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I dipendenti «condivisi» da più enti evitano i tetti di spesa

di Gianluca Bertagna

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La sezione delle Autonomie della Corte dei conti, con la deliberazione 23/2016, chiude il cerchio attorno alla computabilità o meno delle spese sostenute per l'utilizzo di personale di altri enti nel limite di cui all'articolo 9, comma 28 del Dl 78/2010.
La norma, prevede che, per le amministrazioni in regola con la riduzione delle spese di personale in valore assoluto, per le prestazioni di lavoro flessibile e collaborazioni coordinate e continuative non si possa superare la spesa sostenuta nell'anno 2009.
Negli enti locali, però, soprattutto in un contesto di quasi blocco alle assunzioni a tempo indeterminato, si fa sempre più ricorso all'utilizzo di dipendenti di altre amministrazioni. Anche questi istituti rientrano nel limite in esame? La questione è stata sviscerata negli ultimi cinque anni dalle sezioni regionali della Corte dei conti, senza giungere a una risposta univoca. Ecco, quindi, finalmente l'intervento della sezione autonomie.

La casistica
Sono tre i casi presi in considerazione dalla deliberazione n. 23/2016. Innanzitutto, quello principale, oggetto del principio di diritto ovvero l'articolo 1, comma 557, della legge 311/2004 che permette ai Comuni sotto 5.000 abitanti, ai consorzi che gestiscono servizi non industriali, alle comunità montane e alle unioni di utilizzare dipendenti di altre amministrazioni purché in presenza di debita autorizzazione dell'ente di appartenenza. Tale fattispecie, spesso denominata in gergo «le 12 ore in più settimanali», prevede l'instaurazione di un vero e proprio ulteriore rapporto di lavoro. Secondo i magistrati contabili della Sezione Autonomie, la spesa sostenuta per tale istituto non rientra tra i limiti del lavoro flessibile se l'utilizzo avviene entro i limiti dell'ordinario lavoro. Il che, leggendo al contrario il principio di massima, significa che se le 12 ore sono in più rispetto al normale orario di lavoro (generalmente le 36 ore), tale fattispecie rientra nel computo del limite dell'articolo 9, comma 28.
Un altro caso è quello dell'utilizzo contemporaneo di un dipendente su più enti all'interno delle 36 ore ai sensi dell'articolo 14 del contratto collettivo nazionale 22 gennaio 2004. Per la Corte dei conti, in questo caso, poiché non vi è incremento di spesa complessiva, le somme non vanno conteggiate tra i limiti per le prestazioni di lavoro flessibile. Ovviamente, si tratta di spese di personale da conteggiare ai sensi dell'articolo 1, comma 557 e 562 della legge 296/2006 nelle modalità risultanti dalle linee guida dei questionari.

Il comando dei dipendenti
Infine, la deliberazione, prende in esame il caso del comando dei dipendenti. In questo contesto, sono interessanti le conclusioni dei magistrati contabili. Viene infatti ritenuto che la spesa relativa al personale utilizzato in posizione di comando presso gli enti previsti dal comma 557 della legge 311/2004 vada esclusa dall'ambito applicativo del medesimo articolo 9, comma 28, a condizione che le economie di spesa realizzate dall'ente cedente non concorrano a finanziare spese aggiuntive di personale o nuove assunzioni.


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