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La mole di lavoro del personale interno non giustifica l'incarico esterno

di Francesco Clemente

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La pubblica amministrazione non può ricorrere a incarichi esterni quando al suo interno ha già professionalità con le competenze richieste a terzi, ma soprattutto non può giustificare l'incarico con l'impegno a tempo pieno dei propri addetti anche se la spesa rientra nel tetto finanziario annuale stabilito dal legislatore. Lo precisa senza mezzi termini la Sezione centrale di controllo della Corte dei conti nella delibera n. 11/2016, depositata il 25 agosto, non concedendo all'Inps il «visto di legittimità» e la registrazione dell'incarico di studio – comma 6, articolo 7, Dlgs 165/2001 - affidato a un professionista esterno per adeguare il sistema informativo e contabile dell'ente alle nuove regole di bilancio per l'armonizzazione e il consolidamento dei conti pubblici nazionali. Attività nuova, ma per i magistrati contabili in ogni caso tale da essere approfondita nelle ordinarie mansioni del personale in servizio.

La vicenda
L'incarico – un contratto di collaborazione coordinata e continuativa di 24 mesi da circa 44mila euro lordi annui – rientrava nelle percentuali massime di spesa previste per l'ente in base alle norme per l'«amministrazione sobria» contenute nel cosiddetto «decreto Irpef» (articolo 14, Dl 66/2014 convertito dalla legge 89/2014), ma aveva sollevato dubbi poiché in particolare, come ammesso dall'Inps, non era stato affidato al personale in organico con le specifiche competenze poiché già impegnato a tempo pieno sui «complessi adempimenti di gestione quotidiana della funzione contabile», quindi per evitare un carico di lavoro «su una direzione già da tempo in carenza numerica di personale qualificato rispetto ai crescenti adempimenti da svolgere,…costretta a lavorare sulle urgenze e sulle scadenze, utilizzando lo straordinario diurno e festivo».

La decisione
Questa motivazione, per la Corte, non può essere ammessa perché le amministrazioni pubbliche devono attenersi a tutti i quattro i requisiti stabiliti per l'affidamento di una consulenza esterna dalle citate disposizioni del Testo unico sul pubblico impiego: l'incarico deve corrispondere agli obiettivi specifici della Pa che l'affida; deve essere non ordinario e temporaneo; deve essere affidato soltanto se all'interno dell'Ente manca personale con le stesse competenze richieste; deve essere concesso solo a esperti di accertata specializzazione e con una procedura concorsuale regolamentata. La Sezione, sottolineando il presupposto che la Pa non disponga di adeguate figure professionali al suo interno, ha ribadito che esse «non devono essere soggettivamente indisponibili, ma oggettivamente non rinvenibili nell'ambito delle risorse umane a disposizione dell'Amministrazione conferente, la quale non può fare ricorso all'affidamento di incarichi di collaborazione per lo svolgimento di funzioni ordinarie attribuibili a personale rientrante nei ruoli».
Nella delibera si è poi precisato che se l'incarico esterno si ripete nel tempo l'ente pubblico deve cercare altre soluzioni: programmare nuove assunzioni e investire sull'aggiornamento e sulla formazione professionale dei propri dipendenti. È ciò che di fatto sarà chiamata a fare anche l'Inps, le cui esigenze nel caso in esame sono state dettate esclusivamente dalla carenza numerica di personale: esse, secondo la Corte, «presentano…carattere ordinario e evidenziano l'incapacità dell'Amministrazione ad individuare soluzioni idonee, in termini di corretto utilizzo delle professionalità interne, di per sé dotate, secondo quanto espressamente riconosciuto dallo stesso Istituto, di adeguate capacità e competenze professionali».
Al contrario, dando ragione alla tesi dell'Inps, per i magistrati contabili l'incarico esterno sarebbe per tutte le Pa un escamotage per aggirare le carenze degli organici «con effetti distorsivi tanto rispetto alla norma de qua, quanto rispetto alla copiosa serie di regole e principi posti dal legislatore in materia di reclutamento del personale pubblico», posto che in ogni caso l'esternalizzazione porterebbe a un vantaggio sui risultati amministrativi.


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