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Mobilità in entrata «neutrale» sugli spazi di turn over

di Gianluca Bertagna

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Con il ripristino delle ordinarie facoltà assunzionali in alcune regioni, si ripropone, con forza, il tema della mobilità. Al di là di capire se prima di poter attingere o meno a una graduatoria è necessario procedere nuovamente con l'articolo 30, del decreto legislativo n. 165/2001 (si veda Il Quotidiano degli Enti Locali e della Pa del 6 settembre 2016), un punto chiave di tutto il sistema assunzionale degli enti locali riguarda la connotazione della mobilità quale nuova assunzione o meno.
In altre parole, ci si chiede se la mobilità in entrata continui a essere neutra ai fini del turnover e, quindi, a non erodere la capacità assunzionale destinata ai dipendenti esterni alla pubblica amministrazione.

Il principio di neutralità
Il cosiddetto principio di neutralità della mobilità, nasce nel 2005, con l'articolo 1, comma 47, della legge n. 311/2004 il quale prevede che, in vigenza di disposizioni che stabiliscono un regime di limitazione delle assunzioni di personale a tempo indeterminato, sono consentiti trasferimenti per mobilità, anche intercompartimentale, tra amministrazioni sottoposte a limitazioni.
In quel periodo, il legislatore stava inserendo diverse disposizioni che prevedevano rigide regole di turnover per le assunzioni tramite concorso o scorrimento di graduatoria. Tale norma, mai disapplicata dal legislatore, continua ad affermare che qualora vi siano delle limitazioni alle assunzioni è comunque possibile procedere con i trasferimenti dei dipendenti da un ente all'altro tramite la mobilità. Come più volte precisato dalla Funzione Pubblica, l'obiettivo principale della norma è quello di garantire la possibilità che le risorse umane, già esistenti nella pubblica amministrazione, possano essere redistribuite in un'ottica di miglior efficienza, efficacia ed economicità. Anche dal punto di vista finanziario, l'operazione è neutra in quanto si tratta di dipendenti che già gravano sui saldi di finanza pubblica.

La cornice normativa
La norma non ha scadenza e suona come un principio generale, peraltro, certamente applicabile anche agli enti locali in quanto la disposizione prevede che il tutto funzioni «purché abbiano rispettato il Patto di stabilità interno per l'anno precedente».
E se è pur vero che le modalità di calcolo degli obiettivi e saldi finanziari sono cambiate, è anche vero che l'articolo 1, comma 762, della legge n. 208/2015, ha previsto chiaramente che le norme finalizzate al contenimento della spesa di personale che fanno riferimento al patto di stabilità interno si intendono riferite, ora, al pareggio di bilancio.

L'orientamento dei giudici contabili
Questi principi sono, peraltro, già stati affrontati dalla magistratura contabile. Prendendo a riferimento un documento ante obbligo di ricollocazione dei dipendenti di area vasta, una deliberazione completa sull'argomento è lan. 80/2011 della Corte dei conti della sezione Lombardia, nella quale - oltre a spiegare il senso della "neutralità" della mobilità - viene indicato che le limitazioni che i due enti (quello cedente e quello ricevente) devono avere possono essere anche diverse.
Più recente è la deliberazione n. 70/2016 della Corte dei conti, sezione Piemonte, dove si attualizza l'istituto nel contesto dei blocchi assunzionali finalizzati all'applicazione delle norme per la gestione dei soprannumeri di Province e Città metropolitane.
Va da ultimo ricordato che, mentre la mobilità in entrata costituisce quindi "assunzione" ai fini dell'erosione della capacità assunzionale solamente qualora l'ente cedente non abbia limitazione alle assunzioni, in caso di mobilità in uscita questa non può mai essere considerata "cessazione" ai fini del calcolo del turnover, così come ben ribadito dall'articolo 14, comma 7, del Dl n. 95/2012.


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