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Province, mobilità chiusa senza tagli

di Gianni Trovati

Alla fine, lo spettro della mobilità obbligatoria con il taglio del 20% allo stipendio di base e l'azzeramento delle voci variabili della busta paga è rimasto appunto uno spettro. Nessuno degli «esuberi» prodotti dall'alleggerimento di funzioni e organici in Province e Città metropolitane è andato incontro davvero alla scure in busta paga, perché le varie strade per la ricollocazione hanno funzionato in modo indolore per le retribuzioni.
Il consuntivo ufficiale della maxi-mobilità innescata dalla riforma Delrio è arrivato venerdì dal dipartimento della Funzione pubblica con la pubblicazione delle ultime assegnazioni. I poco meno di 300 dipendenti interessati dalla graduatoria di fine anno prenderanno servizio nella nuova collocazione il 1° febbraio.

I numeri dell'operazione
Ma soprattutto gli elenchi diffusi ieri chiudono di fatto un cantiere che la ministra per la Pa e l'Innovazione Marianna Madia ha definito in più di un'occasione «la più grande operazione di mobilità nella storia del pubblico impiego». I numeri in effetti sono importanti, e indicano negli enti di area vasta dei territori a Statuto ordinario oltre 15mila «eccedenze» di personale: più di 6.600 persone sono state ricollocate direttamente dalle Regioni; poco più di 5mila lavorano nei centri per l'impiego, la cui funzione è rimasta di competenza regionale dopo il «no» al referendum costituzionale; 2.300 hanno potuto sfruttare il treno dei pensionamenti con requisiti pre-Fornero (e altri 400 sono andati a riposo con i termini ordinari), mentre gli altri sono stati coinvolti nelle procedure di mobilità regolate dal decreto del settembre 2015. La regia di questo enorme giro di valzer è stata della Funzione pubblica, ora arrivata al traguardo di un'operazione che per la stessa ministra Madia ha rappresentato una scommessa dal risultato non scontato. La tagliola sulle buste paga per ora non scatta nemmeno per la piccola "coda" rappresentata dai circa 60 dipendenti che finora non hanno aderito ad alcuna delle chiamate della Funzione pubblica, e che hanno ora un mese di tempo per rimediare.

Accorpamento del Corpo forestale nei Carabinieri
Ma Province e Città metropolitane non sono gli unici fronti che hanno impegnato le strutture di Palazzo Vidoni nella ridefinizione degli organici pubblici. Sempre venerdì, il portale della mobilità ha pubblicato i dati di un'altra operazione importante, quella prodotta dall'accorpamento del Corpo forestale nei Carabinieri prevista dalla riforma Madia sul tema.
Per i circa 7mila dipendenti della Forestale la riforma ha messo a disposizione una doppia scelta: l'ingresso nell'arma dei Carabinieri oppure l'adesione ad altre forme di mobilità all'interno della Pa per evitare la "militarizzazione". Anche in questo caso, il bilancio tracciato ieri da Palazzo Vidoni si rivela più tranquillo rispetto ai timori della vigilia, perché praticamente tutti i 7mila dipendenti interessati hanno scelto la via maestra dell'ingresso nei Carabinieri. Fuori da questo percorso, per scelta o per condizioni incompatibili con l'arma (per esempio gli ex obiettori) sono rimaste meno di 300 persone, nel 95% dei casi già assegnati ad altre Pa. Chiusa anche l'operazione Enit, con la pubblicazione della graduatoria relativa ai 64 dipendenti da ricollocare, mentre per la Croce rossa c'è ancora un anno di tempo: ma dopo la fase 1, ieri è stata pubblicata la graduatoria con 667 nuove assegnazioni, in arrivo a breve ce ne sono altre 300 e l'anno prossimo resta da percorrere l'ultimo 15% di un cammino che in tutto sposta 1.991 persone.


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