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Sanatoria dei contratti decentrati: cinque anni in più ma incognite su platea e vincoli

di Arturo Bianco

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Le amministrazioni regionali e locali che hanno deliberato il recupero delle somme illegittimamente inserite nei fondi per la contrattazione decentrata possono avere cinque anni di tempo in più per completare il recupero di queste risorse.
È l'effetto determinato dall'inserimento nella legge di conversione del Milleproroghe(Dl 244/2016) del comma 15-quater all’articolo 1. Va ricordato che il termine previsto dal legislatore era lo stesso numero di anni in cui nei fondi erano state illegittimamente o erroneamente inserite risorse aggiuntive.

La «sorpresa»
La disposizione giunge in modo inatteso sia per il testo in cui è stata inserita, sia per il contenuto. Infatti, una modifica delle regole per la sanatoria della contrattazione decentrata integrativa è attesa nello schema di decreto legislativo attuativo della riforma del pubblico impiego ed essa è diretta soprattutto alle risorse che sono state illegittimamente percepite dal personale. Con questa disposizione viene quindi consentito alle regioni ed agli enti locali (questo continua ad essere l'unico comparto per il quale è prevista la sanatoria della contrattazione decentrata illegittima) di allungare per un periodo massimo di cinque anni la durata del recupero delle somme che sono state inserite illegittimamente nei fondi, fermi restando sia il rispetto dei vincoli di carattere finanziario sia della quantificazione delle somme da recuperare. Di questa scelta occorrerà dare spiegazione in una relazione che deve essere allegata al conto consuntivo di ognuno degli anni in cui l'allungamento opera. I revisori dei conti vengono impegnati nella verifica sul provvedimento.

Le incognite sulla platea
La disposizione solleva non pochi problemi interpretativi ed applicativi ed è facile immaginare che si determineranno numerosi contrasti nella sua interpretazione. In primo luogo, il testo sembra consentire di ricorrere a questo allungamento solamente alle amministrazioni che alla data di entrata in vigore della legge di conversione del Dl 244/2016 abbiano già «adottato le misure di contenimento della spesa per il personale» previste dall’articolo 4, comma 1 del Dl 16/2014, cioè il recupero delle somme illegittimamente inserite nei fondi. Per cui questa disposizione sembra produrre i propri effetti solamente per le amministrazioni che hanno già avuto la relazione ispettiva della Ragioneria Generale dello Stato e che si sono “messe in riga” rispetto alle previsioni di recupero suggerite o imposte da questo documento.

Risparmi incerti, ma da certificare
In secondo luogo, rimane fermo l'obbligo di «rispetto dei vincoli finanziari». Il che non chiarisce se le amministrazioni, oltre a garantire il recupero delle somme, debbano anche garantire il rispetto di tutti gli altri parametri indicati dalla disposizione, e se questo vincolo si applica anche se per effettuare questo recupero gli enti fanno ricorso solamente al taglio del fondo per la contrattazione decentrata. In terzo luogo, occorre dimostrare che l'ente realizza «ulteriori riduzioni di spesa» rispetto a quelli già previsti. Risparmi che non sono però fissati in maniera precisa dal dettato normativo. Il testo si limita a suggerire che siano adottate forme di razionalizzazione ulteriore, con specifico riferimento agli effetti di contenimento della spesa derivanti da «processi di soppressione e fusione di società, enti o agenzie strumentali». Il che sembra tradursi in uno stimolo all’applicazione delle previsioni dettate dal decreto legislativo 175/2016 di riordino delle partecipate. Uno stimolo che sul terreno politico è sicuramente condivisibile, ma che in questo modo non può che risultare incerto sul terreno concretamente operativo. Infine, viene previsto che si dia corso a ulteriori relazioni illustrative che si aggiungono a quella che deve essere prodotta, una tantum, entro il 31 maggio dell'anno in cui si è dato corso all’utilizzo della disposizione di recupero delle somme illegittimamente inserite nel fondo per la contrattazione decentrata. Un adempimento ulteriore per numerose amministrazioni.


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