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Blocco dei dirigenti anche negli enti locali

di Francesco Clemente

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

In attesa dei decreti attuativi della riforma Madia, la legge di stabilità 2016 blocca a qualsiasi titolo le assunzioni di dirigenti per la copertura di posti vacanti al 15 ottobre 2015 non solo per le amministrazioni dello Stato ma anche per gli enti locali: l'ambito operativo della manovra non può essere infatti solo quello dettato dall'interpretazione letterale della norma (comma 219, articolo 1, legge 208/2015) poiché quest'ultima, oltre a specificare le categorie di personale non coinvolto dal "blocco", è collegata espressamente anche alla riforma Delrio. È quanto ha chiarito la Corte dei conti nella delibera n. 209/2016, depositata il 20 luglio dalla Sezione regionale di controllo per la Lombardia, rispondendo ai dubbi di un Comune che, come altri, riteneva possibile assumere nuovi dirigenti sia perché lo "stop" è riferito letteralmente alle amministrazioni statali, sia perché la conferenza Stato-Regioni a marzo scorso ha dato il via libera a quelli che, come in questo caso per l'ente, sono necessari a garantire lo svolgimento di funzioni fondamentali o servizi indispensabili come disciplinati dalla "spending review" prevista dalla manovra correttiva 2010 (comma 27, articolo 14, Dl n. 78/2010, convertito in legge n. 122/2010).

Le spiegazioni della Corte
La Corte ha spiegato che lo scopo del "blocco" – valido per gli incarichi assegnati dopo il 15 ottobre e fino all'entrata in vigore della legge di stabilità fissata al 1° gennaio 2016, sia per i posti a tempo indeterminato sia per quelli a tempo determinato e "a contratto" (articolo 110 del Tuel) – è lasciare immutato il quadro dei posti dirigenziali vacanti al giorno dell'approvazione del disegno di legge da parte del Governo, in particolare per dare piena attuazione alla riforma della Pa prevista dalla legge delega n. 124/2015 con la riorganizzazione della dirigenza sui ruoli unici, e per evitare che quest'ultima fosse pregiudicata da assunzioni in extremis e da un ulteriore aumento della spesa pubblica che cancellasse, tra gli altri, l'obiettivo di recuperare risorse utili per il rinnovo dei contratti pubblici.
I dubbi, in realtà, nascono dal fatto che il comma 219 dichiara indisponibili i posti dirigenziali vacanti al 15 ottobre 2015 – tranne quelli per cui il conferimento dell'incarico sia stato già avviato, considerato il numero di quelli senza incarico o con incarico di studio e in posizione di comando, distacco, fuori ruolo o aspettativa - riferendosi espressamente ai «posti dirigenziali di prima e seconda fascia delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni», quindi a categorie presenti solo nelle amministrazioni dello Stato. In realtà, come sottolineato nella delibera, si tratta di «una non perfetta tecnica legislativa» poiché una lettura «sistematica e coordinata» di altre disposizioni della stessa legge rendono questo congelamento della pianta organica applicabile a tutte le amministrazioni pubbliche.

L'interpretazione della norma
La norma richiama infatti tutte le Pa definite dal Testo unico sul pubblico impiego senza fare alcuna distinzione, ma soprattutto «rende, se ce ne fosse bisogno, pienamente applicabile la disposizione (comma 219) anche agli enti locali» poiché in particolare specifica di intervenire non solo nell'attesa dell'attuazione della riforma Madia ma anche del completamento della riforma delle province con i conseguenti processi di mobilità del personale (comma 422 e seguenti, articolo 1, legge n. 190/2014).
«Dirimente» per la Sezione è il comma 224 che esclude dal perimetro di applicazione del "blocco" assunzionale di dirigenti il personale delle città metropolitane e delle province, di conseguenza lo intende applicabile a tutti gli altri enti e «inibisce così altre soluzioni ermeneutiche» come ritenuto dalla Sezione regionale di controllo per la Puglia anche in caso di proroghe con la delibera n. 73/2016 (si veda l'articolo pubblicato Quotidiano degli enti locali e della Pa del 12 aprile 2016).
Una lettura differente non può essere ammessa invocando ad esempio l'altra disposizione della manovra che impegna gli enti locali e le regioni a rivedere le dotazioni organiche dirigenziali secondo i rispettivi ordinamenti e al riordino delle competenze degli uffici eliminando eventuali duplicazioni (comma 221): l'indisponibilità dei posti vacanti al 15 ottobre 2015 non vieta infatti di rivedere il sistema poiché non è a regime ma è solo temporanea e ancorata all'attuazione definitiva della riforma della Pa.
La copertura è invece legittima per posti non vacanti al 15 ottobre e per le altre categorie di personale escluso dal divieto (Servizio sanitario nazionale, uffici giudiziari e amministrazione della giustizia, dirigenti Miur e Protezione civile, agenzie fiscali), sempre che queste procedure abbiano rispettato le altre norme che regolano l'assunzione del personale, compreso quelle per il ricollocamento di quelli in esubero dopo la riforma delle province.


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