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Dipendenti pubblici, in busta paga il 6,2% in meno rispetto al 2011

di Gianni Trovati

Lo stipendio medio dei dipendenti pubblici è sceso nel 2015 a quota 34.146 euro, cioè il 6,2% in meno (inflazione compresa) rispetto alle vette raggiunte nel 2011. È questo il dato chiave del nuovo conto annuale sul personale pubblico, cioè il censimento diffuso ogni anno dalla Ragioneria generale dello Stato.

I numeri
Tutti i numeri del pubblico impiego, del resto, sono in flessione, stretti fra i vincoli rigidi al turn over e il blocco della contrattazione che è entrato ormai nel suo ottavo anno. Proprio i limiti alle assunzioni spiegano anche la riduzione delle dimensioni degli organici pubblici: in questo caso il picco è stato raggiunto nel 2007, e la riduzione rispetto ad allora è del 6,9%. L'incrocio fra dinamica degli stipendi ed evoluzione degli organici ha riportato il costo del lavoro complessivo registrato nella Pubblica amministrazione sotto quota 159 miliardi, vale a dire vicino ai livelli di dieci anni fa.
Nelle sue tabelle la Ragioneria generale affronta anche l'analisi per comparto, e mostra che sono Regioni ed enti locali ad aver subito la dieta più drastica nel lungo periodo della stretta nata nel tentativo di combattere la crisi finanziaria.

Questioni aperte
Non a caso la discussione sul pubblico impiego destinata a riaprirsi in queste settimane è duplice. Da un lato c'è il rinnovo dei contratti, su cui sono già partiti i confronti informali fra governo e sindacati in attesa del nuovo decreto sul pubblico impiego, mentre dall'altro c'è la richiesta dei Comuni di allargare le possibilità di assunzioni. Entrambi argomenti che proprio in questi giorni tornano però a scontrarsi con le richieste di aggiustamento arrivate dalla Ue.


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