deve essere diretto ad accertare soltanto se vi sia corrispondenza tra il provvedimento datoriale e le finalità che la Pa datrice di lavoro ha posto a suo fondamento. Il controllo, pertanto, non può essere esteso al merito della scelta organizzativa, né questa deve presentare necessariamente i caratteri della inevitabilità, essendo sufficiente che il trasferimento concreti una tra le scelte ragionevoli che il datore di lavoro possa adottare sul piano tecnico, organizzativo o produttivo.

Inps e ritardato pagamento somme iscritte a ruolo
Conprovvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate è stata fissata al 3,50%, in ragione annuale, la misura degli interessi di mora per ritardato pagamento delle somme iscritte a ruolo a decorrere dal 15 maggio 2017.L'Inps, con la circolare n. 91/2017, evidenzia che tale misura decorre dal 15 maggio 2017 e trova applicazione, oltre che per il ritardato pagamento delle somme iscritte a ruolo, anche per il calcolo delle somme dovute ai sensi dell'articolo 116, comma 9, della legge 388/2000.

Criteri di valutazione nelle prove di concorso
«Il principio di preventiva fissazione dei criteri e delle modalità di valutazione delle prove concorsuali deve essere inquadrato nell'ottica della trasparenza dell'attività amministrativa perseguita dal legislatore, che pone l'accento sulla necessità della determinazione e verbalizzazione dei criteri stessi in un momento nel quale non possa sorgere il sospetto che questi ultimi siano volti a favorire o sfavorire alcuni concorrenti, con la conseguenza che è legittima la determinazione dei predetti criteri di valutazione delle prove concorsuali, anche dopo la loro effettuazione, purché prima della loro concreta valutazione». È questo quanto affermato dal Consiglio di Stato, sezione VI, con sentenza n. 2334/2017, in merito alla legittimità degli atti di un concorso in cui i criteri di valutazione delle prove non erano stati fissati nella prima seduta della commissione e, anzi, oltre la data di svolgimento delle prove. In particolare, il Collegio, respingendo le doglianze di un candidato escluso dalla prova orale per non aver ottenuto il punteggio minimo richiesto nelle prove scritte, sottolinea come non rappresenti motivo di invalidità la mancata determinazione dei criteri nella prima riunione. Infine, la Sezione ribadisce il principio secondo cui nei pubblici concorsi la predeterminazione dei criteri di valutazione delle prove è connotata da un'ampia discrezionalità, per cui i criteri adottati sfuggono al sindacato giurisdizionale, salvi i casi di manifesta illogicità e irrazionalità.


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