Home  › Personale

Presenze, trattamento accessorio, ufficio disciplinare e rapporto dipendenti/cittadini

di Gianluca Bertagna

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Licenziamento per falsa attestazione di presenza in servizio
«La registrazione effettuata attraverso l'utilizzo del sistema di rilevazione della presenza sul luogo di lavoro è corretta e non falsa solo se nell'intervallo compreso tra le timbrature in entrata ed in uscita il lavoratore è effettivamente presente in ufficio, mentre è falsa e fraudolentemente attestata nei casi in cui miri a far emergere, in contrasto con il vero, che il lavoratore è presente in ufficio dal momento della timbratura in entrata a quello della timbratura in uscita». È questo il principio ribadito dalla Corte di cassazione civile, sezione Lavoro, con la sentenza n. 24574 del 1° dicembre 2016, relativamente al giudizio di legittimità circa un licenziamento irrogato a un pubblico dipendente il quale per due giorni aveva omesso di timbrare in entrata e in uscita il cartellino, in occasione di alcuni allontanamenti dal luogo di lavoro, e del successivo rientro dopo un lungo intervallo di tempo. A maggior specificazione viene aggiunto che la falsa attestazione della presenza in servizio si realizza non solo nel caso di alterazione/manomissione del sistema, ma in tutti i casi in cui la timbratura, o altro sistema di registrazione della presenza in ufficio, miri a far risultare falsamente che il lavoratore è rimasto in ufficio durante l'intervallo temporale compreso tra le timbrature/registrazioni in entrata e in uscita.

Quale tetto al trattamento accessorio?
Un ente ha chiesto alla Corte dei conti del Piemonte se l'articolo 1, comma 236, della legge 208/2015 può intendersi rispettato se l'ammontare complessivo delle risorse destinate al trattamento accessorio non superi l'ammontare complessivo determinato per l'anno 2015, oppure se il vincolo debba essere rispettato per ogni singola voce del salario accessorio (ossia se l'importo di ogni singolo istituto contrattuale facente parte del trattamento accessorio non possa superare l'importo determinato per l'anno 2015 per il corrispondente istituto). Con deliberazione n. 135/2016/Par la Sezione ritiene che il vincolo previsto dalla disposizione in parola si debba applicare all'ammontare complessivo del trattamento accessorio e, quindi, non alle sue singole componenti, tenuto conto che l'unico vincolo previsto dalla legge è dato dall'ammontare complessivo delle risorse destinate per il 2016 al trattamento accessorio, che non può superare il corrispondente importo determinato per l'anno 2015.

Mancata costituzione Ufficio procedimenti disciplinari
La Corte di cassazione civile, sezione Lavoro, con la sentenza n. 22487 del 4 novembre 2016, ha esaminato il ricorso con cui un ente chiedeva la riforma della sentenza nella quale una Corte d'appello aveva annullato un procedimento disciplinare (scaturito in licenziamento) nei confronti di un lavoratore pubblico, in quanto effettuato da un organo diverso dall'ufficio dei procedimenti disciplinari, al momento dei fatti non costituito dall'ente. Secondo la Corte, ciò che rileva non è la formale costituzione dell'Upd, ma esclusivamente se la garanzia posta al dipendente sia stata rispettata da parte dell'organo dell'amministrazione che abbia emanato la sanzione espulsiva, in considerazione dei principi costituzionali a cui sono sottoposte le Pa. In particolare, il Collegio, cassando la decisione di secondo grado, illustra come la norma invocata dai giudici dell'appello (articolo 55-bis, comma 4, del Dlgs 165/2001) faccia riferimento all'«individuazione», e non alla obbligatoria «istituzione», di uno specifico ufficio competente per i procedimenti disciplinari e che la stessa non richieda che tale individuazione debba essere espressa, o debba avvenire, con apposito provvedimento.

Come si calcola il rapporto dipendenti/popolazione
Il Dl 113/2016 ha previsto maggiori capacità assunzionali per gli enti sotto i 10mila abitanti che abbiano il rapporto dipendenti/popolazione nel limite dei parametri stabiliti per gli enti in dissesto. La Corte dei conti del Piemonte, con deliberazione n. 136/2016/Par ha spiegato il meccanismo di verifica ritenendolo estremamente chiaro essendo previsto che l'assunzione di personale nell'anno X debba avvenire in relazione a determinati parametri (cessazioni, rapporto dipendenti/popolazione) dell'anno X-1. A giudizio del Collegio, quindi, appare corretto un meccanismo di calcolo che determini la facoltà assunzionale per l'anno 2017 facendo riferimento alle cessazioni e al rapporto popolazione/dipendenti esistente al 31 dicembre 2016. Tale meccanismo, per espressa previsione normativa, opera annualmente e non su base triennale: se la capacità assunzionale per il 2017 si determina con riferimento ai dati relativi all'esercizio precedente, parimenti accadrà per il 2018, anno in cui si farà riferimento ai dati dell'anno precedente.


© RIPRODUZIONE RISERVATA