Home  › Personale

Obbligo di ricollocazione per gli ex provinciali anche se il Comune non ha assunzioni in programma

di Francesco Clemente

Q
E
L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il Comune che ha resti assunzionali per il personale cessato tra il 2014 e il 2015 è obbligato automaticamente a ricollocare nel 2015 e 2016 quello dichiarato soprannumerario anche se nel piano triennale del fabbisogno del personale non ha programmato alcun nuovo ingresso in organico. L'ha chiarito la sezione di controllo della Puglia della Corte dei conti, nella delibera 142/2016, rispondendo a un Comune sulla previsione della legge di stabilità 2015 (comma 424 della legge 190/2014) che vincola le assunzioni a tempo indeterminato per il biennio 2015-2016 al riassorbimento degli ex dipendenti delle Province.

Il quadro delle regole
L'ente, nell'ambito della propria autonomia, aveva deciso di non sostituire, fino al 2018, i dipendenti cessati dal servizio tra il 2014 e il 2015, riuscendo a compensarli e a garantire i servizi con una migliore riorganizzazione degli uffici. Avendo ricevuto domande di ricollocamento da alcuni ex dipendenti provinciali per l'utilizzo della capacità assunzionale sul 2015-2016, riteneva che l'obbligo di assunzione da loro invocato avrebbe comportato per il Comune una spesa non programmata né necessaria, e che, oltre a «vanificare» i risparmi ottenuti sulla spesa corrente, avrebbe portato «serie ripercussioni» sul pareggio di bilancio e sulla sostenibilità finanziaria.
La Corte ha ricordato che la norma è stata ampiamente esaminata dalla giurisprudenza contabile, soprattutto dalla sezione delle Autonomie (delibere 19/2015, 26/2015 e 28/2015), per la «non chiara formulazione» e per il «difetto di coordinamento» con altre disposizioni in tema di assunzioni dettate dalla riforma della Pa così come modificate dal decreto enti locali (articolo 3, comma 5 del Dl 90/2014), modificato dall'articolo 4, comma 3 del Dl 78/2015. Le Autonomie hanno spiegato in particolare che il vincolo per il riassorbimento dei soprannumerari è sul budget di spesa del biennio 2015-2016 che derivi da cessazioni sul 2014 e 2015, essendo sempre possibile sottoscrivere contratti a tempo indeterminato non vincolati con la capacità assunzionale del 2014 data dai "resti" del triennio precedente (o a ritroso) dentro i limiti di finanza pubblica.

Fuori vincolo
La sezione ha ribadito che questo tipo di assunzione non rientra nel calcolo del tetto di spesa previsto dalla finanziaria 2007 (comma 557 della legge 296/2006) a condizione che sia rispettato il patto di stabilità interno e la sostenibilità finanziaria e di bilancio, ma ha affermato che in questo caso i programmi di fabbisogno di personale dell'ente locale non possono ritenersi prevalenti poiché la programmazione del legislatore nazionale è «di più ampio respiro». Si tratta, come noto, di un riordino delle Province e degli enti di area vasta con un trasferimento di funzioni e personale che prevede soprattutto la garanzia dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato e, fino a scadenza, di quelli a tempo determinato in corso (comma 92 della legge 56/2014 e Dpcm 26 settembre 2014).
Confermando la «valenza imperativa» di questi dettami, la Corte ha spiegato che con l'invocata prevalenza dei fabbisogni comunali l'obiettivo di riassorbire il personale di area vasta sarebbe invece a discrezione dell'ente locale, col rischio «non solo di vanificare l'intero impianto della procedura di mobilità dettata ai commi 421 e seguenti del Dl 190/2014, ma finendo per contraddire la stessa natura cogente e derogatoria della disciplina». Sulla questione, come richiamato nel parere, è intervenuta anche la Funzione Pubblica (circolare 1/2015) ricordando che con questa norma «il legislatore vincola gli enti a destinare il 100% del turn over alla mobilità del personale degli enti di area vasta, salvaguardando l'assunzione dei vincitori esclusivamente a valere sulle facoltà ordinarie di assunzione».

Le coneguenze operative
In questo caso, il Comune pugliese dovrà attenersi alla legge 9/2016 della Regione Puglia che per il «completamento del processo di riordino» della riforma Delrio - avviato a ottobre 2015 con legge regionale n. 31 - impone a ogni Comune l'obbligo di assumere il personale soprannumerario «a domanda individuale degli interessati» fino alla capacità assunzionale. Dopotutto, come hanno sottolineato i magistrati contabili pugliesi, la Corte costituzionale a luglio scorso (sentenza 202/2016), bocciando la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Puglia (insieme a Lombardia e Veneto), ha riconosciuto il ricollocamento del personale come «un elemento basilare» dell'intera riforma, osservando come la disciplina garantisca sia il mantenimento dei rapporti di lavoro sia il contenimento della spesa pubblica.


© RIPRODUZIONE RISERVATA