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Rappresentatività sindacali, licenzamenti disciplinari, visite obbligatorie e Cococo

di Gianluca Bertagna

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Aggiornamento elenco della rappresentatività sindacale
L'Aran, con comunicato 26 ottobre 2016, ha informato che è avvenuto l'accertamento della rappresentatività sindacale per il triennio 2016-2018, che tiene conto dei mutamenti associativi effettuati dalle organizzazioni sindacai operanti nei comparti «Funzioni centrali» e «Istruzione e ricerca» e nelle relative aree dirigenziali, ai sensi degli articoli 9 e 11 del Ccnq del 13 luglio 2016. L'applicazione dei citati articoli ha consentito ai sindacati interessati di poter disporre di una breve finestra temporale per effettuare le aggregazioni o fusioni, che hanno portato al presente accertamento della rappresentatività, il quale sostituisce quello pubblicato, in via provvisoria, il 14 luglio 2016.

Mancata affissione codice disciplinare e licenziamento
La Corte di cassazione civile, sezione Lavoro, con sentenza n. 21032 del 18 ottobre 2016 ha esaminato il ricorso di un lavoratore avverso il licenziamento irrogatagli dall'ente di appartenenza, in mancanza dell'affissione del codice disciplinare nella sede di lavoro. La Corte ha evidenziato che la percepibilità dalla coscienza sociale di un fatto quale minimo etico deve ritenersi applicabile non solo alle sanzioni disciplinari espulsive, per le quali sussiste il potere di recesso del datore di lavoro, in presenza di una giusta causa o di un giustificato motivo, ma anche per le sanzioni cosiddette conservative. Infatti, deve ritenersi che i comportamenti del lavoratore costituenti violazioni dei doveri fondamentali siano sanzionabili a prescindere dalla loro inclusione o meno all'interno del codice disciplinare, e anche in difetto di affissione dello stesso, in quanto in questi casi il lavoratore ben può rendersi conto, anche al di là di una analitica predeterminazione dei comportamenti vietati e delle relative sanzioni da parte del codice disciplinare, della illiceità della propria condotta. Questo il principio di massima conclusivo: «Anche relativamente alle sanzioni disciplinari conservative - e non per le sole sanzioni espulsive - deve ritenersi che, in tutti i casi nei quali il comportamento sanzionatorio sia immediatamente percepibile dal lavoratore come illecito, perché contrario al c.d. minimo etico o a norme di rilevanza penale, non sia necessario provvedere alla affissione del codice disciplinare, in quanto il lavoratore ben può rendersi conto, anche al di là di una analitica predeterminazione dei comportamenti vietati e delle relative sanzioni da parte del codice disciplinare, della illiceità della propria condotta».

Chi paga le visite mediche obbligatorie?
Sono stati posti alla Commissione per gli interpelli in materia di salute e sicurezza del ministero del Lavoro due quesiti:
1: «su quale soggetto devono ricadere gli oneri economici inerenti il trasporto dei lavoratori, con mezzo privato o pubblico, nel percorso, quando non può essere coperto a piedi, dalla casa di cura indicata dal Medico Competente per espletare gli esami clinici e biologici e le indagini diagnostiche previste dall'art. 41, comma 4, primo periodo, complementari alle visite mediche periodiche previste dalla normativa in oggetto, al luogo ove abitualmente svolgono la proprio attività lavorativa»?
2: «il tempo impiegato dal lavoratore per spostarsi dalla casa di cura indicata dal medico competente … al luogo nel quale lo stesso lavoratore esplica abitualmente l'attività lavorativa deve essere considerato orario di lavoro»?
La Commissione, coninterpello n. 14 del 25 ottobre 2016, ha riassunto che i costi relativi agli accertamenti sanitari non possono comportare oneri economici per il lavoratore (compresi i costi connessi con eventuali spostamenti che siano necessari) e il tempo impiegato per sottoporsi alla sorveglianza sanitaria, compreso lo spostamento, deve essere considerato orario di lavoro (si veda al riguardo anche interpello sicurezza n. 18/2014).

Procedure di stabilizzazione e giurisdizione
Rientra nella giurisdizione del giudice ordinario la controversia avente a oggetto l'impugnazione di un provvedimento con il quale un Comune annulli in autotutela un proprio precedente provvedimento di stabilizzazione di un rapporto di lavoro, con un soggetto che aveva svolto presso l'ente, per tre anni, attività lavorativa co.co.co., e motivato con riferimento all'assenza delle condizioni inderogabili imposte dalle leggi finanziarie, rispettivamente del 2007 e 2008, per stabilizzare il medesimo rapporto? Questo, in sintesi, quanto stabilito dal Consiglio di Stato – sezione V – con sentenza n. 4273 del 17 ottobre 2016, relativamente al ricorso di un vincitore di una procedura selettiva avverso il provvedimento con cui l'ente annullava in autotutela la propria precedente deliberazione con la quale, in virtù della selezione, stabilizzava il rapporto di lavoro con il soggetto interessato.


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