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Proventi del Codice della strada, consulenze esterne, graduatorie e mobilità

di Gianluca Bertagna

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Graduatorie e mobilità
Il Consiglio di Stato ha esaminato il ricorso di una candidata posta in posizione utile in una graduatoria di un ente regionale, avverso gli atti con cui l'amministrazione aveva bandito una procedura di mobilità per un posto istituito successivamente alla precedente selezione.
Con sentenza n. 2929 del 28 giugno 2016, viene fissato il principio secondo cui «L'utilizzo delle graduatorie concorsuali rientra nella scelta discrezionale delle pubbliche amministrazioni e non rappresenta un loro obbligo a fronte dell'attivazione delle procedure di mobilità, allo stesso livello per cui quell'utilizzo è prioritario rispetto all'indizione di un nuovo concorso, come richiamato da Consiglio Stato, Adunanza plenaria, 28 luglio 2011, n. 14».
In particolare, il Collegio, confermando la legittimità dell'operato della regione, richiama il principio fissato in materia dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 211 del 30 luglio 2012) la quale aveva avuto modo di giudicare conforme alla carta costituzionale la legge regionale che imponeva il ricorso obbligatorio alle procedure di mobilità volontaria prima che si potesse procedere all'utilizzazione delle graduatorie degli altri concorsi precedentemente espletati, oppure, in mancanza, di indirne di nuovi.
Del resto, assumono i giudici di Palazzo Spada che, se l'esistenza di una graduatoria ancora valida limita quando non esclude l'indizione di un nuovo concorso, nondimeno non incide sulla potestà di avviare una procedura di mobilità: la mobilità è, infatti, alternativa all'assunzione di personale nuovo rispetto al concorso o allo scorrimento delle relative graduatorie; con la mobilità il personale non viene assunto, ma solamente trasferito con il consenso della amministrazione di appartenenza, che esercita una valutazione circa la necessità di mantenere presso di sé determinati soggetti.

Utilizzo proventi del Codice della strada nel 2016
In merito alle risorse di cui all'articolo 208 del Codice della strada, alla Corte dei conti dell'Abruzzo sono state sottoposte due questioni:
1. se sia possibile destinare le risorse disciplinate dalla normativa al trattamento accessorio del personale, finalizzato, ai sensi dell'articolo 15, comma 1, lettera k), del Ccnl 1° aprile 1999 (Regioni e autonomie locali), all'incentivazione di prestazioni o risultati del personale con specifico riferimento alla fattispecie descritta (rafforzamento servizio di sorveglianza territoriale notturna);
2. se l'attribuzione di tali risorse al trattamento accessorio possa consentire un incremento del tetto di cui all'articolo 1, comma 236, della legge n. 208/ 2015 (legge di stabilità 2016).
Con deliberazione n. 151/2016/PAR, quanto al primo quesito, viene ricordato che la disposizione citata non consente di utilizzare le risorse menzionate per finanziare il trattamento accessorio del personale di vigilanza con contratto di lavoro a tempo indeterminato, per due ordini di motivi:
• il primo si basa su un dato letterale (assenza nel dato normativo di tale possibilità), precisando che le risorse che ciascun ente interessato può indirizzare all'incentivazione di prestazioni o di risultati in forza della menzionata previsione del Ccnl sono solo quelle che specifiche disposizioni di legge finalizzano in via immediata a tale scopo;
• il secondo, di tenore logico-sistematico, esclude la possibilità di destinare tali risorse (di per sé di carattere straordinario) a spese ripetitive e continuative, a garanzia dell'equilibrio finanziario dell'ente.
In ogni caso, il Collegio sottolinea che le pronunce dei giudici contabili hanno, tuttavia, precisato che il finanziamento del trattamento accessorio con le risorse derivanti dal codice della strada può avvenire ai sensi dell'articolo 15, comma 5, del Ccnl 1° aprile 1999 (nuovi servizi o riorganizzazione di quelli esistenti).
Quanto al secondo quesito, invece, la Corte ricorda che l'utilizzazione di tutte le risorse destinate al trattamento accessorio del personale deve avvenire nel pieno rispetto degli eventuali ulteriori vincoli posti da norme di coordinamento della finanza pubblica, tra cui l'articolo 1 comma 236 della legge 208/2015. La perentorietà del tetto e la sua applicabilità di portata generale non consente di escludere dal rispetto di tale limite quote di trattamento accessorio, a prescindere dalle modalità con cui esse siano in concreto alimentate.

Affidamento ingiustificato incarichi di consulenza esterna
Non è possibile affidare incarichi di consulenza esterna (per elaborazione di un bando pubblico sopra soglia comunitaria, incarichi tecnici e di rappresentanza legale esterna) per i quali non risultano puntualmente giustificate le ragioni di necessità, specificità ed eccezionalità.
È questo, in sintesi, il principio fissato dalla Corte dei conti – sezione I giurisdizionale centrale di appello – con sentenza n. 247 depositata il 27 giugno 2016, relativamente al giudizio instaurato nei confronti di due funzionari provinciali, i quali venivano chiamati a rispondere per alcuni incarichi affidati all'esterno, in violazione dei principi e dei requisiti fissati dall'ordinamento.
In particolare, infatti, il Collegio rileva che, nel caso in esame, i dirigenti non avevano tenuto in debita considerazione, nell'affidare incarichi all'esterno della struttura, i punti fermi che permangano nella legislazione, in ottica di contenimento e riduzione della spesa, che riguardano la necessarietà della consulenza, la sua specificità in relazione a una carenza professionale accertata all'interno dell'amministrazione, nonché la sua temporaneità.
Una attenta analisi è stata fatta anche nelle motivazioni degli atti adottati, dalle quali non risultava il percorso logico che aveva condotto l'amministrazione ad avvalersi di personale esterno, avendo indicato solamente minimamente, se non come clausola di stile, l'assenza di professionalità interne, o la loro oggettiva incapacità, ad assumere i citati incarichi (trattandosi, peraltro, pur sempre di attività ordinarie di competenza delle normali capacità richieste ai dipendenti pubblici).


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