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Niente sanzioni disciplinari per il litigio tra vigili del fuoco fuori dall'orario di lavoro

di Vittorio Italia

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il Tar Campania - Napoli, sezione IV, 10 novembre 2016 n. 5192 ha giudicato illegittima la sanzione disciplinare del "richiamo scritto" nei confronti di un vigile del fuoco che aveva avuto un diverbio con un collega, ma al di fuori dell'orario di lavoro.

Il fatto
Nell'area antistante il bar all'interno del Comando un Vigile del fuoco si è rifiutato di rispondere al saluto di un altro vigile, ha inveito e minacciato, non ha spiegato il motivo del rifiuto ed ha anche offeso l'anziana madre dell'altro. Quest'ultimo ha risposto rimproverando il collega e ha poi riferito l'episodio ai superiori. Il Dipartimento dei vigili del fuoco del ministero dell'Interno ha irrogato al secondo Vigile, ma non all'altro, la sanzione disciplinare del "rimprovero scritto", per violazione del doveri d'ufficio stabiliti dagli articoli 7, lettera f) del Dpr 64/2012, e 36 lettera f) del contratto collettivo, perché "non era stato mantenuta, nei rapporti interpersonali, una condotta uniformata a principi di correttezza, e non si era astenuto da comportamenti lesivi della dignità delle persone". Il Vigile del fuoco ha proposto ricorso al Tar, che ha accolto il ricorso, ma per ragioni diverse da quelle proposte dal ricorrente.

La sentenza
I Giudici sono pervenuti a questa conclusione sulla base delle seguenti considerazioni: •l'articolo 36 del contratto collettivo alla lettera f) specifica l'obbligo di mantenere "durante l'orario di lavoro", nei rapporti interpersonali e con gli utenti, condotta uniformata a principi di correttezza evietando comportamenti lesivi della dignità delle persone;
• la fattispecie astratta ha a suo presupposto il fatto che il comportamento addebitato si era verificato "durante l'orario di lavoro", mentre nella fattispecie il diverbio è avvenuto al di fuori dell'orario di lavoro;
• anche l'articolo 7, comma 3, lettera f) del Dpr n. 64/2012 contiene una dicitura analoga a quella dell'articolo 36 del contratto collettivo;
• poiché i fatti non si sono svolti durante l'orario di servizio, essi non rientrano nel nucleo della contestazione e della normativa violata, il provvedimento deve quindi essere annullato.

La valutazione della sentenza
La sentenza ha argomentato sulla base delle norme relative al contratto collettivo e del Dpr 28 febbraio 2012 n. 64 (Regolamento di servizio del corpo nazionale dei vigili del fuoco) ed ha esattamente richiamato la disposizione che prevede il comportamento "durante l'orario di lavoro". Le norme citate sono regole speciali, contrattuali e normative relative al Corpo dei vigili del fuoco, ma siccome anche i Vigili del fuoco sono dipendenti pubblici, sorge il problema se i Giudici avrebbero dovuto tenere presenti anche le altre norme regolamentari di carattere generale, valide per tutti i dipendenti pubblici. Infatti, lo stesso Dpr 64/2012, nell' articolo 7 comma 4, stabilisce che "Per quanto non previsto dal presente regolamento il personale osserva il Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, adottato con decreto del Ministro per la funzione pubblica 28 novembre 2000". Questo Codice del 2000 stabilisce all'articolo 9 (Comportamento nella vita sociale) che "Il dipendente non sfrutta la posizione che ricopre nell'amministrazione per ottenere utilità che non gli spettano. Nei rapporti privati (…) non menziona né fa altrimenti intendere, di propria iniziativa, tale posizione, quando ciò possa nuocere all'immagine dell'amministrazione". Il problema è però complicato dal fatto che il nuovo Codice di comportamento per i dipendenti pubblici, adottato con Dpr 62/2013, stabilisce all'articolo 10 una regola nuova sul comportamento che il dipendente deve tenere nei rapporti privati, e prescrive che egli "non assume altro comportamento che possa nuocere all' immagine dell'amministrazione". Vi è quindi un intreccio di norme regolamentari emanate in tempi diversi e sorge il problema se si doveva applicare la norma del vigente Codice di comportamento del 2013 (che vieta quei comportamenti che possono nuocere all'immagine dell'amministrazione), o se si doveva applicare la norma del Codice di comportamento del 2000, richiamato dall'articolo 7, comma 4, del Dpr n. 64/2012, che non prevede quest'ipotesi. A rigore, poiché i fatti si sono svolti nel 2014, la norma che doveva essere applicata era l'articolo 10 del Codice di comportamento del 2013, ed in conseguenza il comportamento di entrambi i vigili del Fuoco avrebbe dovuto essere sanzionato e la sanzione avrebbe dovuto essere considerata legittima.
Ma i giudici hanno considerato il problema sotto un diverso angolo visuale ed hanno fermato l'attenzione sull'inciso relativo "all'orario di lavoro", che consentiva di risolvere una situazione di fatto delicata ed incresciosa, stemperando i rapporti tra i dipendenti del Corpo dei Vigili del Fuoco.

Le conseguenze per altri casi simili
Questa sentenza può essere considerata come un punto di riferimento per altri casi simili, ma le Amministrazioni dovranno considerare la successione nel tempo delle norme regolamentari, speciali e generali, e queste ultime non potrebbero essere disattese.


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