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L'Inps non può recuperare i ratei della pensione non dovuti se c'è affidamento «incolpevole»

di Giuseppe Nucci

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

L’interesse che suscita la sentenza n. 294, depositata il 4 luglio 2016, della Terza sezione giurisdizionale centrale d’appello della Corte dei conti, è legato al tema trattato - il recupero di ratei pensionistici non dovuti da parte dell’Inps - argomento evergreen per le antitetiche soluzioni che nel tempo continuano ad alternarsi.
I Giudici contabili d’appello, con la sentenza in commento, si sono conformati alla soluzione «mediana» tra i due contrapposti orientamenti delle Sezioni riunite e hanno rigettato il ricorso dell’Inps, evidenziando che l’errore dell’Amministrazione, il tempo impiegato per rilevarlo, unitamente alla oggettiva impossibilità per il ricorrente di individuare l’errore stesso, costituiscono elementi idonei a fondare un affidamento «incolpevole» sul carattere definitivo della pensione corrisposta.

Il fatto
Il contenzioso trae origine dalla pretesa dell’Inps - rivolta ad un pensionato, già dipendente dal ministero della Difesa - di recupero di un asserito indebito riguardante i maggiori ratei di pensione erogatigli in via provvisoria dall’1 febbraio 2000 al 31 marzo 2012, e risultati non dovuti a seguito della liquidazione della pensione definitiva.
La Sezione giurisdizionale per la regione Friuli Venezia Giulia ha accolto il ricorso del pensionato nella considerazione che lo stesso non aveva indotto in errore l’Amministrazione e dell’apprezzabile lasso di tempo trascorso prima del provvedimento di ripetizione dell’indebito. Avverso la sentenza di condanna, l’Inps ha proposto appello.

Gli orientamenti a favore dell’Inps
Nell’ambito dei contrasti giurisprudenziali registrati in materia, deve innanzitutto richiamarsi, tra le pronunce favorevoli all’Istituto previdenziale, la pronuncia delle Sezioni Riunite n. 1/99/QM che si era risolta con l’affermazione dell’applicazione rigorosa del principio generale (in base all’articolo 2033 c.c.) della ripetibilità dell’indebito oggettivo.
Sulla stessa linea ermeneutica si è posta la successiva sentenza n. 7/2011/QM del 26 maggio 2011 con cui le Sezioni riunite hanno ribadito la piena vigenza delle norme che consentono all’Amministrazione il recupero dei pagamenti non dovuti, affermando che «gli articoli 203, 204 e 205 del Dpr n. 1092 del 1973 non si applicano al trattamento provvisorio di cui all’articolo 162 del Testo unico delle pensioni (Dpr n. 1092 del 1973), con la conseguenza che, sino all’adozione del provvedimento definitivo di pensione, sono possibili modifiche del trattamento provvisorio stesso, attesa la sua natura interinale».

Gli orientamenti a favore del pensionato
Di segno diametralmente opposto è la sentenza 7/QM/2007 con cui le Sezioni riunite, dando primario rilievo al principio dell’affidamento e ai principi affermati dalla legge 7 agosto 1990, n. 241 in materia di termini del procedimento, hanno affermato il principio di massima secondo cui «in assenza di dolo dell’interessato, il disposto contenuto nell’articolo 162 del Dpr n. 1092 del 1973, concernente il recupero dell’indebito formatosi sul trattamento pensionistico provvisorio, deve interpretarsi nell’ambito della disciplina sopravvenuta contenuta nella legge n. 241 del 1990, per cui decorso il termine posto per l’emanazione del provvedimento definitivo sul trattamento di quiescenza, non può più effettuarsi il recupero dell’indebito per il consolidarsi della situazione esistente, fondato sull’affidamento riposto nell’Amministrazione».

La soluzione « mediana »
A metà tra i due precedenti orientamenti si pone la pronuncia n. 2/2012/QM del 2 luglio 2012 delle Sezioni riunite, con cui si precisa che lo spirare di termini regolamentari per l’adozione del provvedimento pensionistico definitivo non priva ex se l’Amministrazione del diritto-dovere di procedere al recupero delle somme indebitamente erogate a titolo provvisorio in quanto:
-       per la formazione del legittimo affidamento la scadenza del termine costituisce non l’unico ma uno dei vari elementi attraverso i quali esso può costituirsi;
-       l’affidamento è integrato dalla concorrente ricorrenza di altri elementi oggettivi e soggettivi quali: il decorso del tempo, valutato anche con riferimento agli stessi termini procedimentali; la rilevabilità in concreto, secondo l’ordinaria diligenza, dell’errore riferito alla maggior somma erogata sul rateo di pensione; le ragioni che hanno giustificato la modifica del trattamento provvisorio; il momento di conoscenza, da parte dell’amministrazione, di ogni altro elemento necessario per la riliquidazione del trattamento definitivo;
-       l’affidamento, per essere definito legittimo e tutelabile, deve collocarsi nel contesto di una condotta, quella del percettore di maggiori somme, caratterizzata dall’assenza di qualsiasi violazione dolosa del dovere di correttezza.

Le conclusioni dei Giudici contabili
Il Giudice contabile d’appello, in conclusione, conformandosi alla soluzione «mediana», ha rigettato il ricorso dell’Inps, evidenziando che correttamente il Giudice prime cure ha rilevato ed argomentato che l’errore dell’Amministrazione, il tempo impiegato per rilevarlo, unitamente alla oggettiva impossibilità per il ricorrente di individuare l’errore stesso, costituiscono elementi idonei a fondare un affidamento «incolpevole» sul carattere definitivo della pensione corrisposta.

 


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