Home  › Personale

Concorsi, mansioni superiori, aspettativa per motivi personali e avvocatura intercomunale

di Gianluca Bertagna

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Mancata sottoscrizione domanda di partecipazione al concorso
Non comporta l'automatica esclusione del candidato la mancata sottoscrizione della domanda di partecipazione a un concorso. È questo il principio statuito dal Consiglio di Stato – sezione IV – con sentenza n. 3685 del 21 luglio 2016 relativamente a un caso particolare in cui la candidata era, comunque, stata ammessa (con riserva di accertamento successivo dei termini per la presentazione e sottoscrizione della domanda) alle prove e vi aveva partecipato. Pertanto:
a) non v'era alcun dubbio sulla identità della medesima;
b) non v'era alcun dubbio sulla coincidenza tra il soggetto autore della domanda e il soggetto che partecipava alle prove;
c) non v'era alcun dubbio sulla persistenza della volontà della autrice della domanda di partecipare alle prove.
Per questi motivi è stata ritenuta legittima la non esclusione della candidata.

Mansioni superiori e danno erariale
La Corte dei conti, sezione giurisdizionale per il Veneto, con sentenza n. 102 depositata il 17 agosto 2016, ha affrontato il caso inerente la responsabilità di un dirigente di un'amministrazione, condannata dal giudice ordinario, per aver fatto svolgere mansioni superiori a un proprio collaboratore, stante le oggettive carenze di organico per l'espletamento delle pratiche di ufficio.
Come regola generale, i giudici ricordano che l'assegnazione di mansioni superiori al di fuori delle ipotesi tassativamente previste dalla legge sono nulle. In ogni caso, è dovuta la corresponsione delle differenze stipendiali ai lavoratori interessati, la cui responsabilità per danno erariale è ascritta al dirigente che le ha illegittimamente disposte ovvero consentite.
In questo caso il dirigente risponde personalmente del maggiore onere conseguente, vale a dire la maggiore retribuzione dovuta al sottoposto, sempre che egli abbia agito con dolo o colpa grave.

Concessione aspettativa per motivi personali
L'Agenzia, con parere RAL 1860 Orientamenti Applicativi del 1° agosto 2016, ricorda che, la concessione dell'aspettativa per motivi personali, come nel regime precedente di stampo prettamente pubblicistico, non rappresenta mai un diritto per il dipendente, ma la sua concessione dipende sempre da una preventiva valutazione della amministrazione sulla sua ricaduta sulle esigenze operative e funzionali da soddisfare.
Pertanto, la fruizione dell'aspettativa può essere legittimamente rifiutata qualora l'assenza del lavoratore non sia compatibile con le esigenze organizzative o di servizio, sulla base dell'autonoma valutazione fatta dal datore di lavoro pubblico di tutti gli interessi concretamente coinvolti nel singolo caso concreto.

Istituzione servizio avvocatura intercomunale convenzionata
Il Tar Lombardia – sezione III - con sentenza n. 1608 del 26 agosto 2016, ha ritenuto illegittima, in quanto in contrasto con la disciplina dell'ordinamento forense, una convenzione che preveda l'utilizzo condiviso tra enti di personale adibito al servizio avvocatura di un Comune (capofila), in favore di un numero indeterminato di Comuni, per lo svolgimento di attività di difesa in giudizio.
La Sezione fa presente che l'articolo 2, comma 12, della legge 244/2007, consente ai Comuni di costituire, con lo strumento della convenzione di cui all'articolo 30 del Tuel, un ufficio unico di avvocatura a cui affidare le funzioni di ufficio legale dei vari enti costituenti, tuttavia, tale norma deve essere applicata in modo compatibile con la disciplina dell'ordinamento forense e, in particolare, della previsione secondo cui gli avvocati dipendenti da enti pubblici possono svolgere attività professionale solo in relazione agli affari propri dell'ente presso il quale sono incardinati.
Un modello operativo e organizzativo che configuri non già un ufficio unico tra più enti, bensì una convenzione aperta con possibilità di adesioni successive, in base alla quale si mette a disposizione di altri enti l'avvocatura di un unico ente (i cui avvocati assegnati tratterebbero così gli affari legali degli enti convenzionati) è da ritenersi in palese contrasto con l'articolo 23 della legge 247/2012.


© RIPRODUZIONE RISERVATA