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Confsal-Unsa: «Alziamo da 36 a 38 ore l'orario di lavoro nella Pa»

di Massimo Battaglia (*)

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La Federazione Unsa ha inviato alla ministra per la Pubblica amministrazione e la semplificazione Marianna Madia un documento propositivo per il rinnovo dei contratti e per un nuovo modello organizzativo.
Il documento analizza le criticità di questi ultimi sei anni, comprese le norme sulla licenziabilità del dipendente pubblico e, anche in risposta ai duri attacchi ricevuti dai lavoratori pubblici e dal sindacato, ci spinge a promuovere e proporre responsabilmente modelli utili a recuperare credibilità e produttività, fino a formulare ipotesi che comprendano un aumento dell'orario di lavoro settimanale.
Si tratta di un'ipotesi di lavoro da trattare con tutte le accortezze possibili, e con una premessa imprescindibile: all'incremento dell'orario deve corrispondere un incremento dello stipendio, strutturale e corrispondente al valore economico delle ore aggiuntive, oltre agli incrementi che saranno portati dal contratto nazionale del 2016-2018.
È una proposta che ha importanti risvolti economici per i lavoratori senza voler essere un baratto, ma va oltre poiché consente di pensare a modelli organizzativi più articolati attraverso i quali fornire più servizi ai cittadini.
Proporre una modifica dell'orario di lavoro, ad esempio da 36 a 38 ore settimanali, è un argomento molto delicato che presenta delle criticità (percezione dei lavoratori, costi, eccetera) e, per chi lo propone, una forte assunzione di responsabilità.
Una proposta coraggiosa, innovativa e anche dirompente nell'alveo di una discussione generale che rischia di essere asfittica, tesa per lo più al recupero di quanto perso in questi ultimi sei anni o a riproporre ricette già vecchie; elaborata da un sindacato, l'Unsa, autonomo dalla politica e da condizionamenti ideologici, desideroso di veder migliorare la pubblica amministrazione, di ridare credibilità al lavoro pubblico e ai suoi dipendenti, consapevole che servono nuovi stimoli e input per aumentarne la produttività.
I costi della proposta sarebbero finanziati in parte da risorse già utilizzate, cioè la spesa per compensi da lavoro straordinario che ad oggi per l'intera Pa ammonta a circa 2,5 miliardi di euro, e in parte da una migliore organizzazione del lavoro.
Il modello avrebbe il pregio di cointeressare tutti: i lavoratori con un incremento stabile delle retribuzioni, le amministrazioni con una migliore organizzazione degli uffici attraverso una maggiore disponibilità di tempo/uomo e il sistema economico, con aumento della produttività di settore, e i cittadini con più servizi.

(*) Segretario generale Confsal-Unsa


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