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Nel pubblico impiego 11 miliardi di tagli dal 2010

di Roberto Turno

Una sforbiciata secca del costo del lavoro di 11 miliardi dal 201o, con un calo del 6,3%. E ancora un calo dell'1% l'anno scorso, nonostante le previsioni di una ripresa delle retribuzioni. Con un esercito di 3,2 milioni di dipendenti che intanto è dimagrito del 7% dal 2008 al 2014, con la scuola al top che ha fatto registrare il 9% in meno di dipendenti, ma prima della "buona scuola".

Le indicazioni della Corte dei conti
Il personale pubblico ha fatto la sua parte, e anche di più, in questi lunghi anni di crisi, dice la Corte dei conti nella relazione 2016 sul costo del lavoro nelle Papresentata ieri al ministero della Semplificazione con la ministra Marianna Madia.Una relazione particolarmente puntuale, quella della Corte dei conti, presentata dal presidente Raffaele Squitieri, dal presidente delle sezioni riunite Angelo Buscema e dal consigliere Mario Lispi Landi, alla presenza anche del presidente dell'Aran, Sergio Gasparini. Puntuale perché si inserisce in un momento mini-contrattuale particolarmente delicato. Ma anche per l'imminente varo di uno dei tasselli della "legge Madia": lo schema di Dlgs contro l'assenteismo, che ieri ha ricevuto l'ultimo si della Camera e ora attende soltanto l'ormai imminente varo del definitivo del Consiglio dei ministri.La ministra Madia ieri ha ribadito che gli aumenti andranno «prima a chi guadagna meno», fino a 28mila euro è un'ipotesi, e che «chi guadagna 200mila euro può aspettare». Tutto questo nonostante la Corte dei conti non abbia evitato di sottolineare che i 300 mln stanziati dalla legge di Stabilità 2016 per il rinnovo dei contratti coprano la «sola indennità di vacanza contrattuale ». Di più: sono finanziati con «un nuovo inasprimento delle politiche di contenimento delle assunzioni», col risultato di riproporre «una misura che sembrava superata nella manovra per il 2015».

Italia «virtuosa»
Il costo del lavoro pubblico nel 2015 si sarebbe attestato a 161,7 miliardi «con una sorprendente riduzione sul 2014», annota la Corte dei conti nel ricordare che il Def addirittura stimava una seppur lieve ripresa. Invece i tagli sono continuati, con l'effetto principale del blocco del turn over e «il contestuale blocco di ogni incremento retributivo». Il tutto, in una situazione del rapporto tra costo del lavoro pubblico e pil che «vede l'Italia collocata nell'Ue tra i Paesi più virtuosi». Ma anche con un popolo di dipendenti più vecchio e meno efficiente.


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