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Riduzione fondi, aspettativa per dottorato, videosorveglianza e indebiti in buona fede

di Gianluca Bertagna

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Ancora sul «personale assumibile» per la riduzione dei fondi
Alla Corte dei conti della Liguria è stato chiesto se, alla luce dell'articolo 1, comma 236, della legge 208/2015, possa essere confermata l'interpretazione fornita dalla sezione Lombardia con il parere n. 367/2016, che ha ritenuto possibile, ai fini della determinazione della semisomma per la decurtazione del fondo in modo proporzionale alla riduzione del personale in servizio, tener conto delle unità di personale inserite nel programma triennale dei fabbisogni del personale (2017-2019), indipendentemente dalla loro effettiva assunzione entro la fine dell'anno e/o dall'avvio delle relative procedura di selezione pubblica. I magistrati contabili, con deliberazione n. 27/2017/Par ritengono che, alla luce della sopra indicata interpretazione dell'articolo 1, comma 236, della legge 208/2015, gli enti locali devono contenere il fondo destinato al trattamento accessorio del personale, anche di qualifica dirigenziale, entro il limite massimo di quanto destinato, allo stesso fine, nel 2015, nonché eventualmente decurtarlo in proporzione alle riduzioni del personale in servizio medio tempore intervenute, tenendo conto, tuttavia, in tale calcolo, anche del personale assumibile in base alla programmazione triennale. Tutto ciò, sembra essere in contrasto con il Mef – Dipartimento della Ragioneria dello Stato che nella circolare n. 12/2016, fa riferimento a una verifica finale dell'effettivo andamento assunzionale, che sembrerebbe richiamare la necessità di valutare a fine anno l'effettivo numero dei dipendenti in servizio.

Aspettativa per dottorato di ricerca o borsa di studio
Il Tar Campania – sezione VII - con la sentenza n. 1307 del 7 marzo 2017, ha esaminato il caso di un pubblico dipendente il quale impugnava il provvedimento con il quale il ministero della Difesa rigettava la sua istanza volta a ottenere l'aspettativa retribuita (per tre anni) per frequentare un dottorato di ricerca presso l'università. Tale permesso è discrezionale e può essere negato per motivi organizzativi dell'ente. Per il tribunale, però, «il collocamento in aspettativa (per dottorato di ricerca o borsa di studio, ndr), così come un suo eventuale diniego, è subordinato ad un'attenta valutazione da parte dell'Amministrazione di appartenenza alle sue esigenze organizzative, delle quali la stessa deve rendere conto fornendo una motivazione rigorosa che, a maggior ragione nel caso di diniego, esprima le oggettive ragioni di incompatibilità del collocamento in aspettativa richiesto dal dipendente con gli interessi e la funzionalità della P.A.». Nel caso specifico, non è bastata neppure la motivazione per cui il lavoratore era considerato una risorsa altamente qualificata e particolarmente preziosa, viste le proprie capacità, per consentire la funzionalità del servizio, atteso che tale tipo di valutazione concerne le caratteristiche professionali del dipendente che, di per sé, non possono ritenersi esigenze operative dell'amministrazione.

Installazione impianti audiovisivi e controllo dei lavoratori
L'Istituto nazionale per il Lavoro, con comunicato pubblicato in data 10 marzo 2017, ha fornito i nuovi modelli per la richiesta di autorizzazione, da parte dei datori di lavoro, per l'installazione degli impianti di videosorveglianza di cui all'articolo 4 della legge 300/1970. La normativa vigente stabilisce che gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale. Le aziende che intendono installare nei luoghi di lavoro un impianto di videosorveglianza, in difetto di apposito accordo con la rappresentanza sindacale unitaria o la rappresentanza sindacale aziendale, hanno l'obbligo di munirsi di apposita autorizzazione all'installazione e all'utilizzo dell'impianto, rilasciata dall'Ispettorato territoriale del Lavoro competente per territorio, previa presentazione di apposita istanza. Pertanto, nella sezione «modulistica», l'Istituto ha inserito i nuovi modelli dell’istanza di autorizzazione all'installazione di impianti di videosorveglianza e di sistemi di controllo a distanza diversi dalla videosorveglianza con l'esatta indicazione della documentazione necessaria da allegare alla medesima.

La buona fede non basta a impedire il recupero degli indebiti percepiti
«In caso di pubblico impiego privatizzato nel caso di domanda proposta da una amministrazione nei confronti di un proprio dipendente in relazione alle somme corrisposte a titolo di retribuzione, qualora, risulti accertato che l'erogazione sia avvenuta sine titulo, è consentita la ripetibilità delle somme ex art. 2033 cc e tale ripetibilità non è esclusa per la buona fede dell'accipiens, in quanto questa norma riguarda, sotto il profilo soggettivo, soltanto la restituzione dei frutti e degli interessi». La Corte di cassazione civile - sezione Lavoro – con sentenza n. 4323 del 20 febbraio 2017, esamina il caso di una lavoratrice - oramai cessata dal servizio - che si era opposta alla richiesta di restituzione di somme indebitamente percepite, sostenendo il diritto all'irripetibilità sul presupposto di avere agito in buona fede e di trovarsi in condizioni economiche tali da non vedere garantita una vita dignitosa in relazione al suo stato sociale, anche facendo ricorso al pagamento rateale. Al contrario, la Corte, confermando la decisione dei giudici dei gradi precedenti, rigettava le doglianze della lavoratrice, affermando, tra l'altro, che a smentita della buona fede non poteva ignorarsi la circostanza per cui la dipendente era consapevole di avere illegittimamente continuato a percepire il normale stipendio, nonostante le previsioni legali, di cui non poteva non essere a conoscenza, in materia di trattamento in caso di aspettativa (le maggiori somme, infatti, si riferivano a un periodo in cui la dipendente era in aspettativa). In particolare, dunque, sarebbe stato doveroso per la stessa informare il proprio datore di lavoro della svista circa le maggiori retribuzioni erogate.


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