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Danno erariale per il dipendente comunale che emette mandati di pagamento a proprio favore

di Ulderico Izzo

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Sussiste la responsabilità per danno erariale del dipendente comunale che, con artifizio, riesce ad emettere mandati di pagamento a proprio nome distraendo le risorse finanziarie destinate alla collettività. È quanto emerge dalla sentenza della Corte dei conti Sicilia, Sezione giurisdizionale, del 13 ottobre 2016, n. 714.

Il fatto
Il Procuratore regionale per la Sicilia, anche in base alle acquisizioni derivanti da autonomo procedimento penale, ha citato in giudizio un dipendente comunale il quale, abusando della propria posizione che gli garantiva di accedere al sistema informatico comunale per la gestione dei mandati di pagamento, aveva determinato un meccanismo fraudolento finalizzato a distrarre denaro dalle casse comunale a proprio favore.
In particolare, il convenuto in giudizio dapprima produceva (per la iniziale loro conservazione agli atti dell’Ufficio di ragioneria) mandati di pagamento apparentemente regolari e plausibili, sebbene privi di titolo giustificativo, e poi presentava alla Banca tesoriere una seconda copia dei mandati, così prodotti, difforme rispetto alla prima nella parte riguardante il beneficiario del pagamento, dove venivano riportate le coordinate bancarie del proprio conto corrente o di quello intestato al figlio. Infine, una volta riscosse le somme, per non lasciare traccia dell’avvenuta distrazione del denaro, distruggeva i mandati restituiti dalla Banca con il timbro di avvenuto pagamento, per sostituirli con quelli recanti i dati apparentemente regolari e plausibili, sui quali faceva falsamente apparire apposto il predetto timbro bancario.

La decisione
La sentenza in rassegna non poteva che concludersi con una espressa condanna al risarcimento del danno erariale, anche sulla base di quanto dichiarato dal convenuto, nel frattempo destinatario di misure restrittive della libertà personale a seguito di sentenza di patteggiamento.
In sede di causa è emerso che il sistema è nato con la collaborazione di un tecnico esterno all’Organizzazione comunale che in origine doveva effettuare la normale attività di manutenzione software.
Il danno causato alle finanze comunali è stato quantificato in oltre mezzo milione di euro che, per un Ente di poco più di mille abitanti, è fortemente significativo, tanto è vero che il sistema fraudolento ha generato peggioramenti dei saldi trimestrali di conto corrente acceso presso il Tesoriere, con consequenziali maggiori interessi bancari.

Conclusioni
La Corte dei conti per la Sicilia ha pronunciato una sentenza esemplare che evidenzia, però, come negli Enti minori il problema del funzionamento del sistema dei controlli interni, anche in ottica anticorruzione, presenta un vulnus molto ampio. Giova ricordare che il tutto è nato dalla presenza di una forte discrasia tra la carenza di liquidità e il contenimento delle spese nell’esercizio, cosa che non poteva non destare l’attenzione dell’Organo politico e del Segretario comunale, ancora ultimo baluardo a tutela del principio di legalità.


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