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Alla sezione Autonomie lo sblocco delle assunzioni nelle Province

di Gianluca Bertagna

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Le amministrazioni provinciali possono tornare ad assumere? Al termine del percorso di riduzione dei costi e di ricollocazione del personale previsto dall'articolo 1, commi 420-428 della legge 190/2014 è giunto il momento di porsi la questione se i divieti assunzionali possano ritenersi superati. La risposta, peraltro, non è facile e immediata, tanto che la Sezione regionale del Veneto della Corte dei conti, con la deliberazione n. 316/2017ha inviato la pratica alla Sezione Autonomie.

La norma
Il comma 420 della Legge di stabilità 2015, nell'ottica del ridimensionamento complessivo, ha imposto il divieto per le Province: di procedere ad assunzioni a tempo indeterminato, anche nell'ambito di procedure di mobilità; di acquisire personale attraverso l'istituto del comando; di attivare rapporti di lavoro ai sensi degli articoli 90 e 110 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000 n. 267; di instaurare rapporti di lavoro flessibile di cui all'articolo 9, comma 28, del decreto legge 31 maggio 2010 n. 78. Si tratta, a ben vedere, di una chiusura totale sul fronte dell'approvvigionamento di nuova forza lavoro che la Corte costituzionale con la sentenza n. 143/2016 ha ritenuto legittima.

La decisione dei magistrati veneti
Secondo i magistrati contabili del Veneto, il divieto appare connesso in modo funzionale al processo innescato dalla medesima legge, volto da una parte a ridurre le dotazioni organiche delle Province e i relativi costi e dall'altra parte ad attivare il processo di trasferimento dei dipendenti verso altri enti. I vincoli assunzionali, quindi, erano funzionali e finalizzati all'esigenza di evitare che nuove risorse umane venissero immesse nell'ente e destinate a funzioni destinate a non essere più esercitate: ciò anche per garantire la sostenibilità dei bilanci provinciali, una volta attivato il prelievo forzoso imposto dal comma 418. Pertanto, il divieto posto dalla norma, a fronte dell'avvenuto conseguimento degli obiettivi sopra indicati, non sembra più considerarsi ontologicamente giustificato dal fine di salvaguardia dell'equilibrio di bilancio delle Province. Con altre parole si può affermare che, il dato normativo sembrava aver di mira lo scopo precipuo di garantire l'invarianza della spesa in esito alla finalità vincolistica della disposizione: norma che in realtà sembra avere esaurito i suoi effetti, in quanto ha raggiunto gli scopi che il legislatore si era prefisso in occasione del varo della disposizione.

Il rinvio alla Sezione Autonomie
Nel frattempo va pure ricordato l'intreccio normativo con la Riforma Madia e i relativi divieti assunzionali della legge 208/2015 riferiti alle figure dirigenziali sia a tempo indeterminato che a termine, con contratti ai sensi dell'articolo 110 del Dlgs 267/2000.
La Corte dei conti del Veneto, quindi, ritiene di rilevare una questione di massima e rimanda tutto alla Sezione Autonomie, chiedendo:
• se i divieti di cui alle lettere c), d) e) f) del comma 420 della legge 190/2014 hanno cessato la loro vigenza con la conclusione dell'iter di ricollocazione del personale delle Province;
• se, in ogni caso, in presenza di tutti i presupposti di legge e per garantire l'esercizio delle funzioni fondamentali e/o la sostituzione di figure infungibili, è consentito alle Province attribuire incarichi di direzione, ai sensi dell'articolo 110, comma 1, del Dlgs 267/2000.


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