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Da part time a full time, messa in disponibilità, lavoro flessibile e di pubblica utilità

di Gianluca Bertagna

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Trasformazione da part time a full time
Un dipendente è stato assunto a tempo parziale, poi ha avuto un incremento di ore senza raggiungere il tempo pieno. Successivamente, l'amministrazione ha un fabbisogno per giungere al full time. Quale capacità assunzionale va “scaricata” per tale trasformazione? La differenza tra il part time iniziale oppure quella dal numero di ore attuali? La sezione Abruzzo della Corte dei Conti, con la deliberazione n. 12/2017 ricorda innanzitutto il limite posto dall'articolo 3, comma 101, della legge 244/2007 («per il personale assunto con contratto di lavoro a tempo parziale la trasformazione del rapporto a tempo pieno può avvenire nel rispetto delle modalità e dei limiti previsti dalle disposizioni vigenti in materia di assunzioni»). I giudici contabili, quindi, sottolineano come l'incremento di spesa che l'ente locale sostiene a seguito della trasformazione, e sulla cui base deve verificare la capienza nel contingente di assunzioni annuali effettuabili, è pari alla differenza fra la spesa sostenuta per il rapporto di lavoro a tempo parziale e quella discendente dalla trasformazione del rapporto a tempo pieno, anche al fine di evitare comportamenti “elusivi” dei vigenti vincoli in materia di turn over. Trattandosi, infatti, di un limite quantitativo mai preso in considerazione prima, neanche in occasione degli incrementi di orario con cui è stata integrata la prestazione lavorativa part time, in questa fase di trasformazione del rapporto la differenza oraria fra l'originario contratto di lavoro e il contratto a tempo pieno va a incidere integralmente sugli spazi assunzionali dell'ente.

Dotazione organica e dichiarazione d'esubero
«In tema di pubblico impiego contrattualizzato, l'organizzazione, la consistenza e la variazione delle dotazioni organiche sono determinate in funzione dell'efficienza dell'amministrazione, della razionalizzazione del costo del lavoro pubblico e della migliore utilizzazione delle risorse umane, in conformità ai principi espressi dagli articoli 1, comma 1, e 6 del Dlgs 165/2001, restando rimessa alla discrezionalità della Pa la determinazione e revisione della pianta organica». Questi i principi fissati dalla Corte di cassazione civile, sezione Lavoro, con la sentenza n. 3738 del 13 febbraio 2017, relativamente al giudizio inerente la legittimità di una procedura di dichiarazione d'esubero, con conseguente messa in disponibilità, di due lavoratori, in applicazione dell'articolo 33 del Dlgs 165/2001 (vigente nella formulazione anteriore al Dlgs 150/2009). A ciò si aggiunge che, «il collocamento in disponibilità non dà luogo, in relazione al rapporto di pubblico impiego, alla risoluzione del rapporto di lavoro, come avviene invece nell'area dei rapporti di lavoro privato, configurandosi nel suddetto settore una mera sospensione nel tempo del rapporto (con sostanziali tratti di analogia sul punto con il diverso istituto, proprio del settore privato, della cassa integrazione guadagni), destinata a protrarsi per il periodo massimo di 24 mesi, previsto per un possibile diverso impiego presso la stessa amministrazione ovvero per una diversa ricollocazione presso altre amministrazioni o sino al momento in cui il dipendente non abbia preso servizio presso la diversa amministrazione che, secondo gli accordi intervenuti, ne avrebbe consentito la ricollocazione».

Lavoro flessibile in assenza di parametro
Un ente non ha sostenuto spese per assunzioni a tempo determinato o altre forme di lavoro flessibile, nell'anno 2009 e nemmeno nel triennio 2007-2009 e chiede, quindi alla Corte dei conti, se il Comune possa comunque effettuare assunzioni a tempo determinato per garantire il regolare funzionamento di alcuni servizi (ragioneria), o se sia possibile effettuare un'integrazione stipendiale per l'ampliamento dell'orario di un lavoratore socialmente utile che presta la propria attività presso il Comune per 20 ore settimanali. La Corte dei conti del Veneto, con deliberazione n. 66/2017, ricorda che ai fini della determinazione del limite di spesa previsto dall'articolo 9, comma 28, del Dl 78/2010 e s.m.i., l'ente locale che non abbia fatto ricorso alle tipologie contrattuali ivi contemplate né nel 2009, né nel triennio 2007-2009, può, con motivato provvedimento, individuare un nuovo parametro di riferimento, costituito dalla spesa strettamente necessaria per far fronte a un servizio essenziale per l'ente. La spesa per l'integrazione salariale dei lavoratori socialmente utili rientra nell'ambito delle limitazioni imposte dall'articolo 9, comma 28, del Dl 78/2010, nei termini ivi previsti, ove sostenuta per acquisire prestazioni da utilizzare nell'organizzazione delle funzioni e dei servizi dell'ente.

Lavori di pubblica utilità finanziati dalla Regione e spese di personale
La Corte dei conti del Friuli Venezia Giulia con deliberazione n. 2/2017 evidenzia come la giurisprudenza contabile abbia più volte affermato il principio secondo cui risulta possibile non computare tra il costo del lavoro degli enti locali, le spese per le assunzioni finanziate con proventi di altri soggetti (in particolare, con fondi di provenienza regionale o comunitaria). Con particolare riferimento ai contratti di lavoro cosiddetti “flessibili”, benché risulta possibile l'utilizzo dei fondi regionali per il finanziamento delle assunzioni a tempo determinato connesse ai progetti Lpu, è onere dell'ente che si avvale di tali fondi verificare il ricorrere di tutte le ipotesi previste dalla normativa al fine di procedere all'esclusione dai limiti assunzionali di detti progetti, interamente finanziati dalla regione e senza obbligo di restituzione. Al ricorrere di tali presupposti, del resto, l'ente, non è tenuto al rispetto dei limiti attualmente previsti dal primo e secondo periodo dell'articolo 9, comma 28, del Dl 78/2010 per le assunzioni temporanee di personale.


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