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Alla Camera riapre il turn over

di Mariolina Sesto

La Camera dei deputati tornerà ad aprire le porte alle assunzioni dopo 14 anni di rigidissimo blocco del turn over. L’ultimo concorso, attraverso il quale furono reclutate 24 persone, risale al 2003. Poi solo pensionamenti. Circa un terzo dei mille dipendenti è andato in quiescenza lasciando scoperti numerosi incarichi. Il profilo più richiesto sarà quello di consigliere parlamentare, una posizione di vertice nell’amministrazione di Montecitorio: si tratta di coloro i quali coordinano i lavori d’aula e di commissione. Ma con la progressiva digitalizzazione, la Camera si è trovata sfornita anche di profili più tecnici seppure di alto livello. Così a mancare sono anche gli ingegneri informatici.

Il percorso per arrivare a bandire gli appositi concorsi è ancora solo alle battute iniziali ma intanto la macchina comincia a muoversi. L’amministrazione, dando seguito agli ordini del giorno approvati insieme all’ultimo bilancio, ha quantificato i fabbisogni e spedito il documento alle sigle sindacali interne per un parere. Poi la parola passerà al Comitato per il personale. Infine interverrà l’organo politico preposto, cioè l’ufficio di presidenza, che dovrà deliberare il via libera definitivo alle assunzioni. Si parte da consiglieri parlamentari e ingegneri ma poi ogni categoria chiederà verosimilmente dei rinforzi, dagli assistenti ai commessi.

La strada è poi resa ancora più sdrucciolevole dal fatto che Camera e Senato avevano preso l’impegno a costituire un ruolo unico dei dipendenti per poter mettere le forze a fattor comune. Proprio la prossima settimana tornerà a parlarne l’ufficio di presidenza di Montecitorio. E l’ingrossamento delle truppe mal si concilia con l’obiettivo di fare sinergia sui servizi informatici piuttosto che sulle biblioteche. Non ultimo, farà capolinea lo spinoso tema dei costi per figure che godono di trattamenti economici di tutto rispetto.


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