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Il decentrato non può tagliare le indennità delle intese nazionali

di Arturo Bianco

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Né la contrattazione decentrata integrativa nè, tantomeno, le singole amministrazioni possono ridurre la misura delle indennità fissate dai contratti nazionali. Non si può arrivare a tale esito neppure nel caso di riduzione del fondo per la contrattazione decentrata. Possono essere così riassunte le nette indicazioni che arrivano dall'Aranper il personale del comparto regioni ed enti locali, indicazioni che possono essere estese a tutti i comparti di contrattazione del pubblico impiego. Alla base del parere vi sono le regole in vigore nel pubblico impiego sui rapporti tra la contrattazione collettiva nazionale e quella decentrata, nonché le considerazioni relative alle modalità attraverso cui gli enti possono finalizzare le risorse destinate alla incentivazione del personale per la realizzazione dei propri obiettivi e per il funzionamento del modello organizzativo che hanno scelto.

Il quadro normativo
Come è noto, negli anni dal 2011 al 2014, sulla base delle previsioni del Dl 78/2010, e nel 2016 (o, per meglio dire, fino alla entrata in vigore dei decreti legislativi sulla riforma della dirigenza e del lavoro pubblico), sulla base della legge 208/2015, le amministrazioni non potevano superare, rispettivamente, il tetto del fondo per la contrattazione decentrata del 2010 e del 2015. E devevano ridurre tali risorse in misura proporzionale alla diminuzione del personale in servizio.
Dal che possono scaturire conseguenze pesantemente negative sulla contrattazione collettiva decentrata integrativa, in particolare nel caso in cui le risorse disponibili del fondo diminuiscono in misura assai rilevante e non consentono di corrispondere compensi disciplinati interamente dalla contrattazione nazionale che servono a remunerare lo svolgimento di specifiche attività e/o alcuni profili professionali, quali ad esempio le indennità per il personale insegnante delle scuole materne, per le educatrici degli asili nido, nonché il turno o il rischio o la reperibilità o i compensi aggiuntivi per le attività svolte nelle giornate festive.

Il vincolo inderogabile
La misura di queste indennità non può essere ridotta dalla contrattazione decentrata e, dobbiamo aggiungere, non può neppure essere incrementata, in quanto il loro importo è fissato dal contratto collettivo nazionale di lavoro, che non lascia margini di intervento alla contrattazione decentrata. Di conseguenza ogni intervento dei contratti locali è su questa materia illegittimo, in quanto la contrattazione che si svolge a livello di singole amministrazioni è meramente integrativa di quella nazionale e le clausole dei contratti di secondo livello che si pongano in contrasto con quanto stabilito dai Ccnl sono nulle e non applicabili.
Il parere dell'Aran ricorda il vincolo inderogabile per cui le indennità devono trovare il proprio finanziamento esclusivamente nel fondo per la contrattazione decentrata, anzi per la precisione ricordiamo che solo l'indennità di vigilanza è finanziata direttamente dal bilancio dell'ente. Corollario di tale principio è che al di fuori del fondo, quindi con risorse aggiuntive, non possono essere finanziate forme di salario accessorio.

La riduzione del fondo per la contrattazione decentrata
Nel caso di riduzione del fondo, la contrattazione decentrata deve necessariamente provvedere a modificare la ripartizione contenuta nelle precedenti intese. Nello svolgimento di tali trattative l'Aran ci ricorda che ognuna delle due parti contrattuali, datore di lavoro e soggetti sindacali, è legittimata ad assumere le iniziative per «salvaguardare il proprio specifico interesse, come autonomamente valutato». Il che vuol dire che i rappresentanti dell'ente locale devono assumere le iniziative che giudicano necessarie per «tutelare in via prioritaria le esigenze organizzative e funzionali». Ovviamente, all'interno del perimetro tracciato dal legislatore e dalla contrattazione nazionale. E, sapendo, che la destinazione di risorse all'una voce sottrae destinazioni alle altre finalità, il che può determinare conseguenze anche sul modello organizzativo: ad esempio. se non vengono destinate risorse al finanziamento del turno o della reperibilità, queste attività non potranno essere svolte. In particolare, il finanziamento delle progressioni orizzontali, sottrae permanentemente risorse alla incentivazione del personale per le attività svolte.


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