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Comandante di polizia locale, indennizzi da danno biologico e componente femminile nelle commissioni

di Gianluca Bertagna

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Attribuzioni di funzioni al comandante di polizia locale
Il Tar Campania - sezione III – con sentenza n. 5463 del 24 novembre 2016, ha preso in esame il ricorso di una ditta operante nel settore della pubblicità avverso il provvedimento di un comandante di una polizia locale, avente ad oggetto il rigetto della richiesta di autorizzazione di impianti pubblicitari permanenti, già preesistenti sul territorio comunale.
La questione principale è se al comandante della polizia municipale possano essere attribuite funzioni proprie della ordinaria struttura amministrativa che potrebbero interessare istituzionalmente la polizia municipale sotto l'aspetto operativo, di controllo o repressione di violazioni.
Già l'Anac con l'orientamento n. 19 del 10 giugno 2015, aveva affermato che sussiste un'ipotesi di conflitto di interesse, anche potenziale, nel caso in cui al Comandante/Responsabile della Polizia locale, indipendentemente dalla configurazione organizzativa della medesima, sia affidata la responsabilità di uffici con competenze gestionali, in relazione alle quali compie anche attività di vigilanza e controllo.
Ora, il Tar, nella sentenza in esame ricorda che: «La polizia municipale è struttura organizzativa non dipendente da alcun "settore" e avente compiti e funzioni specifiche non riconducibili ad alcun settore.[…] Consegue che al Comandante del corpo stesso non possono essere attribuite dai regolamenti locali, funzioni di amministrazione attiva consistenti nell'adozione di provvedimenti amministrativi, sia essi di contenuto negativo, quali il diniego di autorizzazioni o concessioni, si essi di contenuto positivo, quali il rilascio di provvedimenti ampliativi».

Indennizzi da danno biologico
L'Inail, con la circolare n. 49 del 16 dicembre 2016, ha illustrato le più recenti disposizioni in materia di rivalutazione degli importi degli indennizzi del danno biologico derivante da infortunio sul lavoro e malattia professionale, con decorrenza 1° luglio 2016.
Il legislatore (con la legge di stabilità per il 2016) ha disposto che, con effetto dall'anno 2016, a decorrere dal 1º luglio di ciascun anno, gli importi degli indennizzi del danno biologico erogati dall'Inail ai sensi dell'articolo 13 del Dlgs n. 38/2000, sono rivalutati, con decreto del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, su proposta del presidente dell' Inail, sulla base della variazione dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati accertata dall'Istituto nazionale di statistica rispetto all'anno precedente.
Lo stesso comma precisa che gli incrementi annuali si aggiungono a quello complessivo del 16,25% e si applicano agli indennizzi dovuti dall'Inail ai sensi della Tabella indennizzo danno biologico di cui al Dm 12 luglio 2000.

Mancata presenza componente femminile nelle commissioni
«La normativa sulle pari opportunità, come prevista anche dall'art. 57 d.lgs. 165/2001, è preordinata a garantire nel senso più ampio le possibilità di occupazione femminile, sicché la sua violazione non può venir contestata altro che dalle possibili beneficiarie della stessa. In assenza di una esplicita disposizione normativa che preveda il contrario, la violazione della normativa di settore non esplica di per sé effetti vizianti delle operazioni concorsuali ed è rilevante soltanto in presenza di una condotta discriminatoria del collegio in danno dei concorrenti di sesso femminile».
Questo il principio affermato dal Tar Emilia Romagna – sede staccata di Parma, sezione I – con sentenza n. 333 del 23 novembre 2016, relativamente al ricorso con cui un candidato di sesso maschile a una selezione per progressione verticale, impugnava gli atti della procedura per assenza del componente femminile nella commissione giudicatrice.
In particolare, il Collegio, respingendo il ricorso dell'interessato, sottolinea come nel caso in esame le doglianze pervenissero da un soggetto non titolare del bene tutelato dalla previsione, né erano allegate circostanze di fatto in base alle quali tale composizione avrebbe avuto effetti discriminanti sulla valutazione delle sue prove d'esame.


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