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Utilizzo resti 2013, domanda concorso non recapitata, performance e scorrimento

di Gianluca Bertagna

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Capacità assunzionale e utilizzo dei resti
A seguito dell'entrata in vigore della legge 208/2015 è ancora possibile per i Comuni utilizzare a fini assunzionali, nell'anno 2016, i "resti" dell'anno 2013? Alla domanda risponde la sezione Umbria della Corte dei conti con la deliberazione n. 64/2016/Par la quale illustra come la legge di stabilità 2016 abbia introdotto una forte limitazione alla possibilità di turn over, ridefinendo la capacità assunzionale degli enti locali per gli anni 2016, 2017 e 2018 nella misura del 25 per cento della spesa del personale cessato nell'anno precedente. Nulla però è stato innovato in ordine alla perdurante possibilità per gli enti locali di effettuare assunzioni a tempo indeterminato a valere sui residui ancora disponibili delle quote percentuali delle facoltà assunzionali riferite al triennio precedente, secondo la disciplina contenuta nell'articolo 3, comma 5, del Dl 90/2014 (nel testo modificato dall'articolo 4, comma 3, del Dl 78/2015). Ciò sull'assunto per cui le limitazioni introdotte dalla citata disposizione sono finalizzate unicamente alla riduzione o al contenimento della spesa per il personale, non risultando tale obiettivo pregiudicato dall'utilizzo dei citati resti assunzionali. Il Collegio, dunque, osserva che, ove il Legislatore avesse inteso sopprimere la facoltà assunzionale riferibile ai resti non ancora utilizzati, lo avrebbe detto espressamente secondo il noto brocardo "ubi lex voluit dixit, ubi lex noluit tacuit". In conclusione, i magistrati contabili ritengono che l'ente possa utilizzare a fini assunzionali, nell'anno 2016, i "resti" dell'anno 2013, essendo detta annualità inclusa nel precedente triennio (2013-2015), secondo l'accezione dinamica adottata dalla sezione delle Autonomie nella pronuncia n. 28/2015.

Mancato recapito domanda partecipazione a un concorso
Il Tar Campania – sezione V – con sentenza n. 4226 del 9 settembre 2016 ha affrontato il caso relativo al ricorso di una candidata a una procedura concorsuale, avverso il provvedimento con la quale l'ente non l'aveva inserita nell'elenco degli ammessi, per mancato ricevimento della domanda. Secondo i giudici, «è contrario ai principi di giustizia e di ragionevolezza imputare al candidato il disservizio nel quale è incorsa l'amministrazione postale, specie quando, come nella fattispecie, il bando di concorso imponeva, come mezzo per la presentazione della domanda di partecipazione, esclusivamente il servizio postale». Il fatto che il plico non fosse mai pervenuto all'amministrazione, non poteva ridondare in danno della candidata, specie visto che il bando di concorso preveda, quale unica modalità di presentazione della domanda, quella della raccomandata mediante il servizio postale.

Valutazione e performance
Veniamo alla suddivisione di competenze tra Funzione pubblica e Ragioneria generale dello Stato. Il dipartimento della Funzione pubblica comunica che in data 15 settembre 2016, è stato sottoscritto con l'Ispettorato generale del bilancio dello Stato il protocollo d'intesa per il coordinamento delle iniziative per l'integrazione del ciclo della performance con il ciclo della programmazione economico-finanziaria. Nel comunicato del 22 settembre 2016, si legge che l'attuazione del protocollo prevede un coordinamento delle attività di interesse comune al fine di semplificare gli adempimenti e indirizzare le amministrazioni nell'applicazione delle recenti innovazioni normative. Nel documento sono inseriti diversi aspetti di interesse per tutte le pubbliche amministrazioni.

Scorrimento della graduatoria
La regola dello scorrimento della graduatoria, rispetto all'indizione di una nuova selezione, presuppone che vi sia identità dei posti messi a concorso tra la prima e la seconda procedura, in assenza della quale è legittimo l'esperimento di una nuova selezione. Da tale principio, dunque, discenderebbe la conseguenza che benché per due posizioni via sia coincidenza di categoria d'inquadramento, livello retributivo e titolo di studio, se non vi è effettiva corrispondenza fra le mansioni per le quali occorre procedere alla copertura dei posti, e quelle oggetto di una precedente procedura, la regola dello scorrimento "soccombe" a favore della disciplina derogatoria che permette l'indizione di una nuova selezione. Questo quanto ribadito dal Consiglio di Stato - sezione VI – con sentenza n. 3557 del 9 agosto 2016, relativamente al ricorso di alcuni candidati, collocati in posizione utile in una graduatoria, avverso gli atti con cui un ente aveva indetto un nuovo concorso pubblico per lo stesso profilo professionale per il quale gli stessi erano risultati idonei in una precedente procedura.


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