Home  › Personale

Via libera agli aumenti dello stipendio accessorio se scende la spesa complessiva del personale

di Francesco Clemente

Q
E
L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Il congelamento del trattamento accessorio per il personale al tetto di spesa del 2015 disposto dalla legge di stabilità 2016 è una misura per controllare gli sprechi ma non vieta ai Comuni, nemmeno a quelli associati per le funzioni fondamentali, di aumentare i compensi attraverso un risparmio delle risorse sul triennio o con un impiego più produttivo dei propri dipendenti.

La decisione
L'ha chiarito la sezione di controllo Toscana della Corte dei conti nella delibera n. 86/2016, rispondendo ai dubbi di un piccolo Comune sui limiti fissati dall'ultima manovra per tutti gli impiegati pubblici (comma 236 della legge 208/2015) che blocca il fondo per la componente variabile delle retribuzioni – comprese quelli dirigenziali - dentro la quota utilizzata nel 2015 e riducendola «automaticamente» in proporzione alla diminuzione degli organici, tenendo conto del personale assumibile.
L'ente, avendo convenzionato con un altro Comune alcune delle funzioni fondamentali poiché entrambi sotto i 5mila abitanti, quindi nell'area territoriale adeguata per l'esercizio obbligatorio di queste funzioni in forma associata secondo i dettami della "manovra correttiva 2010" (articolo 14, comma 28 del Dl 78/2010), chiedeva se in questo caso fosse possibile superare il tetto del trattamento accessorio di un singolo Comune. In particolare, assegnando a un proprio dipendente la guida del settore associato di polizia municipale per una migliore organizzazione dei servizi, senza sforare il totale complessivo dei due enti trattandosi di una posizione già attiva nel secondo Comune.

Il quadro delle regole
Dando il via libera condizionato all'incarico, i magistrati contabili hanno spiegato che la norma è sempre quella stabilita dalle disposizioni d'urgenza di sei anni fa (articolo 0, comma 2-bis), poiché a cambiare è soltanto il tetto annuale di riferimento: non più il 2010 – base dal 1° gennaio 2011 al 31 dicembre 2014 – ma il 2015, in attesa però dei decreti attuativi della "riforma Madia" sulla dirigenza pubblica e sul riordino del lavoro dipendente, con particolare riferimento all'adeguamento del trattamento economico fondamentale e accessorio dirigenziale. La "ratio" resta quella chiarita dalle sezioni Riunite (delibera 51/2011), cioè «cristallizzare (al 2010) il tetto di spesa relativo all'ammontare complessivo delle risorse presenti nei fondi unici che dovrebbero tendenzialmente essere destinate al trattamento accessorio» e «rafforzare» il limite all'aumento delle risorse per il personale che «prescinde da ogni considerazione relativa alla provenienza».

I limiti della deroga
Anche in questo caso è quindi garantita l'autonomia gestionale e contabile dei singoli enti. Su questo tema, in realtà, il principio è stato affermato tre anni fa dalla sezione delle Autonomie che ha riconosciuto la possibilità di «integrare» questo tipo di risorse derogando ai limiti normativi in caso di «effettive economie di spesa», quelle cioè ottenute attuando i piani triennali di razionalizzazione e riqualificazione previsti dalle norme di "spending review" della "manovra 2011" (articolo 16, commi 4 e 5 del Dl 98/2011) o, in ogni caso, come ritenuto dalla stessa sezione Autonomie nella delibera 26/2014, con risparmi sul bilancio direttamente ricavati da «un più efficiente utilizzo del personale». Quest'ultimo è infatti il «favor» del legislatore che bilancia la stretta su quella che per la stessa giurisprudenza contabile è la «principale causa dell'andamento incontrollato e disordinato della spesa di personale e della crescita retributiva complessiva».


© RIPRODUZIONE RISERVATA