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Lavoro flessibile, nuovi concorsi, pensioni per le donne e compensi incentivanti

di Gianluca Bertagna

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Limiti al lavoro flessibile
Un Comune ha posto alla propria Sezione regionale della Corte dei conti, il seguente doppio quesito:
• se sia legittima (e a quali eventuali condizioni) l'assunzione di personale con forme di lavoro flessibile per gli enti che non abbiano sostenuto spese ad alcun titolo né nell'anno 2009, né nel triennio 2007/2009, ovvero se agli stessi sia assolutamente precluso il ricorso a detti rapporti di lavoro;
• se (anche) i sussidi economici erogabili in relazione allo svolgimento di tirocini formativi rientrino nell'aggregato delle spese di personale di cui all'articolo 9, comma 28, del Dl n. 78/2010, convertito nella legge n. 122/2010.
Le risposte sono contenute nella deliberazione n. 133/2017/PAR dei magistrati contabili del Veneto, i quali, con riferimento al primo quesito richiamano l'orientamento della Sezione delle Autonomie, espresso con deliberazione n. 1/SEZAUT/2017/QMIG, secondo cui «ai fini della determinazione del limite di spesa previsto dall'articolo 9, comma 28, del Dl 78/2010 e s.m.i., l'ente locale che non abbia fatto ricorso alle tipologie contrattuali ivi contemplate né nel 2009, né nel triennio 2007-2009, può, con motivato provvedimento, individuare un nuovo parametro di riferimento, costituito dalla spesa strettamente necessaria per far fronte a un servizio essenziale per l'ente. Resta fermo il rispetto dei presupposti stabiliti dall'articolo 36, commi 2 e seguenti, del Dlgs n. 165/2001 e della normativa – anche contrattuale – ivi richiamata, nonché dei vincoli generali previsti dall'ordinamento».
Quanto al secondo quesito, il Collegio ritiene che la risposta sia contenuta nella lettera della norma (articolo 9, comma 28), che, facendo espresso riferimento ad «altri rapporti formativi», richiama un concetto ampio suscettibile di ricomprendere al suo interno qualunque forma di rapporto con intento formativo che comporti una spesa a carico del bilancio dell'ente e, quindi, anche il tirocinio formativo, implicante comunque l'instaurazione di una relazione che può certamente rientrare nel suddetto, ampio concetto di rapporto formativo.
In ogni caso, il costo per i tirocini formativi non rientra nella spesa di personale ove venga coperto da finanziamenti di terzi.

Indizione nuovo concorso con graduatoria preesistente ed efficace
«L'esistenza di una graduatoria concorsuale ancora valida limita o addirittura esclude l'indizione di un nuovo concorso, ma non incide sulla potestà di avviare una procedura di mobilità, che è alternativa all'assunzione di personale nuovo rispetto al concorso o allo scorrimento delle relative graduatorie, atteso che con essa il personale non viene assunto, ma solamente trasferito con il consenso della pubblica amministrazione di appartenenza, che esercita una valutazione circa la necessità di mantenere presso di sé determinati soggetti». È questo il principio confermato dal Tar Campania – sezione IV - con la sentenza n. 366 del 16 gennaio 2017, relativamente al ricorso di un soggetto collocato in posizione utile in una graduatoria avverso la decisione della Pa di procedere all'indizione di un nuovo concorso, piuttosto che allo scorrimento della graduatoria già preesistente ed efficace per la copertura di un posto in organico.
Viene peraltro aggiunto che «sul piano dell'ordinamento positivo, si è ormai realizzata la sostanziale inversione del rapporto tra l'opzione per un nuovo concorso e la decisione di scorrimento della graduatoria preesistente ed efficace. Quest'ultima modalità di reclutamento rappresenta ormai la regola generale, mentre l'indizione del nuovo concorso costituisce l'eccezione e richiede un'apposita e approfondita motivazione, che dia conto del sacrificio imposto ai concorrenti idonei e delle preminenti esigenze di interesse pubblico».

Pensioni: requisiti accesso regime sperimentale donna
L'Inps ha fornito chiarimenti in merito all'articolo 1, commi 222 e 223, della legge 232/2016, in particolare sui termini per poter fruire del regime sperimentale donna ai fini dell'accesso agevolato alle prestazioni pensionistiche di anzianità. L'Istituto, nel messaggio n. 1182 del 15 marzo 2017, pone l'accento sul requisito anagrafico e l'obbligo di cessare contestualmente il rapporto di lavoro, sottolineando come la disposizione sopra richiamata abbia esteso la facoltà di cui al regime sperimentale donna alle lavoratrici che non hanno maturato entro il 31 dicembre 2015 i requisiti previsti dalla stessa disposizione, per effetto degli incrementi della speranza di vita di cui all'articolo 12 del Dl 78/2010.
Ne consegue che possono esercitare la facoltà in argomento le lavoratrici che entro il 31 dicembre 2015 abbiano maturato un'anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni (per le gestioni esclusive dell'Ago 34 anni, 11 mesi e 16 giorni) e un'età anagrafica pari a 57 anni per le dipendenti e 58 anni per le autonome.
Le lavoratrici in argomento, possono presentare in qualsiasi momento, anche successiva all'apertura della cosiddetta finestra mobile, la domanda di pensione di anzianità, fermo restando il regime delle decorrenze previsto nelle diverse gestioni previdenziali, nonché l'obbligo di cessazione del rapporto di lavoro dipendente per il conseguimento del predetto trattamento pensionistico.

Compensi incentivanti per funzioni tecniche e attività ricomprese
Nella determinazione del fondo per gli incentivi per funzioni tecniche di cui all'articolo 113, comma 2, del Dlgs n. 50/2016, si possano ricomprendere anche gli importi posti a base di gara degli appalti di forniture e servizi non finanziati con spese per investimenti? E in caso di risposta positiva, tra le funzioni tecniche possano essere considerate anche le attività di programmazione biennale degli acquisti di beni e servizi di cui all'articolo 21 del Dlgs. 50/2016?
LaCorte dei conti del Veneto, con deliberazione n. 134/2017/PAR precisa che la norma richiamata riconosce il compenso incentivante anche per lo svolgimento, da parte dei dipendenti pubblici, di funzioni tecniche nell'ambito degli appalti di servizi e di forniture.
Ciò posto, sulla scorta di argomenti di carattere logico-sistematico, il Collegio ritiene che il riferimento agli «stanziamenti previsti per la realizzazione dei singoli lavori» debba intendersi come comprensivo anche degli stanziamenti previsti per il singolo servizio e la singola fornitura.
Quanto al secondo quesito, la Corte sottolinea come l'avverbio “esclusivamente” contenuto nella disposizione, esprima con chiarezza l'intenzione del legislatore di riconoscere il compenso incentivante limitatamente alle attività espressamente previste, ove effettivamente svolte dal dipendente pubblico, per cui l'elencazione contenuta nella norma deve considerarsi tassativa. Non trattandosi, quella del quesito, di un'attività assimilabile ad alcuna di quelle contemplate dall'articolo 113, dunque, il Collegio ritiene che nessun compenso incentivante possa essere riconosciuto per lo svolgimento della stessa.


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