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Legittime le assunzioni obbligatorie di esuberi provinciali e vincitori di concorso

di Amedeo Di Filippo

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Con le sentenze 202e 205 del 2016, la Corte costituzionale salva le norme della legge di stabilità 2015 che, rispettivamente, hanno imposto a regioni ed enti locali di assumere i vincitori di concorso e ricollocare le unità soprannumerarie destinatarie dei processi di mobilità; e alle province e città metropolitane di ridurre la spesa corrente versando il contributo allo Stato.

I vincoli alla gestione del personale
Le regioni Lombardia, Puglia e Veneto hanno impugnato il comma 424 della legge 190/2014, che obbliga regioni ed enti locali, per gli anni 2015 e 2016, a destinare le risorse per le assunzioni a tempo indeterminato all'immissione nei ruoli dei vincitori di concorso collocati nelle graduatorie vigenti e alla ricollocazione delle unità soprannumerarie destinatarie dei processi di mobilità.
Oltre alla natura dettagliata della disposizione, le regioni lamentano che il ricollocamento dei dipendenti ha preceduto la conclusione del processo di allocazione delle funzioni amministrative, sicché non è corrispondente al novero dei compiti che verranno sottratti alle province e alle città metropolitane per essere assegnati alle regioni e agli enti locali.
La Consulta non ha condiviso, partendo dal fatto che la procedura di ricollocamento del personale è un elemento basilare del processo di riordino delle province, su cui la Corte si è pronunciata positivamente con la sentenza 50/2015 ammettendo la competenza dello Stato.
Ma fino a che punto può spingersi la compressione dell'autonomia organizzativa e finanziaria delle regioni sulla scelta del personale da assumere? Ricorda la Corte che la mobilità regolata dalla norma censurata parte dal presupposto di una ridistribuzione di funzioni da province e città metropolitane verso regioni ed enti locali, che si troveranno gravati da compiti ulteriori ai quali in precedenza assolvevano proprio i dipendenti soggetti alla mobilità.
Per questo la disposizione non contrasta con i principi di ragionevolezza e di buon andamento né invade la sfera di competenza legislativa regionale, perché le regioni hanno la possibilità di completare il processo di riallocazione delle funzioni col personale in sovrannumero e nel frattempo assumere i vincitori dei concorsi già esauriti per far fronte alle altre esigenze.

Conferma ulteriore per i tagli
In questo caso è la regione Veneto ad aver impugnato, della legge 190/2014:
• il comma 418, secondo cui le province e le città metropolitane concorrono al contenimento della spesa pubblica attraverso una riduzione della spesa corrente nel triennio 2015-2016, da versare nel bilancio dello Stato;
• il comma 419, che sanziona il mancato versamento del contributo previsto dal comma 418;
• il comma 451, che parimenti prevede un contributo da versare allo Stato.
Diverse le censure: il sacrificio richiesto agli enti di area vasta non è imposto ad altri comparti; i «tagli indiscriminati ed eccessivi» determinano una lesione delle esigenze basilari dell'autonomia e del decentramento e privano le province e le città metropolitane della loro autonomia di spesa; l'obbligo di versamento allo Stato capovolge i meccanismi di compartecipazione e di trasferimento di risorse dal centro alla periferia.
Niente da fare anche in questo caso. Secondo la Consulta, la riduzione della spesa si inserisce nel disegno di riforma avviato con la legge 56/2014, cui il legislatore ha impresso una spinta acceleratoria col comma 421 della legge 190/2014, che ha cristallizzato la dotazione organica di città metropolitane e province. La riduzione della spesa e la previsione del corrispondente versamento allo Stato si collocano in questo contesto, ma con una importante postilla che "tiene" la disposizione e ne ingabbia l'attuazione: essa va correttamente interpretata – dice la Corte – nel senso che le risorse versate allo Stato devono essere "destinate a una successiva riassegnazione agli enti subentranti nell'esercizio delle stesse funzioni non fondamentali".
In altri termini, il versamento al bilancio statale di risorse frutto della riduzione della spesa si risolve in uno specifico passaggio della vicenda straordinaria di trasferimento delle risorse ai nuovi soggetti subentranti nelle funzioni riallocate, vicenda la cui gestione deve necessariamente essere affidata allo Stato, che non lede le prerogative degli enti territoriali nella misura in cui sono specificamente destinate al finanziamento delle funzioni provinciali non fondamentali.


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