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Recupero individuale sugli stipendi illegittimi anche se c'era la «buona fede»

di Luciano Cimbolini

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il Tar per il Lazio (Sezione Prima Bis), con la sentenza n. 10882/2016, interviene in materia di recupero di emolumenti illegittimamente erogati a dipendenti pubblici.

La vicenda
Ufficiali dell'Aeronautica militare, collocati in congedo a domanda, hanno in prima battuta beneficiato di provvidenze di cui all'articolo 23 della legge 836/1973, poi ritenute irregolari. Successivamente la Pa ha provveduto, in base al parere del Consiglio di Stato n. 373/1997, al recupero rateale delle somme versate a titolo di «prima sistemazione», dato che i ricorrenti, avendo lasciato il servizio a domanda, non avevano diritto agli emolumenti.
Il provvedimento della Pa è stato impugnato. Non è stato contestato il merito del provvedimento, ma l'illegittimità del prelievo disposto dall'amministrazione con esclusivo riferimento al fatto che, al momento della ripetizione della somma, l'erogazione del beneficio si era conclusa già da diversi anni. La procedura retroattiva di recupero, ritenuta illegittima, avrebbe dunque comportato un danno ai ricorrenti in ragione della buona fede da essi riposta nell'atto in seguito annullato dalla Pa.
In altre parole, non è stata sostenuta la legittimità dell'emolumento percepito, né è stato contestato il provvedimento implicito di annullamento dell'originaria erogazione, quanto piuttosto la procedura utilizzata per il suo recupero.

La decisione
Tanto premesso, secondo il Giudice amministrativo, la natura illegittima della somma percepita è incontrovertibile. Essendo il trattamento economico conseguente al rapporto di servizio di natura paritetica, la ripetizione d'indebito, come nel caso di specie, è disciplinata dall'articolo 2033 del codice civile. Per questo motivo l'azione di ripetizione d'indebito non costituisce, per la Pa, un atto discrezionale. Più precisamente, risulta discrezionale solo nelle modalità del recupero, risultando, per il resto, un'attività assolutamente vincolata (Tar Toscana, Sezione 1°, 9 settembre 2003 n. 5042). Per la Pa, dunque, il recupero della somma erroneamente corrisposta è un atto dovuto, privo di valenza provvedimentale (Consiglio di Stato, Sezione IV, 24 maggio 2012 n. 2705).
La giurisprudenza afferma che la Pa, in tali circostanze, non è tenuta nemmeno a indicare una specifica e dettagliata motivazione per l'annullamento dell'atto erroneamente assunto, atteso che, in questo caso, si tratta di esercitare un diritto soggettivo che, in quanto tale, non richiede alcuna puntuale motivazione (Consiglio di Stato, Sezione IV, 20 settembre 2012 n. 5043).
Nel conflitto tra l'interesse del percipiente alla conservazione dell'indebito e quello pubblico alla buona e corretta amministrazione, prevale senz'altro quest'ultimo (Consiglio di Stato, Sezione IV, 12 maggio 2006 n. 2679).
Sotto il profilo del recupero non può incidere nemmeno la peculiare situazione soggettiva di buona fede del percipiente. L'elemento psicologico della buona fede, per uniforme orientamento giurisprudenziale, non è idoneo a legittimare la conservazione di un trattamento economico non spettante, ma semmai soltanto a temperare l'onerosità ed i disagi del suo recupero da parte dell'amministrazione (Consiglio di Stato, Sezione VI, 25 luglio 1994, n. 1260, Consiglio di Stato, Sezione III, 12 settembre 2013, n. 4519 e Consiglio di Stato, Sezione IV, 22 settembre 2015 n. 5010). L'elemento psicologico, quindi, assume esclusiva valenza non già quale causa di irripetibilità degli emolumenti, ma unicamente come elemento rilevante nella determinazione delle modalità di recupero (Tar Campania, Salerno, Sezione 1°, 19 ottobre 2000 n. 786).
Nel caso di specie, risulta la Pa, nel rispetto del dettato giurisprudenziale, ha provveduto ad adottare un piano di recupero rateale della somma erroneamente versata ai ricorrenti, secondo un criterio che non pregiudica le essenziali esigenze di vita degli stessi.


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