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Per le spese di personale riduzione «modulabile» in autonomia

di Giovanni G.A. Dato

La delibera della Corte dei conti Veneto n. 11/2017/PARsi è soffermata sulla richiesta di parere avanzata da un ente locale che - premessa la riduzione dell'incidenza della spesa di personale sulla spesa corrente rispetto al rapporto medio conseguito nel triennio 2011-2013 nel rispetto della lett. a) del comma 557 dell’articolo 1 della legge n. 296/2006 - chiede di conoscere se per calcolare la spesa corrente nel triennio di riferimento (2011-2013) si possa ricorrere ad una rilevazione extra-contabile per estrapolare quelle spese non più presenti negli anni successivi a seguito di diversa scelta gestionale o per diversa metodologia di contabilizzazione dei movimenti di bilancio.

L’analisi interpretativa
La deliberazione in esame ricorda che la sezione delle Autonomie, con delibera 16/2016, ha affermato che, con riferimento al citato parametro normativo, non è possibile, in mancanza di norme espresse, depurare il denominatore del rapporto spesa di personale/spesa corrente dalle spese di natura eccezionale o, comunque, non ricorrenti che siano dovute a scelte discrezionali degli enti (in altre parole, non vi sono spazi per operazioni di “sterilizzazione” ovvero di “neutralizzazione” non previste dalla legge in caso di scelte discrezionali dell’ente; solo in alcuni casi il legislatore è intervenuto con espresse deroghe: cfr. l’articolo 1, comma 424, della legge n. 190/2014 e l’articolo 11, comma 4-ter, del Dl n. 90/2014). La spesa di personale quindi è da considerare quale species rispetto al genus “spesa corrente” e le possibili distorsioni determinate dalla presenza di voci di spesa di natura eccezionale e non ripetibile non consentono di superare il disposto dell’articolo 6-bis del Dlgs n. 165/2001. La sezione delle Autonomie, poi, ha ribadito che le azioni per garantire il contenimento della spesa del personale rientrano nell’autonoma discrezionalità degli enti territoriali che dovranno attuarle valutando tutte le componenti rientranti nella voce “costo del personale”.
Sulla disciplina in questione la Corte costituzionale ha chiarito come i vincoli imposti dal legislatore statale all’incremento dell’aggregato “spesa di personale” costituiscono principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica ed il raggiungimento dell’obiettivo di contenimento della spesa del personale deve essere perseguito con azioni da modulare nell’ambito dell’autonomia di ciascun ente, che è facoltizzato a comprimere le voci di spesa ritenute più opportune; il giudice delle leggi, inoltre, ha affermato che l’obiettivo di contenere entro limiti prefissati una delle più frequenti e rilevanti cause del disavanzo pubblico, costituita dalla spesa complessiva per il personale, ha rilevanza strategica ai fini dell’attuazione del patto di stabilità interno e concerne un rilevante aggregato della spesa di parte corrente.
Anche le sezioni Riunite della Corte dei conti hanno posto l’accento sulle misure organizzative, da modulare nell’ambito dell’autonomia degli enti, atte ad assicurare il raggiungimento degli obiettivi di contenimento; esse devono rivolgersi prioritariamente alla riduzione dell’incidenza percentuale rispetto al complesso delle spese correnti, al contenimento della spesa per il lavoro flessibile e ad altre misure indicate dalla norma.

Il parere
Secondo la deliberazione in esame, deve ritenersi, quindi, che secondo la vigente disciplina in materia di contenimento della spesa del personale permane, a carico degli enti territoriali, l’obbligo di riduzione di cui all’articolo 1, comma 557, della legge n. 296/2006, secondo il parametro individuato dal comma 557-quater, da intendere in senso statico, con riferimento al triennio 2011-2013.


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