Home  › Personale

Buoni pasto ai dipendenti part time se si rispettano i contratti collettivi

di Arturo Bianco

Q
E
L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Anche i dipendenti in part time hanno diritto a ricevere i buoni pasto, sempre che ovviamente si rispettino le condizioni dettate dal contratto nazionale e dalla regolamentazione integrativa che l'ente si è dato. È questa l'indicazione fornita dal parere Aran Ral 1849.

Il quadro di riferimento
Si deve ricordare in premessa che la materia è disciplinata dagli articoli 45 e 46 del contratto collettivo nazionale 14 settembre 2000, cosiddette code contrattuali. Inoltre, appare opportuno ricordare subito che l'articolo 13 del contratto collettivo 9 maggio 2006 rimette alla contrattazione decentrata l'individuazione, tra quelle indicate dalla norma, delle figure professionali che possono fruire di una pausa per la consumazione del buono pasto anche all'inizio o alla fine del proprio turno di lavoro.
Ed ancora è opportuno aggiungere subito che le amministrazioni locali non sono obbligate a dare corso necessariamente alla attivazione dei buoni pasto: siamo in presenza di una scelta che ha carattere discrezionale e che deve tenere conto della compatibilità con le risorse di bilancio. Salva l'individuazione delle figure che possono fruire dei buoni pasto anche senza dare corso a una pausa, per il resto la materia non è oggetto di contrattazione collettiva decentrata integrativa ed è sufficiente che su di essa si dia corso alla informazione.

L'orientamento
I dipendenti che prestano la loro attività in part time verticale, lavorando cioè solamente per una parte dei giorni lavorativi e in tali giorni svolgendo la propria attività con il normale orario di lavoro, hanno diritto alla fruizione dei buoni pasto. A condizione che la loro prestazione si svolga entro gli ambiti fissati dal contratto nazionale e dalla regolamentazione dell'ente per potere fruire del beneficio. In caso contrario, annota l'Aran, si darebbe corso a una discriminazione ingiustificata. Si deve ritenere che analoghe indicazioni si applichino anche agli altri tipi di part time, prestando particolare attenzione al rispetto dei vincoli dettati dalla contrattazione e dalla regolamentazione integrativa dell'ente.

Contratto nazionale e regolamentazione dell'ente
Sono essenzialmente tre le condizioni fissate dal contratto collettivo nazionale di lavoro. La prima è che hanno diritto alla fruizione del buono pasto i dipendenti che svolgano la loro attività nella mattinata con prosecuzione nel pomeriggio. La seconda è che la pausa in cui fruire del buono pasto deve avere necessariamente la durata minima di 30 minuti e quella massima di 2 ore. La terza è che il pasto deve essere consumato al di fuori dell'orario di lavoro.
Spetta alla regolamentazione dell'ente definire cosa si debba intendere per mattina e ancora stabilire sia la durata minima della prestazione pomeridiana, nonché eventualmente anche mattutina, che deve essere svolta per potere avere diritto alla erogazione del buono pasto. Il contratto nazionale, per esplicita previsione, consente la erogazione del buono pasto sia nel caso di prestazione ordinaria sia di lavoro straordinario, nonché di recupero. Ricordiamo, infine, che la fruizione dei buoni pasto è alternativa alla attivazione del servizio mensa.


© RIPRODUZIONE RISERVATA