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Spese di personale, assenze ingiustificate, lavoro flessibile e cessione del quinto

di Gianluca Bertagna

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Riduzione rapporto percentuale spese di personale/spese correnti
La sezione Toscana della Corte dei conti, con deliberazione n. 101/2016/Par del 15 settembre 2016, ricorda che il comma 557, lettera a), della legge 296/2007 è stato abrogato all'articolo 16, comma 1, del Dl 113/2016, convertito in legge 160/2016, recante «Misure finanziarie urgenti per gli enti territoriali e il territorio» e, conseguentemente, risulta venuta meno la disposizione che prevedeva la riduzione del rapporto tra spese di personale e spese correnti. In ogni caso, il Collegio ricorda che restano confermate tutte le disposizioni in materia di riduzione e contenimento delle spese di personale, per le assunzioni a tempo indeterminato e determinato e per l'incremento delle risorse aggiuntive alla contrattazione decentrata.

Licenziamento per assenze prive di giustificazione
«Ai sensi dell'art. 55 quater lett. b) del D. Lgs. 165/2001 l'assenza priva di valida giustificazione per un numero di giorni, anche non continuativi, superiore a tre nell'arco di un biennio consente l'intimazione della sanzione disciplinare del licenziamento purchè non ricorrano elementi che assurgono a "scriminante" della condotta tenuta dal lavoratore tali da configurare una situazione di inesigibilità della prestazione lavorativa». È quanto affermato dalla Corte di cassazione civile, sezione Lavoro, con sentenza n. 18326 del 19 settembre 2016, relativamente al ricorso avverso la sentenza con cui una corte di appello aveva disposto la reintegrazione di una dipendente comunale, licenziata per essersi assentata dal servizio per un periodo maggiore a 3 giorni, senza idonea giustificazione, dovendo assistere il figlio disabile. Nel caso concreto, dunque, benché la corte d'appello avesse ritenuto sufficiente la cura del figlio disabile quale giustificazione al comportamento omissivo del dipendente (oltre al fatto che allo stesso non fosse stata riconosciuta la possibilità di fruire di un periodo di aspettativa non retribuita), al contrario l'avviso della suprema Corte è nel senso che i giudici dell'appello avrebbero dovuto adeguatamente, altresì, valutare la gravità dell'inadempimento con riguardo, non solo ai profili oggettivi, ma anche agli elementi soggettivi. In particolare, infatti, ad avviso della Sezione, sarebbe dovuto considerarsi se l'adempimento dei doveri d'ufficio (con riferimento alla comunicazione delle ragioni di assenza e, soprattutto, all'utilizzo di tutti gli istituti a disposizione del dipendente che si trovi in una situazione di svantaggio, quali ferie e permessi, per giustificare le assenze) doveva ritenersi, e per quale ragione, comportamento non esigibile, dovendosi ritenere - viceversa - rientrare nella normale diligenza del lavoratore il rispetto dell'orario di lavoro e delle condizioni di fruizione (previa richiesta) di pause, ferie e in generale di cause di sospensione del rapporto di lavoro previste dalla legge o dal contratto collettivo.

Quale limite di lavoro flessibile?
Un Comune ha chiesto alla Corte dei conti della Puglia, quale sia la procedura idonea per reperire, nel 2016, un'unità di personale tramite contratto di lavoro flessibile, tenuto conto che sia nel 2009 che nel triennio 2007-2009 (periodo cui riferire il limite di spesa fissato dall'articolo 9, comma 28, del Dl 78/2010), il Comune non ha sostenuto spese per assunzioni di personale a tempo determinato. I magistrati contabili, con deliberazione n. 149/2016/Par del 15 settembre 2016 illustrano che nelle ipotesi in cui un ente non abbia sostenuto alcuna spesa per lavoro flessibile, sia nell'anno 2009 che nel triennio 2007-2009, il riferimento alla media del triennio 2007-2009 è stato introdotto dal Legislatore per evitare di penalizzare le amministrazioni particolarmente "virtuose" che non hanno sostenuto spese per tali finalità nell'anno 2009 e che, in assenza di spesa anche per il triennio 2007-2009, dovranno reputarsi consentite le assunzioni determinate dalla assoluta necessità di far fronte, in tal modo, a un servizio essenziale per l'ente, e la spesa così determinata costituirà il parametro finanziario per gli anni successivi.  

Cessione quinto pensioni e aggiornamento tassi
Con decreto del 26 settembre 2016, il ministero dell'Economia e delle finanze – Dipartimento del Tesoro - ha indicato i tassi effettivi globali medi (Tegm) praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari, determinati ai sensi dell'articolo 2, comma 1, della legge 108/1996, recante disposizioni in materia di usura, come modificata dal Dl 70/2011, convertito con modificazioni dalla legge 106/2011, rilevati dalla Banca d'Italia e in vigore per il periodo di applicazione 1° ottobre–31 dicembre 2016. Il valore dei tassi applicati nel periodo 1° ottobre-31 dicembre 2016 per i prestiti contro cessione del quinto dello stipendio e della pensione, sono i seguenti:
- (classe importo) fino a 5.000 euro;
- (tasso medio) 11,39 euro;
– (tasso soglia usura) 18,2375 euro;
- (classe importo) oltre 5.000 euro;
- (tasso medio) 10,57 euro;
– (tasso soglia usura) 17,2125 euro.
È quanto previsto nel messaggio n. 3923 del 29 settembre 2016 dell'Inps.


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