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Contrattazione integrativa, distacchi e assistenza a disabili

di Gianluca Bertagna

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Il calcolo della riduzione consolidata del fondo
A maggior conferma sulle modalità di riduzione nel 2015 del trattamento accessorio ai sensi dell'articolo 9, comma 2-bis, del Dl 78/2010 è stato chiesto un parere alla Sezione Abruzzo della Corte dei conti sulle concrete azioni operative da mettere in atto. La sezione, con deliberazione n. 120/2016/PAR del 12 maggio 2016, ricorda che nel corso degli anni 2011-2014, gli enti avrebbero dovuto costituire fondi per la contrattazione integrativa, prendendo le mosse dall'importo del fondo relativo all'anno 2010 e includendovi tutte le risorse previste dalla normativa di riferimento (in primis, la Ria dei cessati), decurtandolo, poi, dell'importo eccedente l'ammontare complessivo delle risorse destinate al trattamento accessorio per l'anno 2010, e così per ciascun anno del quadriennio in considerazione. Ne consegue che, nella costituzione del fondo riferito all'anno 2014, gli enti avrebbero dovuto incrementare l'ammontare del fondo 2010 degli importi previsti dalla normativa contrattuale di riferimento (sostanzialmente, la Ria dei cessati) con riferimento alle singole annualità precedenti 2011, 2012, e 2013 di vigenza del blocco e dell'importo relativo all'anno 2014. Successivamente, solo all'esito di tale conteggio, il decremento pari alla quota di fondo eccedente l'importo del fondo anno 2010, avrebbe dovuto costituire – anche alla luce della circolare Mef n. 20/2015 – l'importo della riduzione da operare per la costituzione del fondo 2015. Sicché, la riduzione delle risorse operata nel 2014, effettivamente calcolata in tal modo, terrebbe già conto di tutte le riduzioni operate nel periodo (concretizzandosi la riduzione stabile di risorse in misura coerente con gli incrementi che si sarebbero generati nell'intero quadriennio 2011-2014), determinandosi correttamente il consolidamento delle decurtazioni apportate nell'intero periodo di vigenza del blocco delle risorse per la contrattazione integrativa (1° gennaio 2011 – 31 dicembre 2014), ai sensi della norma. Infine, ricordano i giudici abruzzesi come, il calcolo del fondo 2015 costituisca la base su cui operare nel 2016, per via dell'articolo 1, comma 236, della legge di stabilità 2016, il nuovo conteggio che reintroduce, di nuovo, un vincolo sull'ammontare delle risorse destinate al trattamento accessorio del personale amministrativo, anche di livello dirigenziale, che non potrà superare l'importo corrispondente del 2015 e dovrà essere ridotto in proporzione alla riduzione del personale in servizio. In sostanza, dunque, si ripropone per l'anno corrente, l'articolo 9, comma 2-bis, del Dl 78/2010.

Ripartizione obblighi in materia di sorveglianza sanitaria in caso di personale distaccato
È stato chiesto al ministero del Lavoro, nei casi di distacco di personale (nel caso in esame, da una società capogruppo a una società controllata, e viceversa), su quale dei due soggetti, distaccante ovvero distaccataria, sorga l'obbligo della sorveglianza sanitaria di cui all'articolo 41 del Dlgs 81/2008, e di tutti i procedimenti a essa connessi e/o collegati. La Commissione per gli interpelli in materia di salute e sicurezza del ministero del Lavoro, con interpello n. 8 del 12 maggio 2016, illustra che in caso di distacco dei lavoratori, gli obblighi in materia di salute e di sicurezza sul lavoro incombono, in modo differenziato, sia sul datore di lavoro, che ha disposto il distacco, che sul beneficiario della prestazione (distaccatario). Sulla base della normativa (articolo 3, comma 6, del Dlgs 81/2008 e articolo 30 del Dlgs 276/2003), infatti, sul primo graverebbe l'obbligo di «informare e formare il lavoratore sui rischi tipici generalmente connessi allo svolgimento delle mansioni per le quali egli viene distaccato», mentre al secondo (distaccatario) spetterebbe, invece, l'onere di ottemperare a tutti gli altri obblighi in materia di salute e sicurezza sul lavoro, inclusa, quindi, la sorveglianza sanitaria. Le proroghe a tempo determinato e gli obblighi dell'articolo 34 del Dlgs 165/2001. L'articolo 34, comma 6, del Dlgs 165/2001 prevede che anche per le assunzioni a tempo determinato superiori a 12 mesi si debba procedere con le procedura di verifica del personale in disponibilità di cui all'articolo 34-bis. Tale obbligo è valido anche in caso di proroghe. La Corte dei conti della Sardegna, con deliberazione n. 54/2016/PAR del 12 maggio 2016, ritiene che la disposizione richiamata, in virtù del suo chiaro tenore testuale e in considerazione delle sue conseguenze restrittive (preclusione di altre forme di reclutamento del personale mediante scelte in certa misura discrezionali), non può che esser strettamente riferita all'assunzione delle categorie di personale ivi contemplate, e cioè ai dipendenti a tempo indeterminato o ai dipendenti a tempo determinato per periodi superiori a dodici mesi. Per questa seconda categoria, in particolare, non sarebbe sorretta dal testo di legge l'interpretazione secondo la quale si debba fare riferimento, nel computo del termine di dodici mesi, anche ai periodi di eventuali proroghe del contratto (anche se viene rimarcato come tale circostanza non legittimi in alcun modo le pubbliche amministrazioni ad avvalersi liberamente dello strumento della proroga del contratto allo scopo di superare le preclusioni alle assunzioni imposte dalla normativa, che sono finalizzate a favorire il reinserimento del personale in esubero della pubblica amministrazione). Del resto, i giudici segnalano come, in ogni caso, non sia consentito alle amministrazioni pubbliche utilizzare artificiose proroghe contrattuali o fittizie frammentazioni del periodo di lavoro del personale a tempo determinato, con lo scopo di ricondurre la prestazione lavorativa in spezzoni temporali che, singolarmente considerati, risultino inferiori ai dodici mesi, ma che sommati superino, invece, detto periodo, con evidente elusione del dettato normativo che imporrebbe il ricorso alla procedura di reclutamento del personale dagli appositi elenchi del personale in esubero.

Il rapporto tra ferie e permessi per assistenza ai disabili
Il ministero del Lavoro conl'interpello n. 20 del 20 maggio 2016, a seguito della richiesta della CGIL circa la corretta interpretazione dell'articolo 33, comma 3, della legge 104/1992, concernente il diritto a fruire dei tre giorni di permesso mensile retribuito per assistere il familiare con disabilità, precisa che in ipotesi di coincidenza delle ferie programmate con permessi per assistenza al congiunto disabile, prevalgono quest'ultimi. In particolare, la Direzione Generale per l'attività ispettiva ha specificato che qualora la necessità di assistenza al disabile si verifichi durante il periodo di ferie programmate (o del fermo produttivo), il datore non può negare la fruizione del permesso e, quindi, questo comporterà la sospensione del godimento delle ferie.


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