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Legittimi i compensi ai dipendenti che siedono nei cda delle partecipate

di Arturo Bianco

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

I dipendenti pubblici nominati in rappresentanza della propria amministrazione negli organi di società o enti pubblici controllati hanno diritto a percepire i compensi connessi all’incarico, mentre i dirigenti cui sono attribuiti questi stessi incarichi non possono percepire direttamente alcun compenso, che viene invece versato al fondo per la contrattazione decentrata. Possono essere così riassunte le principali indicazioni contenute nella deliberazione 53/2017 della sezione regionale di controllo della Corte dei conti dell'Abruzzo.

Doppio regime
La pronuncia assume notevole rilievo per la chiarezza con cui pone la distinzione tra dirigenti e dipendenti per la remunerazione di incarichi ulteriori e per la nettezza con cui stabilisce il diritto dei dipendenti a ricevere questi compensi, marcando così la netta differenza con le regole applicabili ai dirigenti. Per i dirigenti, il divieto riguarda la percezione diretta di questi compensi, ma le somme vanno versate al fondo per la contrattazione decentrata e, quindi, possono alimentare la retribuzione di risultato.
Alla base delle indicazioni che caratterizzano la delibera dei giudici contabili abruzzesi vi sono due elementi di fondo. Il primo è il principio di carattere generale, che discende direttamente dall'articolo 98 della Costituzione, cioè l’onnicomprensività delle retribuzioni erogate a pubblici dipendenti. Questo principio opera in modo rigido per i dirigenti, mentre per i dipendenti lo fa in modo “attenuato”: solamente per gli incarichi che sono conferiti ratione officii, cioè per lo svolgimento di compiti strettamente attinenti alle attività assegnate come normale incombenza istituzionale. In secondo luogo si deve fare riferimento all'articolo 24, comma 3, del Dlgs 165/2001, che vieta ai dirigenti delle pubbliche amministrazioni di ricevere compensi per attività svolte per conto del proprio ente, mentre una previsione legislativa analoga non c’è per il personale del comparto.

Limiti e sanzioni
Già a partire dal parere della commissione speciale del pubblico impiego del Consiglio di Stato del 4 maggio 2005, è stato chiarito che i dirigenti pubblici non possono ricevere compensi dalla propria amministrazione per incarichi ulteriori, neppure nel caso in cui questi incarichi determinino un risparmio per l'ente rispetto a quanto dovrebbe essere speso per il conferimento a un soggetto esterno. La deliberazione della sezione di controllo della Corte dei conti dell'Abruzzo estende questi principi anche ai compensi corrisposti da altri soggetti qualora l'incarico di componente degli organi di società o amministrazione sia conferito dall'ente datore di lavoro. Assai rilevante è infine l’indicazione secondo la quale per i dipendenti non dirigenti non c’è un obbligo di versamento dei compensi al fondo per la contrattazione decentrata. Questa previsione è disposta dal legislatore (articolo 53 del Dlgs 165/2001) unicamente come sanzione per dirigenti e dipendenti che svolgano attività ulteriori per conto di altri soggetti pubblici o privati senza essere in part time per un periodo non superiore al 50%, oppure nel caso di attività diverse da quelle che possono essere svolte comunque o nel caso di assenza di autorizzazione preventiva da parte del proprio datore di lavoro.


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